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Alla ricerca del software perduto Su internet un appuntamento per gli amanti dei programmi del passato
Chi se li ricorda ancora? Sono vecchi, superati e non servono più a niente. Eppure chi li ha conosciuti e utilizzati non può reprimere un sorriso di tenerezza verso quei reperti tecnologici che sono i vecchi programmi per computer. Testimoni degli albori dell'era informatica, i software di un tempo erano applicativi dalle funzionalità incerte, con una grafica ingenua, quasi rustica. Ormai sono caduti in disuso, dimenticati da tutti. Ma non dalla rete.
Gruppi di nostalgici, aficionados del "low tech" o semplicemente cultori della storia digitale si sono organizzati in siti dedicati alla cyber archeologia. Il loro obiettivo è dare nuova vita ai vecchi pacchetti informatici, magari facendoli girare su modernissimi computer. Non qualsiasi programma appartiene all'informatica d'epoca. Solo gli abandonware, ossia tutti quei videogiochi obsoleti e quelle applicazioni non più in commercio né supportate dallo sviluppatore. In breve, abbandonate.
Sono sempre più numerosi i siti di cyber archeologia che raccolgono le chicche del passato. Ormai la filologia informatica sta attirando gli appassionati di antiquariato digitale. Non tutto ciò che si trova è qualità ma se si interessati a materiale doc, basta bussare alla porta di Sitosenzanome per poter entrare nella riserva dei bit d'annata.
Ma non si vive di solo software e così, se si vogliono contattare i vari appassionati del genere basta iscriversi a qualche newsgroup. Anche perché fare funzionare i vecchi software su computer nuovi non è cosa facile e i vari tentativi potrebbero costringere il dandy elettronico a un iroso quanto prevedibile Control+Alt+Canc. Ci vuole pazienza o, meglio ancora, qualche utility per rendere più armoniosa ed equilibrata questa commistione tra vecchio e nuovo.
Ci si può chiedere a cosa possa servire scaricare dal web un reperto archeologic, seppur cyber, sulle macchine attuali. Francamente a niente, se non per il piacere un po' rétro di una rimpatriata in un curioso quanto anacronistico "come eravamo" informatico.
21
gennaio
2003
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