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«I pc in classe non servono» Clifford Stoll, eretico hi-tech: «Una buona scuola non ha bisogno dei computer»
Alla tv va in onda uno spot sulla "scuola nuova" dell'era Moratti, quella delle tre i di inglese-impresa-internet, e nel frattempo i bambini ingrassanodavanti al monitor (indagine Doxa). I professori sono agevolati nell'acquisto di un pc portatile, sette insegnanti su dieci dichiarano di utilizzare la rete per preparare le lezioni, ma ancora non è chiaro chi insegnerà informatica ai bambini né con quali mezzi. Della riforma scolastica, i genitori apprezzano in particolare l'introduzione della lingua straniera e l'utilizzo del computer fin dal primo anno della scuola primaria: ben l'85%,secondo un sondaggio dell'Eurispes su 1.500 genitori, giudica queste novità da positivamente a molto positivamente.
Ma la troppa tecnologia, secondo un'indagine condotta in Gran Bretagna, riduce la qualità e la quantità di sonno nei piccoli dai 4 ai 10 anni,preoccupando gli specialisti dell'Unità di psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza dell'Università di Oxford. Intanto il ministro Stanca conferma anche per quest'anno i 175 euro di contributo per l'acquisto di un computer, più la patente europea di informatica gratuita per tutti i sedicenni, mentre alcuni progetti pilota si propongono di portare monitor e desktop nelle classi di scuola materna. Si spera non a discapito di tempere e forbici dalla punta arrotondata.
«Un giovane che non sa usare un computer - ha ribadito il ministro Stanca - lo creiamo già emarginato rispetto alla società in cui deve vivere». Sarà vero? «Per prendere dimestichezza con tutti i software non ci vuole né molto tempo né molta fatica, alcune settimane di distratta attenzione che frutterebbero molto di più se dedicate allo studio delle materie scolastiche»: parola di Clifford Stoll, voce di tutto rispetto fuori dal coro: professore di astronomia a Berkeley (California, Usa), programmatore, creatore di software didattico, guru di internet e autore di "Confessioni di un eretico high-tech" (Garzanti). Sottotitolo, davvero manifesto: "Perché i computer nelle scuole non servono".
Sostiene l'Avvocato del diavolo del web, come lo definisce Bill Gates, che «una buona scuola non ha bisogno dei computer». E se anche da adulti, all'ingresso nel mondo del lavoro, risulta facile imparare a usare un programma di videoscrittura così come applicativi più complessi, lo stesso non si può dire per una lingua straniera, un classico della letteratura o il significato di una formula chimica. «Imparare a usare un computer è essenzialmente un compito meccanico che non richiede creatività, né la incoraggia. Dedicare tempo scolastico all'insegnamento di rudimenti d'informatica significa sottrarne ad argomenti di gran lunga più importanti. Esistono invece cose che si possono imparare solo da bambini e risultano impossibili da acquisire una volta adulti».
Spendere milioni di euro per dotare ogni banco di un pc? Meglio investire in buoni insegnanti, in libri, in uscite didattiche, che in computer che diventano obsoleti entro cinque anni, ribatte Stoll. La tecnologia che rende divertente l'imparare? «Tutte balle». L'informatica viene spesso introdotta a scuola per far "apprendere divertendo": ma, precisa Stoll, «di solito studiare non è divertente, studiare richiede impegno, disciplina, dedizione: nutriti a base di gratificazione immediata e interattiva, gli studenti sviluppano avversione verso la perseveranza e il procedere per prove ed errori, verso l'attenzione e la pazienza».
14
aprile
2004
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