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Barcolla il Golden Gate siciliano Il ponte sullo Stretto non s'ha da fare. Anzi sì. Le ragioni della bocciatura della Ue e la successiva marcia indietro. Wwf e opposizione promettono battaglia
Il ponte s'ha da fare o no? Che ne pensi?
L'11 marzo il Parlamento europeo, riunito in seduta plenaria a Strasburgo, ha chiesto la cancellazione del progetto relativo al ponte sullo Stretto di Messina dalla lista prioritaria delle Grandi opere infrastrutturali transeuropee (Ten). L'emendamento soppressivo ha ottenuto 231 voti a favore, 198 contrari e 17 astensioni. Il gruppo eurosocialista e una parte dei liberali si sono espressi in modo compatto contro il mega progetto. Sabato, però, il Coreper (organo tecnico composto da diplomatici del governo Ue accreditati a Bruxelles) ha manifestato l'intenzione di trovare un accordo, in modo che il progetto del ponte possa tornare a essere tra quelli finanziabili. La palla passa ora nuovamente all'Europarlamento: i deputati dovranno decidere se mettere l'argomento all'ordine del giorno il 22 aprile prossimo, per confermare o ribaltare la bocciatura di giovedì scorso.
Nella motivazione contenuta all'interno dell'emendamento dell'11 marzo si tiravano in ballo diverse questioni, cavallo di battaglia degli ambientalisti: «Per tale progetto è necessario effettuare un'ulteriore valutazione ambientale strategica, nonché un'analisi costi-benefici sul piano socioeconomico, prima di decidere in merito all'opportunità di classificarlo o meno come progetto comunitario».
Le reazioni in Italia non sono tardate. Da un lato il centro-sinistra ha salutato la bocciatura con soddisfazione; Claudio Fava (eurodeputato Ds) ha sottolineato che: «La bocciatura da parte del Parlamento Europeo è un giudizio politico molto rigoroso, forte e importante, sul quale il governo Berlusconi dovrebbe riflettere. Il progetto è stato giudicato estremamente costoso e inutile, l'unico a essere stato bocciato dal Parlamento Europeo tra tutti quelli inclusi nella lista prioritaria del Ten». Dall'altro il centro-destra che, più o meno convintamente, continua a sostenere che il ponte sia una struttura utile e vantaggiosa. Il ministro per le Attività Produttive Antonio Marzano ha addirittura accusato gli eurodeputati italiani di non lavorare uniti per l'interesse del Paese, ma solamente contro la maggioranza.
Tra i più agguerriti oppositori del ponte il Wwf Italia, che con il segretario nazionale Gaetano Benedetto, ha sottolineato che: «Il ponte è un lusso che costerebbe 6 miliardi di euro e su cui il Governo ha deciso di investire, con la ricapitalizzazione di Stretto di Messina SpA, 2,5 miliardi di euro. Per la sua realizzazione, però, mancano all'appello 3,5 miliardi di euro, una cifra che sarà ancora più difficile reperire se l'Europa deciderà di non contribuire con un proprio finanziamento. I costi sono quindi elevatissimi, date le caratteristiche realizzative di un'infrastruttura che sfregerebbe una delle zone a più alto pregio ambientale e a più elevato rischio sismico del Mediterraneo».
E in effetti le questioni cruciali sono proprio queste: il denaro innanzitutto, per far partire i lavori e per portarli a termine, e l'impatto ambientale. Per come è stato progettato, il Ponte sullo Stretto, con i suoi 5 km di lunghezza e la sua ambiziosa campata unica di 3666 metri, è destinato a diventare il più lungo del mondo. Adibito a uso ferroviario e stradale, si collegherà con la Salerno-Reggio Calabria. La chiusura dei cantieri è prevista per il 2012, ma da qui alla posa della prima pietra si annunciano nuove polemiche e infiniti dibattiti.
Il ponte s'ha da fare o no? Che ne pensi?
16
marzo
2004
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