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Quel ramo dei monarchici anti-Savoia Sulla vicenda del rientro, parla Sergio Boschiero, segretario nazionale dell'Unione monarchica italiana
Decine di lettori hanno scritto manifestando il proprio disinteresse per la vicenda dei Savoia, ma guarda caso, l'articolo sul (mancato) rientro, è stato fra i più cliccati. Per approfondire l'argomento del rientro - finora soltanto parziale, per la visita al Papa in Vaticano - abbiamo chiesto a Sergio Boschiero, segretario nazionale dell'Unione monarchica italiana perché i reali non sono ancora tornati: «Mi pare che sia una situazione piuttosto colorita. Ogni giorno c'è qualche novità. Io a dir la verità pensavo a un ingresso in Italia diverso».
Diverso in che senso, più rapido? Siamo un po' amareggiati: il rientro è stato preceduto da annunci di fedeltà alla Repubblica non richiesti. Tutte queste dichiarazioni le abbiamo trovate eccessive, è diventato un piagnisteo. Il re Umberto avrebbe agito diversamente, con più decoro. Era così scrupoloso a non abdicare a nulla che non ha mai scritto la parola Repubblica nei suoi documenti.
In che cosa hanno sbagliato i Savoia? Se loro con le dichiarazioni, coi fatti, con il comportamento protratto nel tempo nuocciono agli interessi dell'istituzione monarchica, per noi prevale l'istituzione monarchica. La Consulta del regno un anno fa si trovò di fronte a un fatto nuovo. Vittorio Emanuele scrisse una lettera al Presidente della consulta in cui chiedeva di non fare alcuna attività pro-monarchia con conseguenti danni alla consulta stessa. In seguito a varie vicende Vittorio Emanuele ha sciolto la consulta.
E cosa è successo? Apriti cielo... La consulta si è ribellata e si è deciso di tenerla in piedi: alla fine il Duca d'Aosta è stato designato come difensore dell'idea monarchica ed è stato proclamato erede al trono (un trono virtuale ovviamente), o meglio il trono di continuatore della tradizione sabauda.
Sì, ma perché non tornano in Italia? Poi abbiamo lasciato i due al loro destino. Non è facile spiegare, la questione sfugge alla logica.
Aspettano qualcosa dal procedimento aperto presso la Corte europea? A Torino fui io a convincere il loro avvocato e i due (Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto – ndr) dell'utilità di fare ricorso alla Corte europea limitatamente al primo e al secondo comma che riguardavano l'esilio e l'interdizione dai diritti civili. Rispetto ai beni avocati allo Stato (terzo e quarto comma) li consigliai di non inserire la richiesta nel procedimento alla Corte europea. Pare però che l'abbiano presentato per tutti e quattro i commi. Lo scopo del ricorso, senza la parte economica, era quello di spingere il governo ad abrogare la XIII disposizione transitoria e così è stato.
Starebbero aspettando questo? Non credo. Io ce l'ho con loro, ma non credo. Facevano con noi quello che facevano con la consulta. Io ho rotto ancora due anni fa. Sul nostro giornale le loro foto sono scomparse. Io ho del malumore nei loro confronti ma devo dire che finora l'unico dato certo è che Vittorio Emanuele, dimenticandosi che ha 66 anni compiuti, va a fare quello che io per la prima volta in un'intervista ho chiamato io il "Rally dei faraoni" ed è vittima dell'incidente.
E dunque? Che cosa c'è che non va nelle dichiarazioni dei Savoia? La vera ragione è questa, ma trovo contraddittorio che si viene a sapere che dal 2 dicembre Emanuele Filiberto è andato nel Senegal e ha portato degli aiuti per una scuola elementare (10mila euro) nella Guinea Bissau, quando io ho chiesto che facessero beneficenza per i terremotati del Molise. Per quanto riguarda loro ne rispetto il nome: sono due privati cittadini con un cognome illustre. Quanto a noi, abbiamo altri prìncipi e altri princìpi.
Questa storia ha fatto rinascere una curiosità, per la verità mai sopita, sulla monarchia. Si pensi all'evento mediatico più seguito degli ultimi 50 anni, il matrimonio di Lady Diana e del principe Carlo. Cosa ne dice lei che è segretario dell'unico movimento monarchico in Italia? Pensi a quei poveri monarchici che perdonerebbero loro qualsiasi cosa che soffrono in silenzio. Una simpatia monarchica diffusa, con spessore diverso anche tenue che sconfina con il repubblicanesimo, questa simpatia e questa voglia di regalità, nella peggiore delle ipotesi un non antagonismo alla monarchia, è molto diffusa. L'argomento tira. In tutta Italia ci sono 70mila tesserati dell'unione monarchica.
Segretario, grazie per la sua disponibilità a questa chiacchierata telefonica. Ah, si ricordi che da decenni querelano chiunque eserciti un po' di spirito critico nei loro confronti.
30
dicembre
2002
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