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 CONTRO LA PEDOFILIA 
Scoperti 48mila siti pedofili

«La pedofilia online non è solo una realtà virtuale»

Telefono Arcobaleno nasce nel 1996. All'inizio don Fortunato istituisce dei piccoli corsi di informatica per i ragazzi dell'oratorio. Un giorno un bambino con una situazione difficile alle spalle si è rivolto a lui. «Gianni - racconta -  aveva 8 anni nell'85 e molti problemi in famiglia. Mi ha chiesto perché la sua vita era soltanto in bianco e nero. Tu come la vorresti? Gli ho chiesto. "Come un arcobaleno". E così è nata l'associazione che nel corso della sua attività ha scovato sul web oltre 48mila siti pedofili, di cui 9000 solo nell'ultimo anno.

Nel '96 abbiamo scoperto il fronte di liberazione pedofila. Inserendo una semplice "x" in un motore di ricerca abbiamo trovato un sito di San Donato Milanese con 400 immagini. La pedofilia su internet è stata una scoperta sconvolgente. Navigavamo insieme ad alcuni bambini e cercavamo di spiegare come funziona un motore di ricerca. Inserendo alcune parole che si trovano nei fumetti uscì fuori di tutto».

Ma come fa Telefono Arcobaleno a trovare i siti incriminati? «Ci sono 7 filoni pedo-pornografici mondiali. I siti madre che hanno strutturato la pedofilia organizzata ti danno consigli e suggeriscono accortezze per trovare materiale hard».  Un filmato pesante alcune decine di megabyte può essere suddiviso in piccoli file scaricabili più facilmente. Il sistema della frammentazione dei file consente inoltre un più facile spostamento dei siti. Una volta scaricato il primo file si ottengono istruzioni dettagliate: l'ora, l'url e le modalità per scaricare il successivo e così via. Nel caso si perda un passaggio, basta mandare una mail e si riceveranno ulteriori istruzioni. Il sistema richiede "manodopera" e un'organizzazione assai precisa.

La pedofilia in Italia è davvero così presente? «Come mai dal Brasile usano server italiani? I 23 neonati presenti su un sito, vittime di abusi sessuali, avevano chiari riferimenti italiani. Nelle immagini vi erano sfondi che rimandavano a cartelloni pubblicitari in italiano. Li abbiamo denunciati ad agosto 2001, quando un video, a Torre Annunziata venne venduto per 40 milioni».

E proprio da Torre Annunziata è partita una grande inchiesta che portò all'arresto di 12 persone, moltissime informazioni di garanzia e centinaia di richieste di rinvio a giudizio. E poi il terremoto al Tg1 con le dimissioni di Gad Lerner a ottobre 2000. Il procuratore Alfredo Ormanni, a capo dell'inchiesta, polemizzò sull'inadeguatezza della legge con l'allora ministro della Giustizia Piero Fassino. Don Fortunato e Ormanni parlarono di lobby pedofila protetta da sostegni politici. Scoppiò un putiferio. Ormanni fu oggetto di un procedimento disciplinare davanti al Csm, poi assolto con formula piena e completa. Don Fortunato continuò a subire le minacce di sempre. Ma chi erano i politici in questione? I riferimenti erano ai Radicali e al convegno sulla pedofilia organizzato dal Partito radicale al Senato nel 1998. Un europarlamentare radicale aveva distinto la pedofilia violenta da quella non violenta, legittimando quest'ultima. Poi c'è stata la chiusura dell'associazione. Per due mesi i computer sono stati spenti. E la riapertura provocatoria e battagliera il 23 dicembre 2000, proprio in occasione della giornata "Boylove", una replica dell'orgoglio pedofilo.

