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scienza & web 
I siti dei Comuni:
un miraggio

Amministrazioni locali e web un matrimonio difficile. Parola di esperto

Ha passato in rassegna - bontà sua - oltre 500 siti di comuni italiani, poi ha assegnato il premio per il migliore a quelli di Roma e Finale Emilia. Ma Massimo Carta, webmaster del sito Comuni.it, una sorta di crocevia per tutti quelli che cercano di raggiungere il sito della propria città, il quadro che tratteggia dei portali delle amministrazioni locali italiane è decisamente imbarazzante: «Su 10 siti almeno 8 sono proprio brutti. Non solo graficamente sono obsoleti, ma sono quasi tutti privi di servizi e informazioni utili ai cittadini. Sono delle scatole vuote».

Carta ha prima chiesto agli utenti di segnalare il sito della propria città e di dargli un voto. Poi ha operato un giudizio di "qualità" prendendo in considerazione la navigabilità, la fornitura di servizi e l'aggiornamento dei contenuti, oltre al lato estetico che non guasta.

Le classifiche sono lì a indicare chi sta lavorando bene; ma chi invece non ha saputo o non ha voluto offrire alla cittadinanza un servizio tecnologicamente avanzato e utile non viene segnalato e rischia di "farla franca". La classifica pubblicata su Comuni.it si ferma infatti solo al decimo posto. Ma cosa c'è dopo? Quali comuni si sarebbero invece meritati la maglia nera?

Secondo le valutazioni di Massimo Carta, che sta per lanciare il referendum per votare il peggior sito comunale, il premio spetterebbe a Cagliari: «Il capoluogo sardo da anni mette online un portale inguardabile: l'unico contenuto interessante sono i prezzi di frutta e verdura! Se la vede alla pari con quelli di L'Aquila e Brindisi» chiosa causticamente Carta. Pollice verso anche per siti di grandi città come Napoli, bollato come "pieno di nulla" e Milano "di una lentezza esasperante".

Niente a che vedere con quelli di Torino dove si può fare il cambio di residenza online, Genova, che consente di pagare le multe con un clic o Modena che permette di seguire le gare d'appalto in tempo reale.

Tutto sommato però i comuni se la cavano abbastanza bene, rispetto ad altre istituzioni pubbliche che vanno in rete con pagine «di nessuna utilità». E non sfigurano nemmeno di fronte ad analoghe istituzioni locali europee. «Eppure potrebbero fare molto di più - conclude Carta - se si ricordassero per esempio che esistono dei lauti finanziamenti europei per fare un sito in grazia di Dio: solo in Sardegna erano stati stanziati 2 milioni di euro. Basterebbe presentare progetti: ma i comuni sembrano fregarsene del web, non hanno sensibilità per la rete. Fanno realizzare oggi siti progettati 4 anni fa e che nascono già vecchi». Per alimentare un sito «basterebbero 3 dipendenti interni al comune. Le spese di gestione sarebbero di molto inferiori a quelle per organizzare eventi mondani: con la differenza che il sito sarebbe un servizio utile per la cittadinanza».

22  luglio  2003

  Massimo Mencaglia
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Italia very web
L'Italia tra le migliori nazioni al mondo nel rapporto tra internet e pubblica amministrazione centrale al pari di Giappone, Danimarca, Austria, Olanda, Finlandia, Regno Unito, Australia, Corea del Sud, Repubblica Ceca e Polonia. È quanto emerge dalla ricerca "Le istituzioni della net economy", realizzata nel corso del 2001 dalla Camera di Commercio di Milano in collaborazione con l'Irso. Le amministrazioni locali stanno invece al 4° posto della classifica con una percentuale di presenza pari al 93% dietro a Svezia, Austria e Corea del Sud. L'Italia è seconda per gli investimenti per lo sviluppo dell'e-government, con 6.650 milioni di dollari. Prima del Bel Paese, solo il Giappone. Le regioni più attive nel progettare servizi di e-government sono quelle del Nord (51%), seguite dal Centro con il 29% e dal Sud con il 20%: il 25% dei progetti proviene da Emilia Romagna e Toscana. Il Mezzogiorno, invece, ad eccezione di Calabria, Campania e Puglia, non riesce a tenere il passo delle altre regioni.
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