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Le storie
Testimonianze dirette dai sopravvissuti
Mentre la città si riprende dallo shock la polizia fa sapere che alcune persone intrappolate sotto le macerie delle torri sono riuscite grazie al cellulare a telefonare ai numeri di soccorso o alla famiglia per fare sapere che erano vivi. Alcuni poliziotti sono riusciti a mettersi in contatto via radio. Alle prime luci dell'alba sei persone sono state estratte dalle macerie. Si tratta di cinque civili e un poliziotto. Sul sito del New York Post e del New York Times le testimonianze di alcuni superstiti.

Il pompiere Rudy Weindler ha tentato di recuperare i sopravvissuti per 12 ore, riuscendo a salvare soltanto quattro persone, tra cui una donna incinta. «Ho perso il conto delle persone morte che ho visto - ha spiegato il pompiere - è assolutamente molto peggio di quanto possiate immaginare».

L'infermiere dell'unità di emergenza Luis Garcia fa sapere che i corpi sono sepolti sotto 60 centimetri di detriti, polvere e cenere: «Molti veicoli di soccorso passano sopra i corpi di molte persone. D'altra parte ce n'è ovunque». Angelo Otchy, guardia nazionale, aggiunge: «Ho camminato tra migliaia di pezzi di corpi umani. Ho incontrato una donna che non si ricordava più come si chiamava e aveva il volto completamente coperto di sangue».

Clyde Ebanks, presidente di una compagnia di assicurazioni, stava partecipando a una riunione al 103esimo piano della torre Sud quando il suo capo ha urlato: «Guardate là!». Clyde si è girato e ha visto il primo aereo che si schiantava contro la torre Nord: «Ho sentito il palazzo scuotersi - racconta Peter Di Cerbo, impiegato di banca al 47esimo piano - l'urto mi ha sbattuto per terra. È stato come un grande ruggito, a quel punto il palazzo ondeggiava. È stata questa la cosa che mi ha davvero spaventato».

«A un certo punto - racconta Jennifer Brickhouse - cadeva di tutto. E il fumo usciva da tutte le parti. La gente urlava, cadeva, e si gettava fuori dalle finestre».

Donald Burns, 34 anni, stava evacuando dall'82esimo piano quando ha incrociato quattro persone sulla rampa delle scale: «Ho cercato di aiutarli, ma non volevano che nessuno li toccasse. Il fuoco aveva sciolto la loro pelle e i vestiti. Erano letteralmente sbrindellati».

Nel frattempo, erano circa le 9.30, e un velivolo colpiva il Pentagono: «Si sentivano urla, era un pandemonio» racconta Terry Yonkers, impiegata dell'aviazione civile, al lavoro all'interno dell'edificio.

«Lavoro al World Trade Center – si affanna a raccontare una donna incontrata per strada – sarei dovuta essere là, ma mio figlio mi ha fatto far tardi questa mattina. Mi abbracciava e non voleva che andassi a lavorare, mi ha salvato la vita!» e scoppia a piangere.

Dorinda Davie, anche lei impiegata alle torri, sfuggita al disastro, ha attraversato il ponte trascinandosi sulle ginocchia sanguinanti: «La gente saltava giù dalle finestre, li ho visti con i miei occhi. Altri venivano colpiti dai detriti. Ora voglio solo tornarmene a casa» racconta tra i singhiozzi.

Emmanuel Urzi era all’84esimo piano della torre due quando vide l’aereo dirigersi verso la torre uno e schiantarsi: «Ho preso l’ultimo ascensore che è sceso dalla torre due prima del secondo tragico impatto».

«Non so come siano i cancelli dell’inferno – dice John Maloney, addetto alla security di una web company – ma sicuramente assomigliano a tutto questo. Sono un veterano del Vietnam, ma non ho mai visto nulla di simile».

John Cerqueira, 22 anni, e Mike Ben Fanter, 36, erano al lavoro all’81esimo piano quando si è sentito il primo schianto: «La gente stava impazzendo – dice Fanter – ho cercato di radunarli al centro dell’ufficio, eravamo una quarantina, ci siamo poi diretti verso le scale. Al 68esimo piano ci siamo fermati, si sentiva la gente urlare. C’era una donna su una sedia a rotelle, io e John l’abbiamo portata giù in braccio fino al quinto piano, dove poi siamo usciti in strada. A quel punto vedevamo la gente che si gettava dalla cima dell’edificio».

Teresa Foxx, 37 anni, lavora in banca a un isolato dal World Trade Center, aveva appena lasciato sua figlia Trinity, di 15 mesi, al Discovery Learning Center, al quinto piano di un edificio accanto alle torri. Da poco rientrata in ufficio, Teresa sente una forte esplosione e immediatamente pensa a una bomba: «Da quando l’ho iscritta a quella scuola ho sempre pensato con orrore a quella bomba del 1993». Così Teresa prende la borsa e corre a perdifiato verso l’asilo, scontrandosi contro la gente che fuggiva urlando. Arrivata sul posto le dicono che hanno evacuato la scuola e che i bambini sono a pochi isolati da lì. Sempre correndo Teresa raggiunge finalmente la bimba: «L'ho solo presa in braccio e stretta forte a me. Piangevo e con me piangevano gli altri genitori, ma almeno siamo riusciti a riabbracciare i nostri figli. Quando sono tornata a casa ho detto a mio marito: “ora capisco quelli che si buttano negli edifici in fiamme”».

Monet Harris, autista di mezzi pubblici, racconta con la tristezza negli occhi: «Quelle due torri erano un punto di riferimento. Le guardavi e sapevi dov’eri. Ora non ci sono più».
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Sommario
Le storie


Schegge
Giù dalle finestre
«Ho visto alcune persone gettarsi giù dalle finestre mentre l'edificio prendeva fuoco. Poi ho sentito un boato, era la torre più alta che esplodeva. C'era l'inferno». Una donna che parla con voce strozzata e tenta di uscire dalla città trasformata in una trappola. Alla Cnn altri testimoni raccontano: «Non avevo mai visto un aereo volare a quota così bassa. Sembrava irreale e invece era vero» spiega in maniera concitata un passante diretto proprio al Wtc. Chi invece si trovava all'interno, ma è riuscito a uscire in tempo descrive: «Mi trovavo al primo piano del blocco uno quando ho sentito la prima esplosione. Molte persone, circa 14, sono saltate fuori dalle finestre del primo piano davanti ai miei occhi. Appena fuori, dieci minuti dopo ho visto un aereo, il secondo, abbattersi contro la torre più bassa»

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