Da Viareggio
Come conciliare una sfilata in costume da bagno con l'impegno sociale. L'elezione di Miss Trans 2001 ha la sua reginetta: si chiama Sabrina e arriva da Bari. Per lei una fascia, una coroncina, come a ogni miss che si rispetti, e un premio da un milione di lire. Ma qualcosa la rende diversa dalle altre reginette di bellezza: Sabrina è un uomo. È alta, è carina, sfila come una modella e si muove disinvolta sui tacchi a spillo. Questa sera è una festa per tutte, per chi partecipa e per chi è tra il pubblico, ma una volta usciti dalla "zona protetta" del Teatro Principe di Piemonte, al posto dei riflettori gli sguardi di disapprovazione della gente, le risatine.
La serata fila liscia, con qualche intoppo, come ci si aspetta da una conduzione quasi familiare: la musica non parte, le luci non si spengono e i posti a sedere vengono assegnati due volte. Gli sponsor scarseggiano, nessuno ha ancora il coraggio di abbinare il proprio nome a una manifestazione come questa, in compenso gli ospiti non mancano. Tra i giurati e nel parterre le due ex Miss Italia Eleonora Benfatto e Gloria Zanin, inguainate in due splendidi abiti a groviera, l'onorevole Grillini, il ciclista Mario Cipollini e naturalmente Francesca, la miss uscente. Sul palco, tra una sfilata e l'altra, si sono alternati i ballerini del corpo di ballo della Rai, Fidel, ospite fisso di Paolo Limiti, e naturalmente un gruppo di drag, i Draft Queen, ha reso più pepata l'attesa dell'incoronazione.
In sala un tifo quasi da stadio, tra il pubblico Antonella, anche lei trans, con un passato difficile alle spalle: «Sono un ingegnere, lavoro alla base navale militare di Taranto da 20 anni come addetta alla sicurezza del lavoro. Ho subito discriminazioni di ogni tipo, dagli insulti alle minacce. Ora ho imparato a difendermi usando le armi della legalità, ma resto comunque una donna sola, quando vado in mensa non mi deridono più perché temono una denuncia, ma nessuno si è mai seduto a mangiare con me». Antonella ha sfilato tra le miss, ma non ha passato le selezioni finali, poco importa: «Sono venuta qui solo per dire alle altre che se io ce l'ho fatta a combattere le ostilità in un ambiente come quello militare, allora ce la possono fare anche loro. Ma a dire il vero sono qui soprattutto perché questa è la mia famiglia, loro sono tutte mie sorelle. A casa ho un fratello e una sorella che ho cresciuto io, ho fatto loro da genitore sacrificando la mia personalità, fingendo per anni di essere un uomo, in ufficio mi conoscevano tutti come macho. Poi, quando loro sono stati maggiorenni, ho deciso che era giunto il momento di mostrarmi per quella che ero. Da lì in poi la mia vita è stata in salita».
Insomma, un concorso che serve a portare a galla le tematiche trans, senza necessariamente abbinarle alle parole prostituzione e immoralità. E qualcuno già propone che Miss Trans abbia un giorno la stessa dignità del Gay Pride.