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Le nozze gay dividono l'America Qualcuno già parla del più ampio movimento per i diritti civili di questa generazione
Il sindaco di San Francisco ha cominciato a celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso, il governatore della California (Schwarzenegger) non ha gradito e tramite il suo ministro della Giustizia ha chiesto alla Corte Suprema di pronunciarsi sulla questione. Il presidente Bush, dal canto suo, sta tentando di mettere mano alla Costituzione per sancire definitivamente che le unioni civili possano avvenire soltanto tra uomini e donne. Così la bolla delle nozze gay è scoppiata. Prima o poi doveva succedere, gli americani sono scesi in piazza un po' ovunque. Chi per protestare contro il giovane sindaco di San Francisco, Gavin Newsom, chi per sollevare cartelli contro George Bush Junior. Qualcuno già parla del più ampio movimento per i diritti civili di questa generazione, altri ricordano come, soltanto una quarantina di anni fa, ci fosse chi si opponeva al rito nuziale tra persone di razza e colore diverso, con la stessa identica motivazione di oggi: difendere la santità del matrimonio.
La decisione della Corte suprema sulla legittimità delle unioni gay celebrate in questi giorni (solo a San Francisco siamo a quota 3.400) è attesa per il 5 marzo, ma c'è da giurare che la questione non finirà lì. In un caso o nell'altro ci saranno reazioni e proteste. La vicenda, poi, è troppo succulenta per non entrare a pieno titolo tra i temi caldi della campagna elettorale. Bush ha bisogno di consensi, che si vede scivolare via tra le dita mano a mano che Kerry prosegue nella sua ascesa: per questo ha promesso di intervenire sulla costituzione con un emendamento. Edwards e Jfk, dal conto loro, hanno fatto una specie di marcia indietro. Tempo fa si erano espressi sulla questione dichiarando di essere «culturalmente contrari» ai matrimoni tra persone dello stesso sesso; ora che la vicenda è montata, però, si dicono più morbidi e possibilisti. Soprattutto, poiché ogni occasione è buona, criticano Bush per il modo con cui ha scelto di risolvere la questione: attraverso una modifica della Costituzione, appunto.
Intanto il dissenso si allarga: il sindaco di un piccolo paese a nord di New York, New Paltz, ha lanciato una sfida alle autorità statali e ha iniziato anche lui, come il collega californiano, a celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso. Il governatore dello Stato, George Pataki, repubblicano, ha immediatamente dichiarato che il primo cittadino ha violato le leggi locali, che definiscono esplicitamente il matrimonio l'unione tra un uomo e una donna, e che ne pagherà le conseguenze. Ma il giovane sindaco, Jason West, 26 anni, ha tutte le intenzioni di immolarsi alla causa e ha risposto per le rime: «Coloro che vogliono vietare i matrimoni gay sono gli stessi che hanno fatto sedere nell'ultima fila dell'autobus persone come Rosa Parks». Il riferimento è alla donna afroamericana divenuta simbolo della lotta per i diritti civili quando, nel 1955, su un autobus, si rifiutò di cedere il suo posto a sedere a un bianco.
Nella vicenda, suo malgrado, è stata coinvolta anche Mary Cheney, figlia del vicepresidente Dick, che anni fa aveva apertamente dichiarato di essere lesbica. Mary si è impegnata per anni in favore dei diritti degli omosessuali, ma dal 2000 collabora con il padre, il quale ha sempre sostenuto che la questione dei matrimoni gay andava risolta dai singoli Stati dell'Unione. Ma ora che i singoli Stati in questione si sono inaspettatamente mossi a favore delle unioni civili, e soprattutto ora che Bush è infuriato, ha dovuto cambiare linea e si è schierato con il presidente a sostengo di un bando nazionale. Di qui l'idea di aprire un sito, Dearmary.com, sul quale si stanno raccogliendo migliaia di messaggi per cercare di convincere Mary a convincere il padre a fare qualcosa per dissuadere Bush dal suo intento. Semplice, no?
2
marzo
2004
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