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Cinema digitale: flop a sorpresaDoveva esserci una maggiore diffusione del formato elettronico, ma per ora sono appena 154 le sale in tutto il mondo
Se il futuro del cinema è nel cinema digitale, allora il cinema non ha futuro. Almeno stando ai dati relativi alla diffusione delle sale cinematografiche senza pellicola, di cui si parla da qualche anno ma che stentano a decollare. Nel Nord America, dove erano previste 1000 sale per il maggio 2002 - data in cui ha fatto la sua comparsa in formato digitale "Star Wars: Episode II"- a febbraio 2003 si è raggiunta soltanto quota 79. Oltre la metà, dato che nel mondo ci sono 154 sale in tutto, di cui le restanti 51 si trovano in Asia, 16 in Europa, 7 in America Latina e 1 in Australia. Il processo di crescita che avrebbe dovuto portare quelle statunitensi a raggiungere, entro il 2004, il 5% del totale (rappresentato da più di 35mila schermi nel 2002), è dunque davvero lontano dalla realtà.
La ricerca svolta da Media Salles e presentata il 30 agosto scorso al Festival del cinema di Venezia in un incontro moderato da Francesco Alberoni, alla presenza del ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani, si basa sul conteggio degli schermi che hanno adottato la tecnologia Dlp Cinema di Texas Instruments (vedi box a lato). Se rispetto alla più rosee previsioni i cinema digitali sono ancora pochi, bisogna ammettere che la crescita del loro numero c'è stata. E la variazione percentuale a livello mondiale, in quasi un anno e mezzo, sfiora il 400%. L'incremento tuttavia è stato significativo solo nel Nord America dove, da novembre 2001 a febbraio 2003, il parco sale digitali è quasi quadruplicato (da 21 a 79, con un aumento del 276%).
Quali i motivi della mancata diffusione del cinema di nuova generazione? «Principalmente il costo necessario per attrezzare uno schermo digitale - spiega Elisabetta Brunella di Media Salles - che è di 100mila euro circa, in secondo luogo lo scarso e irregolare approvvigionamento di film sul nuovo supporto tecnologico. Dal 1999 a oggi i film distribuiti col Dlp Cinema sono stati infatti 57 in tutto, di cui 46 prodotti negli Stati Uniti, 6 in Giappone, 3 in Cina, 1 in Francia e 1 in Italia: il "Pinocchio" di Roberto Benigni».
Alcuni film distribuiti negli States in digitale in altri paesi sono usciti in analogico. «Il Italia, per esempio - continua la dottoressa Brunella - il cinema di Melzo ha chiesto di proiettare "Monsters", ma non si è potuto fare perché non solo il distributore non ha curato il doppiaggio in italiano ma ha anche chiesto al cinema di farsene carico».
Da parte della distribuzione ci sono stati passi indietro rispetto agli entusiasmi iniziali? Si vedono segnali positivi e negativi. I numeri sono bassi perché si facevano delle ipotesi campate in aria. Mi sembra che nelle sale dove si è sperimentato questo tipo di proiezione sia emerso un interesse da parte del pubblico. Lo conferma una ricerca apparsa su "Screen digest" in cui emerge che il pubblico reagisce bene a questa novità. Che poi sia un interesse di nicchia o che sia il richiamo della parola "digitale"...
Quali sono veri problemi del digitale al cinema? Cambieranno gli equilibri e i ruoli nelle figure di tutto il processo di distribuzione ed esercizio. Oggi ci sono certamente meno timori sul discorso qualità. C'è molto interesse verso una qualità costante, verso la non deteriorabilità del digitale. In certi paesi come la Svezia si avrebbe l'interesse a liberarsi della pellicola perché esistono molte sale sul territorio e quindi diventa importante svincolarsi dai problemi logistici.
Esiste uno standard riconosciuto in tutto il mondo per la nuova tecnologia, come il 35 millimetri per la pellicola? Non ancora. Il discorso degli standard è ancora aperto.
16
ottobre
2003
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