| Don Fortunato, un prete per l'infanzia |
«Internet è libertà, nel rispetto della dignità umana»
Dal nostro inviato
Avola è un paesino a circa 40 chilometri da Siracusa. Cittadina famosa per i dolci di mandorla e il vino, il famoso Nero d'Avola. E per l'attività di un prete che ha fatto della tutela dell'infanzia una bandiera e della lotta alla pedofilia online una realtà. Don Fortunato di Noto appare sui giornali ogni volta che accade qualcosa nella lotta alla pedofilia su internet: dalla scoperta di nuovi siti a contenuto pornografico sui minori ai fatti di cronaca nel mondo reale. Nel '99, è stato liberato Carlos insieme ad altri bambini che si trovavano in Brasile. Ed è stato sufficiente utilizzare la posta elettronica e inviare via mail una denuncia diretta all'Interpol e alla polizia brasiliana.
Don Fortunato ha 39 anni. Da 10 è parroco. Insegna Storia ecclesiastica all'Istituto di scienze religiose. È presidente di Telefono Arcobaleno, associazione che ha fondato insieme a pochi amici e al fratello. È membro dell'Osservatorio nazionale per l'infanzia.
Inquisitore della rete, crociato, sceriffo. Gli hanno affibbiato molti epiteti che lui rifiuta: «No, sono soltanto un parroco che cerca di tutelare i bambini». Ama molto internet, diventata per lui "terra di missione". Naviga in rete da quando esiste, da quando con un interfaccia Dos si connetteva alle Bbs. È stato forse il primo prete ad avere un cellulare. «Quello con la tecnologia - racconta - è un rapporto fra sacro e profano. Per me la tecnologia rappresenta la libertà. Il mio primo computer l'ho avuto 10 anni fa. Era un 286. A Roma usavo in collegio un pc con i dischi da 5 pollici e ¼ su cui ho registrato la mia tesi. E non ho fatto ingegneria, ma teologia».
È un uomo pratico, dai modi apparentemente un po' bruschi. Anche per il suo aspetto fisico robusto che ricorda un po' Bud Spencer. È un prete certamente risoluto, con la concretezza di quei proverbi che oggi non si recitano più: «Chi sa parlare taccia, chi sa fare faccia», ricorda a chi gli muove critiche e rimproveri. Quanto all'esistenza della pedofilia online - che qualcuno contesta ancora - sa essere molto convincente. Ma non a parole. Apre la sua casella di posta elettronica, alla quale i collaboratori che si occupano del monitoraggio della rete inviano le segnalazioni, e clicca su qualche link. Le immagini sono inequivocabili: si tratta di pornografia e i protagonisti sono bambini sfruttati e sottomessi. Plagiati, quasi sicuramente.
Un fenomeno in crescita. Un fenomeno sottovalutato da molti. Ma le leggi sono adeguate? «La legge 269 del '98 nasce dopo la morte di Simone Nardacci e Silvestro delle Cave, due dei numerosi bambini uccisi da pedofili. Una legge di emergenza: buona nella sostanza, ma inadeguata dal punto di vista tecnico, che non obbliga i provider italiani a mantenere i file di log delle connessioni, come accade in altri paesi».
Una rete senza controllo è scomoda per molti. Non crede che un maggiore controllo danneggerebbe lo stesso spirito di internet? «Da parte mia c'è un grande amore per la rete. Noi non siamo assolutamente per la censura del web. Siamo per la libertà, che ha però un confine: il rispetto per la dignità dell'uomo».
Poi c'è la pedo-pornografia online. Qualcuno sostiene che si tratti di un fatto raro e che sia un'invenzione di Telefono Arcobaleno. «Qualche imbecille l'ha anche scritto - accusa fermamente -. Noi abbiamo annunciato 42mila siti pedo-pornografici distinti per categorie: pedo-pix (immagini generiche di bambini), pedo-material (immagini, testi e filmati), pedo-hard-pix (foto pornografiche), pedo-hard-pix-extreme e infine pedo-hard-cultural. Abbiamo costruito una vera banca dati. Per ogni sito facciamo una denuncia all'autorità giudiziaria e ai server provider. Questi ultimi non solo chiudono i siti, ma collaborano. Facciamo denunce in tutto il mondo e abbiamo rapporti consolidati con le polizie di Francia, Spagna, Russia, Germania, Giappone. Mandiamo sempre le segnalazioni in copia all'Fbi e all'Interpol children. E loro ci rispondono».
E dietro a quelle che qualcuno potrebbe definire soltanto immagini, si nascondono organizzazioni criminali il cui traffico a scopo di lucro è rappresentato dalla circolazione di materiale pedo-pornografico. Una diffusione non certo gratuita. «Il pedofilo era un isolato e sta diventando grazie alla rete membro di una comunità in cui trova materiale e riesce a fruirne in maniera quasi completamente anonima, grazie a pgp particolari e a sistemi di criptazione». Ed è pedo-business. Come? «La logica è questa: se 75mila utenti italiani frequentano siti pedo-pornografici, se 2000 persone decidono di versare 50 dollari ogni mese, ecco come nasce il pedo-business. Qualcuno ha capito che attraverso la pedofilia online si può lucrare. Il Sisde ha dichiarato che la pornografia minorile è in mano alle organizzazioni criminali per un profitto mondiale di 21mila miliardi di lire».
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| Sommario |
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Don Fortunato, un prete per l'infanzia
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Il giro d'affari
La pedofilia online in Italia ha un giro d'affari di 21mila miliardi di lire all'anno, pari ad una manovra finanziaria. In un solo giorno un sito pedofilo che vende foto e video di pose erotiche fra adulti e bambini per mezzo di carte di credito può arrivare a guadagnare fino a 180 milioni. E ancora: in soli sei mesi, un solo sito è stato contattato nel mondo da 7 milioni di persone. L'Italia si contende con il Belgio il primato degli accessi. Mozioni sulla pedofilia sono state presentate alla Camera dei Deputati. |
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