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Spalma-debiti per salvare il calcio? Sì, no, forse... Parte del governo lo vuole, l'Europa lo boccia. E dopo la nottataccia dell'Olimpico il calcio italiano rischia un altro autogol
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Una volta l'unica cosa che si spalmava era la marmellata. Ottima sul pane abbrustolito. Poi qualcuno deve aver travisato e tra una spalmata e l'altra, visto che il calcio è il pane quotidiano degli italiani s'è deciso di spalmare anche i debiti del pallone. Pane quotidiano, certo, ma bruciacchiato più che abbrustolito. E così, mentre si cerca di capire se davvero il Governo varerà un decreto che permetta alle società calcistiche di spalmare su cinque anni i debiti che le stesse hanno nei confronti dell'Irpef, la settimana horribilis del calcio italiano va concludendosi.
Ma se da un lato il decreto non sarebbe una novità (il governo già in passato si è mosso per dare una mano ai prodighi club di casa nostra), dall'altro la scure dell'Unione Europea si annuncia in questa circostanza ben più rigida se non addirittura inflessibile: pronta a bocciare senza esitazioni una legge che violerebbe il divieto degli aiuti di Stato sancito dalla carta comunitaria. Come se non bastassero le occhiatacce dell'Europa e le minacce della Francia (il presidente della federazione calcistica francese ha già annunciato che ricorrerà a Bruxelles se il decreto dovesse prendere forma) l'esecutivo se la deve vedere anche con i contropiedi interni. La Lega Nord continua a ribadire il suo fermo "no" fermo all'ipotesi di un salva-calcio o spalma-debiti, che dir si voglia.
Ma il rovescio della medaglia è rappresentato dagli scenari che potrebbero venirsi a creare senza questa boccata di ossigeno al calcio italiano: squadre come Roma e Lazio potrebbero sparire dal panorama calcistico, e a oggi soltanto nove club di serie A (fra cui Milan, Juventus e Inter) avrebbero le carte in regola per iscriversi al prossimo campionato. I riflessi sull'immagine del calcio italiano e sull'ordine pubblico sono drammaticamente immaginabili. D'altronde il mondo intero ha ancora negli occhi la vergognosa serata dell'Olimpico: uno spot poco edificante per il pianeta calcio di casa nostra. Violenza e gestioni folli si mescolano sulla squallida tinozza di uno sport sempre più lontano dalla gente.
A oggi il decreto è stato sospeso. Anche se Berlusconi confida di riuscire a vararlo più avanti trovando la giusta forma anche per salvarsi dalla risposta giuridica dell'Unione Europea. Si pensa a una serie di correttivi piuttosto rigidi che soprattutto premino le società in regola. Ma la battaglia come si diceva non è solo internazionale, perché all'interno della maggioranza si sta giocando un vero e proprio derby. Del no leghista si è detto, ma Forza Italia deve anche fare i conti con la riluttanza di una fronda di An, il cui scopo ultimo però sarebbe far cadere la testa dell'attuale presidente federale Carraro. Reo secondo Alleanza Nazionale di essere uno dei primi responsabili dello sfacelo del calcio italiano. La sensazione è comunque che alla fine, in un modo o nell'altro, il decreto si farà. I tackle, nel frattempo, dal campo si spostano al Parlamento, ma gli unici che rischiano di rimetterci qualcosa sono come sempre i meno responsabili: i tifosi. La vera notizia semmai è che, una volta tanto, non saranno quelli dell'Inter.
26
marzo
2004
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