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Venere è apparsa a Roma La splendida Uma Thurman presenta il suo nuovo film e seduce la Città Eterna
La sala di uno dei più bei cinema della capitale è letteralmente gremita. Tutti aspettano lui, Quentin Tarantino, il geniale regista de "Le Iene" e "Pulp Fiction", chiamato in conferenza per presentare il suo ultimo capolavoro, "Kill Bill Vol. 1", un tributo all'universo dei kung fu movie che sarà in proiezione tra poche settimane. Arrivano però solo Uma Thurman e Daryl Hannah: lui, Quentin, resterà bloccato in California, a causa di un'influenza.
Alle 17.00, con il tipico ritardo da star, Uma Thurman fa il suo trionfale ingresso in sala. Bella, anzi bellissima (vedi foto), dolcevita e gonna celeste, capelli raccolti e volto luminoso, voce da brividi: una Grace Kelly del 2000, alta 1,80. È affabile e sorridente. Parla della difficoltà trovata nell'affrontare il ruolo della sposa, nome in codice Black Mamba, una donna killer: «Un'interpretazione da "stunt". Per renderla credibile ho dovuto superare un training dalle 9 alle 17, cinque giorni alla settimana per tre mesi. Alla fine, quando ho girato le scene di combattimento, le armi erano parte di me. È stata un'esperienza durissima, ma esaltante, che mi segnerà per il resto della vita».
Quando deve descrivere il suo rapporto "speciale" con Tarantino, s'illumina: «È un vero autore. Abbiamo parlato per 18 mesi del film, mi chiamava ad ogni ora. C'è stata grande collaborazione, al punto che, quando ho iniziato le riprese, era come se conoscessi "Kill Bill" da sempre».
Una donna vendicativa in una pellicola sulla vendetta, ma lei nella vita com'è? «Tranquilla e felice, condivido solo la vendetta cinematografica. Purtroppo nel mondo, invece, la vendetta esiste ed è sotto gli occhi di tutti. Quentin, non so come faccia, riesce sempre ad anticipare ciò che accade realmente».
Mamma di due splendidi bambini, musa ispiratrice di registi, cosa vuole di più dalla vita? «Non so, sono già così felice, così grata alla vita. Mi piacerebbe crescere ancora, essere più intelligente e colta, ma può bastarmi quello che ho». Che non è poco.
9
ottobre
2003
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