|
Etichetta "intelligente" Promette di rivoluzionare la circolazione delle merci nel mondo oltre che il nostro modo di vivere
Il codice a barre? Appartiene ormai al passato. Presto una semplice etichetta dotata di microchip a frequenze radio consentirà di identificare istantaneamente qualunque oggetto in qualsiasi parte nel mondo. Questa la prossima rivoluzione informatica destinata a cambiare radicalmente la circolazione delle merci e a far discutere per le possibili implicazioni sulla privacy individuale.
Per capire meglio di che cosa si tratta, abbiamo chiesto a Davide Massobrio, consulente di Reply, una società italiana di servizi informatici, di parlarci delle potenzialità della Rfid (Radio frequency identification) la tecnologia che consente di gestire tutte le informazioni contenute nelle smart tag (prezzo, quantità, destinazione del prodotto, data di produzione e altro) e di seguire gli spostamenti del prodotto, dalla fabbrica al punto vendita, e del suo acquirente.
Perché le aziende dovrebbero "mandare in pensione" i codici a barre? I vantaggi derivanti dall'adozione delle etichette "intelligenti" sono diversi: miglior gestione dei movimenti delle merci, riduzione della manodopera a livello di controllo pacchi durante le fasi di stoccaggio, velocizzazione degli inventari e maggior controllo delle scorte nei magazzini. In poche parole i consumatori troveranno sempre quello che cercano sugli scaffali dei supermercati.
Ma le smart tag cambieranno anche la nostra vita, il nostro modo di fare la spesa, di fare shopping? È molto probabile. Non è da escludere infatti che nei supermarket del futuro possano esserci carrelli dotati di micro computer in grado di "dialogare" con i prodotti esposti sugli scaffali. Conseguenza: i carrelli suggeriranno ai clienti dove trovare quello che stanno cercando e calcolaranno l'importo totale della spesa. Ma non è tutto. Grazie a queste speciali targhette, gli oggetti e i prodotti potranno anche comunicare con gli elettrodomestici di nuova generazione presenti nelle nostre case. Non dovremmo più, ad esempio, preoccuparci di impostare la lavatrice. Saranno gli stessi chip, applicati su maglioni, pantaloni e T-shirt, a permettere alla lavabiancheria di riconoscere il capo e decidere in piena autonomia il tipo di lavaggio più adatto. Non solo. Il frigorifero ci informerà sugli alimenti che stanno per scadere mentre il forno a microonde leggerà sulle confezioni le indicazioni per una perfetta cottura.
È di qualche mese fa la notizia che Benetton ha momentaneamente rinunciato ad applicare queste etichette sui propri capi. Perché secondo lei? La paura è che applicando le smart tag ogni movimento dei consumatori finisca per essere monitorato. Ogni oggetto potrebbero infatti trasformarsi in un passe-partout verso le abitazioni e le caselle postali dei clienti da subissare di offerte promozionali e pubblicitarie. Le radio-frequenze emesse dalle targhette potrebbero essere poi intercettate da normali ricevitori tracciando tutta la mappa degli spostamenti dei prodotti e dei loro acquirenti.
Un po' come accadeva nel film "Minority Report", dove il protagonista Tom Cruise veniva identificato per mezzo della scansione dell'iride? In un certo senso sì. Ma non dobbiamo assolutamente temere per la nostra privacy. Una volta a casa basterà staccare l'etichetta dal capo o dal prodotto appena acquistato per evitare di essere monitorati.
17
luglio
2003
|
|