| Stupro, i jeans non sono un alibi |
Contrordine dalla Cassazione dopo la sentenza choc di due anni fa
Contrordine: anche con i jeans si può subire uno stupro. L’ultima sentenza della Terza sezione penale della Cassazione riscrive il diritto penale in materia di violenza sessuale ribaltando un verdetto di soli due anni fa.
Era una fredda mattina di febbraio del 1999. In un’aula della Cassazione, la mano del giudice picchiava il martello sul banco: la sentenza era stata decisa. Al protocollo c’era finita con il numero 1636 e raccontava di una storia di violenza. La storia di una donna che aveva denunciato per stupro il suo presunto aggressore. La Suprema corte decise per l’assoluzione e l’elemento chiave della difesa fu un paio di jeans. Quelli indossati dalla vittima.
Un verdetto che, tuttavia, milioni di donne italiane (ma anche di uomini) non hanno mai mandato giù. Costernazione, indignazione, rabbia per una decisione che non ha smesso di fare discutere: la donna che indossa i jeans "non può" subire uno stupro. Secondo i giudici, infatti, togliere quel tipo di abbigliamento, presupponeva una "fattiva collaborazione" da parte della vittima. E chi acconsente, ovviamente, non può subire violenza.
Ma adesso è arrivato il cambio di fronte. Una nuova sentenza che ha finito per cambiare completamente la prospettiva. Nel mirino, questa volta, la vicenda di un cittadino genovese di origini marocchine, già condannato in appello per violenza carnale nei confronti della ex moglie. Una sera, si era presentato ubriaco a casa della donna che viveva con un’amica. Entrambe, per evitare schiamazzi e non attirare l’attenzione dei vicini, avevano deciso di aprirgli la porta. L’uomo aveva aggredito l’ex moglie trascinandola fino alla propria auto e, poi, in una stanza d’albergo. Lì era avvento lo stupro. In tribunale e davanti alla Corte di Cassazione, la tesi della difesa è sempre stata la stessa: non poteva esserci stata violenza perché la donna indossava un paio di jeans. I giudici della Corte suprema, tuttavia, hanno confermato la condanna già espressa in appello ribaltando, di fatto, anche il verdetto espresso due anni fa.
Si tratta di una sentenza storica che non mancherà di aprire nuove prospettive di confronto sul piano del diritto penale ma anche dal punto di vista del dibattito politico e sociale. Questo speciale cerca di aprire un orizzonte di discussione e di agevolare il confronto. Nelle pagine seguenti, il racconto dettagliato di cosa avvenne due anni fa e il parere di un avvocato esperto in diritto penale. Senza dimenticare che ci sono due storie, due donne e due uomini che hanno vissuto questa realtà secondo due prospettive completamente opposte.
28 novembre 2001
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Sentenza Stupro e violenza morale: il caso dei jeans
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Stupro, i jeans non sono un alibi
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Pensione per stupro
Una sentenza senza precedenti quella emessa il 22 novembre da un tribunale di Parigi. Mohammed Garne, 41 anni, nato dallo stupro di soldati francesi su una ragazza algerina, è stato riconosciuto "vittima di guerra". Inoltre gli è stata concessa, come risarcimento per i danni subiti, una pensione statale. Nel 1959 sua madre Kheira aveva 16 anni quando era stata brutalmente stuprata da una banda di militari francesi in un centro di detenzione in Algeria. Mohammed Garne è il primo a essere riuscito a ottenere il riconoscimento di vittima di guerra dal governo francese. Una recente inchiesta del quotidiano "Le Monde" sostiene che in quel periodo lo stupro di donne algerine da parte di soldati francesi durante operazioni contro gli indipendentisti era "pratica corrente". |
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