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La matematica non è un'opinione, la storia sì

Un libro di testo, in cui si parla bene della Destra e male della Sinistra, riaccende la polemica sul controllo e l'imparzialità dei libri scolastici

Poco meno di un anno fa la commissione Cultura della Camera approvò una risoluzione, vincolante per il governo, che prevede che il ministero dell'Istruzione controlli che nelle scuole la storia contemporanea sia insegnata secondo criteri «oggettivi rispettosi della verità storica» attraverso l'utilizzo di «testi di assoluto rigore scientifico che tengano conto di tutte le correnti culturali e di pensiero». Primo firmatario: Fabio Garagnani, capogruppo di Forza Italia in commissione Cultura. La polemica scoppiò immediatamente: si parlò di controllo, censura, revisionismo. La sinistra insorse e la destra rispose, per bocca di Guglielmo Rositani (An), che era ora di riportare le cose in prospettiva, che era tutta colpa della Democrazia Cristiana se i comunisti erano riusciti a svolgere, fino a quel momento, un ruolo egemonico nella storiografia degli ultimi 50 anni. I Ds dissero che si prefigurava un ritorno alla cultura di regime e la maggioranza rispose che, per il bene di tutti, ci si era semplicemente limitati a pretendere che venissero utilizzati libri di testo oggettivi e rigorosi e che non c'era di che allarmarsi.

Recentemente, però, un docente dell'Università Bicocca di Milano ha segnalato attraverso una mailing list un brano tratto dal libro di storia della figlia, studentessa di terza media. Il manuale in questione è stato scritto da Federica Bellesini e pubblicato per l'Istituto Geografico De Agostini con il titolo "I nuovi sentieri della Storia. Il Novecento". La parte incriminata, intitolata "La sinistra storica al potere", pagina 34, capitolo 2, paragrafo 1, recita così: «Gli uomini della Destra erano aristocratici e grandi proprietari terrieri. Essi facevano politica al solo scopo di servire lo Stato e non per elevarsi socialmente o arricchirsi. Inoltre amministravano le finanze statali con la stessa attenzione e parsimonia con cui curavano i propri patrimoni. Gli uomini della Sinistra, invece, sono professionisti, imprenditori e avvocati disposti a fare carriera in qualunque modo, talvolta sacrificando persino il bene della nazione ai propri interessi. La grande differenza tra i governi della Destra e quelli della Sinistra consiste soprattutto nella diversità del loro atteggiamento morale e politico».

Interpellati, editore e autrice si sono trincerati dietro un impenetrabile «no comment» e alle telefonate di chi insisteva per avere lumi hanno risposto con una lettera ufficiale, che dice tutto e niente: «Proporre una breve citazione avulsa dal contesto (un passo propedeutico alla lettura e alla comprensione del successivo paragrafo intitolato "Trasformismo e clientelismo") è una pratica che, anche se fatta in buona fede, induce a gravi fraintendimenti» e «L'importante è che nell'economia della trattazione vengano offerti allo studente materiali di studio coerenti con l'obiettivo di costruire giorno dopo giorno, pagina dopo pagina, competenze e conoscenze solide, insieme a un metodo di studio che lo aiuti a leggere, capire, verificare quanto viene proposto».

Lo stesso Fabio Garagnani che un anno fa si batté strenuamente per l'imparzialità dei libri di storia, dopo aver letto il brano incriminato, ha difeso la validità della teoria espressa e diplomaticamente dichiarato: «Mi sembra un'analisi abbastanza corretta, e sottolineo abbastanza, poiché riferita all'Italia umbertina di fine Ottocento. Certo, poi bisognerebbe verificare il resto del testo. E comunque le analisi storiche vanno fatte periodo per periodo, è ovvio che una frase del genere non è applicabile ai nostri giorni». Ma quel che molti contestano alla Bellesini è proprio quel tempo verbale che passa al presente quando si parla della Sinistra, come a dire che certe valutazioni valgono ancora. Naturalmente, poiché non esiste un reticolo perfetto all'interno del quale uno storico si possa e si debba muovere, l'imparzialità assoluta è un'utopia. Ma la Commissione Cultura non dovrebbe seguire la propria vocazione e leggere il manuale della De Agostini per intero per poi esprimere una valutazione completa, «oggettiva e rispettosa»?

28  novembre  2003

  Giorgia Camandona
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Negli Usa
Per spiegare le gesta di Ulisse, gli autori di un testo scolastico americano di storia non hanno trovato di meglio che paragonarlo all'Indiana Jones del cinema. Ma c'è di peggio: Newton confuso con Galileo, l'equatore che passa attraverso la Florida e il Texas, la storia recente dell'Irlanda del Nord riscritta. La nuova ondata di libri pubblicati per l'anno scolastico 2003-2004 contiene, tra le altre cose, i primi tentativi di spiegare ai ragazzi cos'è stato l'11 settembre 2001 e quali sono i motivi per cui l'integralismo islamico ha messo l'America nel mirino. In un testo della McGraw-Hill si chiede ai ragazzi di sintetizzare in tre punti «perché i musulmani sono diventati arrabbiati con gli Stati Uniti». Un altro libro definisce la jihad islamica come il tentativo personale «di fare del proprio meglio per resistere alla tentazione e sconfiggere il male». Altrove si legge che in molte città degli Usa «i neri poveri si trovano spesso alla mercé di negozianti e padroni di casa ebrei, che decidono quando fare credito ai loro clienti e quando no». Alcuni interventi di censura hanno fatto sì che venissero coperte le parti intime di una statua che domina la sede del New York Stock Exchange a Wall Street e che siano stati cancellati i riferimenti al cognac e allo champagne nelle descrizioni della Francia, per il timore di favorire l'alcolismo. Meno scrupoli, però, gli autori dei testi li hanno avuti nell'utilizzare biscotti di una nota marca per insegnare ai ragazzi a fare le somme o nel nominare Nike, Gatorade o McDonald's nei testi di alcuni problemi aritmetici.
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