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Sarà il wireless a sconfiggere il digital divide? In Italia il broadband senza fili è di fatto fuorilegge, all'estero le reti wireless promosse dalle amministrazioni locali hanno invece risolto molti problemi. Qual è il futuro per chi non dispone della banda larga?
L'espressione "digital divide" è diventata negli ultimi anni sempre più frequente. Sta a indicare un problema particolarmente sentito soprattutto nel nostro Paese, ovvero la divisione fra coloro che godono della possibilità di avere una connessione di tipo broadband e gli utenti e le imprese che non possono averla a causa della mancata copertura del territorio in cui risiedono e operano. Chi non vive in una grande città molto probabilmente conosce bene la questione e cosa comporta in termini pratici: costi maggiori per avere prestazioni minori e nessuna alternativa valida per ridurre il gap nei confronti dei fortunati possessori della sospirata adsl.
Chi dovrebbe occuparsi di estendere la copertura non lo fa, ritenendo poco vantaggioso dal punto di vista economico investire in un territorio con un bacino di utenti poco remunerativo. Il satellite non si è dimostrato un'iniziativa praticabile a causa dei vincoli che impongono di rimanere collegati alla linea telefonica tradizionale e anche le nuove proposte di connessioni bidirezionali via satellite hanno costi attualmente ancora proibitivi. In pratica però questo ha portato a una situazione in cui ci sono cittadini e imprese di serie A e altri di serie B.
Nel marzo del 2003 la Commissione Europea ha adottato una raccomandazione verso gli Stati membri per promuovere le reti wireless. Nel mirino c'erano in particolare l'Italia e la Francia le cui legislazioni interne impongono rigidi vincoli che di fatto impediscono lo sviluppo del broadband senza fili. Ma attualmente siamo ancora in alto mare e non si vedono soluzioni in tempi brevi. Basta fare un giro sui vari forum e newsgroup in rete per vedere a che punto è giunto lo stato di esasperazione da parte delle persone tagliate fuori dalla banda larga. Una situazione che ha portato anche a promuovere una petizione online per cercare di sensibilizzare il governo al problema.
Allo stato attuale, se in Italia non è possibile nemmeno proporre un'offerta di questo tipo le cose stanno diversamente all'estero e, in particolare, negli Usa. Per rendersene conto basta visitare muniwireless.com, un sito che si propone di essere un punto di riferimento per conoscere i vari progetti broadband senza fili supportati o sviluppati dalle amministrazioni locali. Ampio spazio è dato anche alle iniziative private nel settore e ai cosiddetti "hot spot", i punti come aeroporti, locali, stazioni dove è possibile accedere a internet attraverso una connessione wireless con il proprio pc portatile.
Sarà quindi il wireless a risolvere i cronici problemi del digital divide? Per molti osservatori la strada da percorrere è questa, ma c'è ancora molto cammino da fare, soprattutto in Italia. Il vincolo principale è a carattere legislativo ma non è l'unico. I costi possono essere in certi casi abbastanza rilevanti e, in un problema come questo, si rischia non una risoluzione del problema ma una riedizione dello stesso. Sia che si tratti di wireless o di qualsiasi altra tecnologia - Powerline ad esempio, che permetterebbe connessioni a banda larga attraverso la rete elettrica -, in mancanza una regolamentazione precisa e vincolante, gli investitori tenderebbero inevitabilmente a riversare le proprie risorse su territori maggiormente redditizi. Il vantaggio del wireless sarebbe quello di decentrare in parte lo sviluppo della banda larga, lasciandolo in parte all'iniziativa delle amministrazioni e delle comunità locali che quindi avrebbero tutto l'interesse a sviluppare la propria area. Ma questa sorta di "federalismo del broadband" premierebbe comunque le zone più ricche del Paese, quelle che hanno maggiori possibilità di investimento nel settore. Sempre meglio della situazione attuale, sia chiaro, ma perché non seguire una politica di sviluppo che imponga il superamento del digital divide come priorità e non come conseguenza della tecnologia utilizzata?
23
novembre
2004
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