Brent è un carpentiere. Ha 38 anni. Ed è andato a fare il volontario in mezzo a ciò che rimane del World Trade Center. Raccontando la sua drammatica esperienza continua a utilizzare una parola su tutte: "amazing", incredibile. «Lavoriamo in condizioni pazzesche – spiega il carpentiere - l’odore che viene fuori dalle macerie è orribile. Troviamo pezzi di cadaveri ovunque. Appena ci accade, chiamiamo il prete che li benedice, e poi vengono depositati all’interno dei contenitori».
Il bilancio dei morti, viene fornito in termini di corpi ritrovati e di "parti" di cadavere. Fino a ieri (17 settembre) erano 184 le morti accertate e 400 i pezzi di corpi rinvenuti. Ma ogni giorno vengono forniti nuovi numeri. Quello dei dispersi nell’area del World Trade Center é salito a 5.097 persone. «Sono caduti quattro grattacieli, uno sopra l’altro – dice Brent – e questo ha creato un immenso mucchio di detriti. Abbiamo dovuto scavare con le mani. Le macchine non potevano essere utilizzate perché era rischioso. La speranza era quella di ritrovare ancora persone vive lì sotto».
Secondo il carpentiere volontario ci vorrà almeno un anno per riuscire a ripulire l’intera area. «È tutta tappezzata di macerie. Continua a bruciare, perché i fogli di carta sono pressati in maniera tale da essere un combustibile potentissimo. E poi, per contrasto, in altre parti, l’acqua. Le tubature sono scoppiate e hanno allagato vaste zone dell’area».
Gli statunitensi, intanto, continuano ad organizzare veglie e si riuniscono in più punti della città per condividere il dolore. A Union Square, vicino alla zona universitaria, a Washington Square, in pieno Village: concerti spontanei o manifestazioni organizzate, in attesa di quella di domenica a Central Park in cui si prevede la partecipazione di un milione di persone.