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Democrazia elettronica:
la rivoluzione mancata

Anni di tentativi e di promesse, risultati scarsi

Convention, briefing, tavole rotonde, libri, guru, sogni e promesse. Per anni si è discusso di come internet avrebbe dovuto rivoluzionare il rapporto dei cittadini con la politica, con le istituzioni, con il concetto stesso di società civile e partecipazione sociale. Ora è giunto il momento di fare i conti con la realtà, di rendersi conto che la tanto decantata democrazia elettronica non è altro che una rivoluzione mancata. In Italia soprattutto. Voto con il telecomando, voto via e-mail, voto alle urne ma attraverso un pc e un touchscreen: si è detto di tutto e si è fatto poco. E prima di entrare in cabina si fanno ancora le code, con la matita in mano.

Sul sito della Camera campeggiano, sotto a ogni scheda, le e-mail dei vari deputati, che però, nella maggioranza dei casi, non sanno neppure di avere un indirizzo di posta elettronica e se lo sanno evitano allegramente di rispondere ai messaggi dei cittadini. Decine di comuni avevano strombazzato ai quattro venti il lancio imminente di nuovissime carte di identità elettroniche: per ora nulla di fatto. Si era parlato di banda larga e di come la sua diffusione avrebbe toccato anche i piccoli centri, ma la fibra ottica si ferma alle periferie delle grandi città e le comunità montane più all'avanguardia, per stare al passo con i tempi, si sono tirate su le maniche da sole, ricorrendo, com'è accaduto in Piemonte, a connessioni satellitari autonome. C'è stato persino chi (a destra come a sinistra) aveva promesso forum, discussioni, chat e videochat con i rappresentanti di governo per discutere con i cittadini delle riforme, per tastare il terreno sui grandi temi, per comunicare con "la base". Poi, quando Livia Turco e Alessandra Mussolini, qualche mese fa, hanno presentato alla Camera una proposta di legge sulle coppie di fatto, messa a punto anche grazie ai suggerimenti dei navigatori del sito di una nota trasmissione tv, è scoppiato il putiferio.

Negli Stati Uniti le cose vanno meglio, certo, ma la situazione non si è evoluta più di tanto negli ultimi anni e l'Europa non ha saputo approfittare del momento di stasi per mettersi al passo. Mentre in Italia i siti dei partiti campeggiano sul web con aria polverosa, Oltreoceano fioriscono gli esperti in gestione di campagne elettorali online e si organizzano corsi per attivisti che intendono utilizzare la rete per reclutare volontari. Le proteste contro la guerra hanno smosso un po' le acque e dato vita a movimenti trasversali e persino virtuali, ma dall'inizio della campagna per le presidenziali 2004 ci si aspettava molto di più e invece solo un candidato ha saputo approfittare di internet: Howard Dean. Ex governatore del Vermont, sconosciuto alla stragrande maggioranza dei cittadini americani, in corsa per la candidatura democratica alla Casa Bianca, aveva davvero poche speranze di emergere. Ma ha dato vita a una raccolta fondi online che lo ha portato, in breve, a farsi conoscere dal popolo della rete, ad avere denaro da spendere e di conseguenza a essere uno dei candidati più quotati. Ma la strada verso la vera democrazia elettronica è ancora lunga, e soprattutto non è pensabile sperare che siano le iniziative dei singoli a dare la svolta definitiva.

27  dicembre  2003

  Giorgia Camandona
  dalla rete
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In futuro
Lucio Stanca, ministro per l'Innovazione e le Tecnologie, ha annunciato che le linee d'azione per il rinnovo della Pubblica Amministrazione prevedono anche progetti di e-democracy, ossia democrazia digitale, per rinnovare il rapporto tra cittadini e decisioni pubbliche. Sono quasi 200 i milioni di euro stanziati per l'occasione.
Oggi
Il problema attuale non sono le amministrazioni locali, le quali tutto sommato hanno risposto bene alle rinnovate esigenze dei cittadini (trovare in rete i documenti che altrimenti dovrebbero ritirare ai vari sportelli dopo ore di coda), ma il Governo. Roma spesso confonde il concetto di democrazia elettronica con il rinnovo della pubblica amministrazione e dei servizi offerti online. Quel che manca in Italia è il rapporto tra politica e cittadino, incolmabile da un semplice sportello anagrafico elettronico.
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