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Ridere della storia: non tutti ci stanno Uscita in Germania una sit-com che prende in giro i nazisti
La lavorazione è durata due anni, tra polemiche, critiche, piccole censure e controversie di vario genere. Il prodotto finale si intitola "Goebbels e Geduldig", una sit-com che vuol essere una presa in giro del nazismo, dei persecutori e non delle vittime. Il prodotto è stato accolto favorevolmente in tutti i festival cinematografici ebraici a cui è stato presentato. Il problema, però, è nell'opinione pubblica tedesca. L'idea di ridere di un passato che evidentemente si preferisce dimenticare non piace a molti.
La storia del serial è quella di un uomo di religione ebraica, tale Geduldig, che viene internato in un campo di sterminio. Questi assomiglia in modo incredibile a Joseph Goebbels, all'epoca ministro della propaganda di Hitler. Come in tutte le commedie, l'equivoco gioca un ruolo fondamentale. Informato dell'esistenza di un suo sosia, Goebbels si fa portare al campo per verificare di persona la rassomiglianza. Mentre i due si guardano, si scrutano e si confrontano, si confondono anche, dando vita al primo colpo di scena, leit motiv di tutta la sit-com. Geduldig riesce a uscire dal campo di concentramento a bordo dell'auto del ministro, che invece è costretto a rimanere internato e a subire le torture che amava infliggere agli altri.
L'escamotage offre lo spunto per una lunga serie di gag: il finto Goebbels delizia il Fuhrer cucinando per lui piatti tipici della cucina Kasher, incontra sotto le lenzuola Magda, la moglie del vero Goebbels, la quale domanda ragione di una circoncisione che non ricordava di aver mai notato e il sosia, scaltro, risponde attribuendo "l'affaire" a «un sacrificio di guerra per la Madrepatria».
Le prime polemiche risalgono addirittura al 2000, quando un settimanale, il TV-Spiegelfilm, aveva pubblicato il risultato di un sondaggio da cui emergeva che il 59 per cento dei tedeschi non riteneva giusto che la televisione pubblica producesse una commedia su Goebbels. Un dato che aveva provocato reazioni di chiusura nei dirigenti della rete. Il progetto, però, non è mai stato abbandonato, la lavorazione è proseguita tra mille intoppi. Il regista, Kai Wessel, è stato costretto a rimettere mano al suo lavoro ben 18 volte. Tra i cambiamenti imposti, la censura più totale della parola Auschwitz. Il campo di sterminio non avrà nome, per tutta la durata della sit-com. Che si tratti di rispetto o, più probabilmente, di ipocrisia nei confronti di un episodio storico che andrebbe assolutamente ricordato e mai dimenticato per non incappare negli stessi orrori, una cosa è certa: i tedeschi non sembrano ancora pronti a ridere di se stessi.
Agli italiani l'autoironia non manca, basti pensare ai finti filmini Luce in onda in questi giorni all'interno del programma di Corrado Guzzanti "Il caso Scafroglia". Un gruppo di fascisti si lancia alla conquista del rosso pianeta bolscevico, Marte, tra invenzioni e frasi che riecheggiano le folli e inverosimili ambizioni di Mussolini e dei suoi. Ma a volte la voglia di ridere rischia di superare la voglia di indignarsi: chissà quando si arriverà a cogliere la tragicità dello strimpellatore, delle corna e delle barzellette del presidente del Consiglio.
4
gennaio
2003
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