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Tagli all'e-government Il riordino della spesa pubblica riduce la spinta all'innovazione nella PA
La pubblica amministrazione è un settore che si presta più di altri all’introduzione delle tecnologie. Grazie all’e-government non si intende sostituire con la tecnologia i compiti propri della politica, semmai facilitare il funzionamento democratico degli organismi centrali e periferici dello Stato integrando in rete i dati necessari per prendere decisioni politiche. Di questo e dei temi legati alla situazione attuale si è parlato nel corso del convegno dal titolo "E-Government: la nuova sinergia tra istituzioni, cittadini e imprese" organizzato a Milano dal Centro europeo informazione informatica e lavoro.
Fin dalle prime battute dell’incontro, alla presenza di un folto pubblico di addetti ai lavori, è emerso un dato di rilievo: le tecnologie sono importanti, ma la politica ha razionalizzato la spesa. «La Pa potrebbe essere un fattore di traino del Paese: il prodotto stesso della pubblica amministrazione è l’informazione» ha ricordato Giampio Bracchi, presidente della commissione Valutazione e-government del ministero per l’Innovazione e le Tecnologie.
I progetti ci sono e a quanto pare coinvolgono centinaia di amministrazioni locali, dalle comunità montane alle province, dalle regioni all’amministrazione centrale. Fra gli intervenuti anche Ugo Guelfi, un passato da manager, oggi consigliere del ministro Stanca: «Le tecnologie di rete offrono un grande supporto all’immaterialità dei servizi della Pa nei rapporti tra cittadino, sistema imprese e strutture pubbliche. Occorre però accelerare la cultura dell’informazione tra i cittadini con programmi di educazione digitale. Su fronte delle imprese esiste un clima di fermento e lo testimonia il fondo per l’e-commerce, bruciato nelle prime ore in cui è stato aperto, ma è necessario un quadro normativo a supporto del commercio elettronico. Infrastrutture e sicurezza sono un altro fattore importante da implementare. Infine l’informatizzazione delle strutture pubbliche: la scuola e la sanità».
Una trasformazione importante c’è stata e il sistema di e-procurement adottato dal Governo lo dimostra: gli 8 miliardi di euro spesi tramite aste online hanno fatto risparmiare allo Stato 2 miliardi di euro. Occorre però investire di più sul telelavoro anche se esistono vincoli di natura normativa e anche culturale, finanziaria. Sul fronte della e-democracy ci sono dati importanti: le elezioni europee del 2004 saranno gestite tramite voto elettronico.
Critiche costruttive da parte dell’Assinform. Il presidente dell’associazione nazionale delle principali aziende di information communication technology operanti sul mercato italiano, Giulio Koch, ha illustrato un’analisi della spesa It nella pubblica amministrazione centrale. Risultato? La spesa è calata, manca un fondo permanente e non sempre i progetti sono supportati dagli investimenti. Come nel caso della banda larga in cui sono completamente assenti gli investimenti per l’accesso alle reti veloci da parte della pa: «Le nuove tecnologie - spiega Koch - sono state considerate in Finanziaria, in una logica meramente contabile e alla pari delle altre spese, come un costo da tagliare»
Le occasioni di discussione non mancheranno. Prossimo appuntamento: Torino, l’8 aprile 2003.
17
marzo
2003
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