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Grandi dighe: le nuove norme

Varato dal governo un decreto per censimento e messa in sicurezza degli invasi a rischio. Mentre all'estero...

Forniscono circa un terzo dell'acqua per l'irrigazione e il 20% dell'energia elettrica mondiale, oltre a proteggere, in molti casi, da inondazioni.

Le dighe nel mondo (oltre 45mila di cui 40 alte oltre 150 metri) sono indispensabili, anche se i benefici che portano, accanto ai problemi di sicurezza, hanno un rovescio della medaglia: l'impatto sull'ambiente e sulle popolazioni. Tanto che gli ambientalisti denunciano che la costruzione di molte di esse ha determinato distruzione di ecosistemi, siti archeologici e naturalistici, diffusione di malattie.

Se la Cina è il Paese che ne ha di più (20mila) anche l'Italia pullula di invasi: 8.350 (dati ministero dell'Interno) con 13 miliardi di metri cubi d'acqua. Secondo il Cnr molti di essi non sono sottoposti a controlli o manutenzioni. Le grandi dighe italiane (più alte di 15 metri o con oltre 3 milioni di mc d'acqua) oggi sono 552: 514 in funzione, 38 in costruzione. Ma oltre un terzo sorge in zone classificate sismiche.

Partendo da questi presupposti, cioè dalla "straordinaria necessità e urgenza di emanare norme per la messa in sicurezza" delle grandi dighe non gestite, che "costituiscono un potenziale rischio per la popolazione", il governo, dopo molti anni, ha deciso di intervenire. Ha approvato il Decreto Legge che istituisce un sistema di controllo e messa in sicurezza.

Il provvedimento, da poco in vigore, incarica il Registro Italiano Dighe (Rid) di censire tutte le infrastrutture (specie quelle fuori esercizio) e stilare un elenco delle loro caratteristiche e dello stato in cui si trovano. L'inventario sarà trasmesso a regioni, provincie e autorità di bacino per identificare le aree potenzialmente a rischio. Al Consiglio dei ministri spetteranno poi le ordinanze per gli interventi urgenti da attuare (sempre secondo il Decreto) tramite la nomina di commissari straordinari che possano "prendere in mano" le sorti dei singoli manufatti.

Un lavoro non più rinviabile, considerando che, secondo stime, nei prossimi anni la domanda energetica e l'opera di contenimento delle piene potrebbe far aumentare di 6 volte il numero delle dighe italiane. Ma anche un lavoro complicato, lungo e prevedibilmente costoso: non sembra possano bastare i 2,5 milioni stanziati nel 2004 per il potenziamento del Rid e i circa 2,3 milioni di spesa massima destinati (per il 2005-2006) a progettazione e realizzazione di interventi per la sicurezza.

Per le nuove dighe (e per quelle recenti o funzionanti), i problemi sarebbero molto inferiori. Il Rid, che nel 1998 ha ereditato i compiti di controllo dell'allora Servizio Nazionale Dighe, l'anno scorso si è visto aumentare i compiti, diventando "custode" della tutela ambientale e della sicurezza degli invasi, oltre che consulente per chi debba costruirne.

Inoltre gli sbarramenti di nuova generazione devono essere realizzati da un lato in modo tale da sfruttare i corrispondenti laghi a scopi ambientali (valorizzazione di flora e fauna, controllo dello scarico delle acque); dall'altro prevedendone la durata in condizioni di sicurezza e pianificando il momento in cui dovranno subire manutenzioni o restauri.

14  maggio  2004

  Fabio Dotti
  dalla rete
ICOLD - Commissione internazionale per le grandi dighe
WCD - Commissione mondiale sulle dighe
WEC - Consiglio mondiale per l'energia

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Meraviglia
e paura
Guardando una diga capita di provare meraviglia frammista a un certo timore. La sensazione vale specie per gli italiani che nella storia hanno tre eventi tragici. Il Vajont (1963) quando un pezzo di montagna franò nella diga creando un'onda di piena che spazzò via Longarone (Bl) facendo 2mila morti; la frana (1985) della diga in terra della Val di Stava (Bz): 268 morti; la frana del monte Coppetto in Valtellina (1987) che creò una diga naturale che fece stare col fiato sospeso Sondrio e provincia. Ma ci sono dighe che costituiscono meraviglie per turisti come la diga Hoover in Usa, o quella di Assuan in Egitto. Così come, lontano dai Paesi occidentali, si stanno costruendo 10 enormi e discussi sbarramenti. Per esempio la diga delle Tre Gole in Cina che diverrà la maggiore centrale idroelettrica del Pianeta (ma avrebbe un impatto ambientale enorme); o l'invaso di San Roque nelle Filippine, nel mirino delle popolazioni indigene; o, infine, quello di Nam Theun in Laos che, sommergendo una vasta area, causerebbe un pesante impatto naturalistico.
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