«Tutto quello che dovevo dire, l'ho detto alla magistratura - commenta don Di Noto -. Certo, non si capisce perché ci sono tante cose che rimangono nell'ombra. Mi chiedo come mai la redazione di Danpedo sia ancora online. Quest'apologia di reato, perché di questo si tratta, come mai non si è avuto il coraggio di debellarla? Sono state iscritte nel registro degli indagati 266 persone per la giornata dell'orgoglio pedofilo. Abbiamo detto che c'è una sorta di lassismo. Qualcuno difende la pedofilia culturale, la cosiddetta "pedofilia dolce"».

Gli antichi greci la praticavano...
«Ma l'aspetto culturale dell'antica Grecia non può avere niente a che fare con le perversioni di oggi. La Storia non giustifica la perversione. Manca una chiarezza sul fenomeno».

C'è un altro problema. Cosa accade dopo le condanne?
«Noi abbiamo la nostra esperienza. Sono state arrestate più di 200 persone nel mondo. Se escono, cosa succederà? Noi riceviamo quotidianamente minacce. È un campo minato: colpiamo interessi economici».

Cosa dice a chi l'accusa di essere troppo presente sui mezzi di informazione?
«Non sono un'immagine televisiva. Don Ciotti è forse un protagonista perché si occupa di lotta alla mafia? È un problema di scelta. Io appaio per proteggere i membri dell'associazione. Non si tratta di protagonismo».

Chi vi ha aiutato?
«Un piccolo finanziamento regionale. Le connessioni telefoniche, la fotocopiatrice, l'affitto della sede di Avola sono frutto di questo finanziamento. Forse la squadra di calcio della Nazionale cantanti ci darà un contributo. Abbiamo dato loro il nostro bilancio: noi siamo trasparenti e coerenti. Ci sono molti costi: questo mese abbiamo ricevuto 5 milioni di telefonate al nostro numero verde 800-025777».

Siete un'associazione ricca?
«No. Ci ha molto addolorato avere visto scritto su un giornale che abbiamo ricevuto un contributo di 20 miliardi. Abbiamo smentito».

Chi vi ha ostacolato?
«I cosiddetti normalizzatori. Coloro che minimizzano un fenomeno che noi riteniamo abbia un'altra dimensione».

Ma non è troppo comodo stare qui, dietro ai computer?
«Stiamo per tornare in Romania, con i bambini che vivono nelle fogne. Aiutiamo i bambini che sono abusati: non è solo una realtà virtuale. È una realtà reale anche difficile. Sicuramente impegnativa».

Telefono arcobaleno avrà presto un nuovo sito. Nelle librerie uscirà presto un volume di Sperling e Kupfler sulla storia dell'associazione, scritto da don Di Noto. Un altro libro, sempre a cura del prete di Avola, sarà pubblicato dalle Edizioni Paoline e sarà un saggio scientifico sulla pedofilia.
 in rete
Telefono Arcobaleno Contro la pedofilia, per l'infanzia
Benjamin L'intervista al padre che si occupa dei bambini iracheni
Gruppo Abele Don Ciotti, un altro prete coraggioso


Sommario
Scoperti 48mila siti pedofili


Schegge
La polemica
«Il nostro grado di conoscenza tecnica - spiega Di Noto - è arrivato a livelli molto avanzati. Più avanti di almeno 10 anni della Polizia postale. Ci sono due mondi paralleli. A Catania qualche anno fa la Polizia postale non aveva nemmeno il pc. Quando la Polizia postale di Bologna nega la presenza di siti pedofili in Italia e noi nello stesso giorno ne troviamo 60 si capisce come ci sia una grande disparità. È strano che con la polizia francese o brasiliana si riesca a lavorare e con quella italiana no. I Nuclei informatici di Carabinieri e Guardia di Finanza sono molto più avanti. Ora c'è il Nit, una risposta importantissima: può diventare il punto di partenza per una strategia di lotta alla pedo-pornografia online». Ed è una polemica vecchia quella fra don Fortunato e la Polizia postale che - denuncia il prete di Avola - non ha gli strumenti e la preparazione adeguata per combattere il fenomeno pedofilia su internet.

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