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I "sinistri" del pallone

Da Paolo Sollier a Fabrizio Miccoli: il calcio nel segno di Che Guevara e del... Perugia

In principio fu Paolo Sollier, pugno alzato e militanza politica nell'estrema sinistra. Oggi è Fabrizio Miccoli, maglia dei Sud Sound System (gruppo ragamuffin salentino) nascosta sotto la divisa, ma ostentata con orgoglio dopo ogni gol, e tatuaggio di Che Guevara sul polpaccio destro.

In mezzo Perugia, o meglio il Perugia, destinato a essere unito nell'immaginario collettivo oltre che dalle urla di Serse Cosmie dai ritiri punitivi di Luciano Gaucci anche da questo sottile filo rosso. E mai colore fu più azzeccato. Rosso come la maglia dei grifoni, ma soprattutto come l'anima dei cuori di sinistra che negli anni hanno scandito la storia del calcio perugino. Curiose trame del destino e coincidenze figlie del caso, ma la rossa Perugia si è rivelata comunque un fertile humus per le radici dei suoi protagonisti.

Come non citare per esempio quel "rossaccio" di Renzo Ulivieri che proprio sulla panchina del Perugia ha vissuto una delle sue prime esperienze da allenatore, o il ribelle bomber Cristiano Lucarelli (oggi al Torino), salito qualche anno fa agli onori delle cronache per aver esibito l'icona del "Che" dopo un gol e svezzatosi, guarda caso, proprio nella primavera del Perugia?

E in un mondo come quello del pallone in cui è già rarissimo trovare qualcuno che non si esprima per luoghi comuni, è quasi impossibile imbattersi in chi sventola senza tabù la propria fede politica. Il che rende ancora più singolare la coincidenza di Perugia e della sua squadra, culla perfetta, si direbbe, per questi "guevaristi" del pallone.

Con qualche differenza fra ieri e oggi. Ai tempi di Sollier , cuore di giocatore e cuore di curva erano un tutt'uno. Dietro la porta campeggiava lo striscione dell'unico gruppo di tifosi del tempo, l'Armata Rossa, con tanto di (indovinate un po'?) Che Guevara dipinto nel mezzo. Oggi la realtà è diversa e anche la curva del Perugia, come quasi tutte le curve d'Italia, si è frammentata e divisa in gruppi diversi spesso generati da una differente matrice politica. Il che forse, rispetto a Sollier, rende Fabrizio Miccoli un po' più solo.

L'unico personaggio, dall'avvento della seconda repubblica a oggi, a essere riuscito nell'impresa di unire una curva, uno stadio e una città nel suo modo anarchico di vedere la vita e il calcio è stato un uomo capace di sfuggire a tutte le etichette (e forse per questo anche alla grande carriera che avrebbe meritato): il suo nome? Giovanni Galeone. A Perugia, città di sinistra, lo chiamavano il Profeta. Come a Pescara, città di destra.

25  dicembre  2002

  Matteo Grandi
  dalla rete
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Curve politiche
Da sempre la politica e lo sport vivono il loro primo (e spesso unico) momento d'incontro in curva. Curve politicizzate o schierate, a destra o a sinistra, sono sempre esistite e hanno riempito le cronache più delle scelte politiche dei giocatori, quasi sempre sottaciute. In costante aumento il numero delle curve divise al loro interno anche politicamente.
Il caso Buffon
Un caso che non aveva mancato di suscitare polemiche riguardò, un paio di stagioni fa, il portiere della nazionale, Gigi Buffon. Buffon, allora al Parma, scelse per la propria maglia il numero "88". E per questo motivo venne immediatamente accusato di estremismo, filo-fascismo e antisemitismo. L'88 è infatti la sigla nazista per "Heil Hitler". Il povero Gigi provò a giustificarsi spiegando che lui quel numero lo aveva scelto perché rappresentava 4 "attributi", anziché i classici 2. Poi per evitare ulteriori polemiche ha semplicemente cambiato numero.
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