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Il punto G...ucci La maison italiana scandalizza gli inglesi con un pube rasato
L'ultima campagna pubblicitaria di Gucci ha fatto scandalo in Inghilterra. L'immagine, pubblicata su due pagine del numero di febbraio della rivista "Vogue", ritrae una fotomodella che si abbassa i pantaloncini mostrando a un ragazzo, inginocchiato ai suoi piedi, un pube rasato a forma di "G". "G" di Gucci o "G" di Punto G, il gioco non è sottile ma c'è. Il prodotto nasce dalla mente di Tom Ford, genio creativo della maison, e dall'obiettivo di Mario Testino, fotografo di vip nonché dei reali inglesi, Diana, Carlo e figli compresi.
Se qualcuno si sia preso davvero la briga di depilare con precisione certosina il pube della fotomodella (Carmen Kass, vedere box a lato) o se si tratti, più probabilmente, di un ritocco digitale ancora non si sa e forse mai lo si saprà (ma d'altra parte ancora non conosciamo la verità su Ustica). Certo è che il giurì britannico della pubblicità, l'Advertising Standards Authority, ha dovuto avviare una serie di indagini sulla moralità dell'immagine dopo aver ricevuto una buona dose di lamentele dai sudditi della regina. In prima fila tra gli offesi e gli scandalizzati il Family Education Trust, un po' il corrispondente del nostro Moige.
Pare che l'elemento scatenante non sia la "G" di pelo (vero o digitale), ma il fatto che la fanciulla si stia svestendo di fronte a un uomo che invece è abbigliato di tutto punto. Un oltraggio alla dignità femminile. Chissà che direbbero gli inglesi allora se vedessero le nostre Letterine scodinzolare seminude intorno a Gerry Scotti, impassibile in giacca e cravatta, prodigandosi in balletti infarciti di mossette sexy mentre il conduttore si distrae pensando cassoela.
«È deludente che un giornale come Vogue - ha dichiarato Robert Whelan, presidente del Family Education Trust - mostri fotografie di questo tipo. Non fa altro che aggravare l'involgarimento e l'impoverimento della nostra cultura. Se le riviste e le case di moda di alto livello come Gucci permettono questo tipo di cose, allora un sacco di persone saranno indotte a pensare che sia accettabile». Fatto sta che la direttrice di Vogue, Alexandra Shulman, è stata irremovibile: «Per oltre 80 anni il nostro giornale per tradizione ha pubblicato fotografie e pubblicità all'avanguardia. Siamo riluttanti a censurare la creatività».
17
gennaio
2003
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