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Il guru dei guru

A tu per tu con Dick Morris, il più famoso e brillante politologo americano

Quando in America si parla di politica, ad alto livello, il nome di Dick Morris non manca mai (vedere box a lato). È stato il consigliere del presidente Clinton, ha curato le campagne elettorali di un enorme numero di candidati, sia repubblicani che democratici, ed è semplicemente il più famoso e brillante politologo americano. L'abbiamo intervistato. Ha risposto alle nostre domande su diversi temi: l'Europa, Berlusconi, gli Stati Uniti e la politica estera, Bill e Hillary Clinton, il suo lavoro di stratega e consigliere politico.

L'Europa
Signor Morris, che percezione si ha a Washington dell'Europa? Un colosso o un moscerino in un occhio?
Nessuna delle due. Gli americani considerano l'Europa come un posto favoloso, eccitante, che amano visitare e di cui vogliono sapere tutto. Ora vedono la Francia sotto tutta un'altra luce però. Siamo offesi con i francesi perché non ci hanno offerto il loro supporto quando avevamo bisogno di aiuto per combattere il terrorismo. Pensiamo che dopo che li abbiamo salvati in due guerre mondiali e in una guerra fredda, questo comportamento sia ottuso ed egoistico. Gli americani amano l'Italia e il governo americano ha ottime sensazioni su Berlusconi.

In fondo gli Usa vogliono un'Europa sempre più grande e dunque sempre meno unita e Berlusconi sembra stia facendo il gioco di Bush. È corretto?
Non concordo con questa analisi. L'Ue ha bisogno di allargarsi e allo stesso tempo di proteggere i principi democratici nei Paesi dell'est. Se la conseguenza di questo è che c'è meno unità politica, beh, non si tratta certo del risultato di una strategia dei politici americani. Né la gente, né il governo americano, nessuno qua è interessato a come vanno le cose all'interno dell'Ue. Tuttavia ci interessa molto poter aiutare i Paesi dell'est che sono appena entrati come schiavi a far parte del sistema.

Berlusconi
Berlusconi ha sicuramente problemi di immagine, commette una gaffe dietro l'altra. Se fosse nelle sue mani cosa gli consiglierebbe? Su cosa punterebbe la sua prossima campagna elettorale?
Penso che Berlusconi sia una figura fresca e nuova nello scenario politico internazionale. Commette tante gaffe semplicemente perché dice spesso quel che altri pensano ma non hanno il coraggio di dire. Il vero problema di questo mondo non sono i politici come Berlusconi, che dicono quel che gli passa per la testa, ma quelli che sono troppo timidi per combattere il mondo pensante dei mezzi di comunicazione, come Schroeder in Germania.

Cosa dovrebbe fare in generale l'Italia in termini d'immagine per il semestre europeo, visto che siamo partiti con il piede sbagliato?
L'Unione europea rappresenta un'enorme minaccia alla democrazia. È burocrazia pura, letteralmente, un governo fatto di e da burocrati. Nessuno li ha votati, non servono la causa e operano senza neppure il controllo di colleghi che siano stati democraticamente eletti. Il parlamento europeo è tanto debole e inutile da essere una barzelletta: i suoi membri non possono presentare disegni di legge, solo i burocrati possono. Il Consiglio dei ministri che governa l'Unione europea ha un potere ridottissimo sulle decisioni che ci sarebbero da prendere a livello quotidiano. Il risultato di tutto questo è che l'Europa sta diventando come il Giappone: un Paese governato da burocrati e non dagli elettori. La libertà è sacrificata all'ingegneria sociale e i burocrati ci dicono come dobbiamo vivere. E di conseguenza l'Europa e il Giappone cadono sempre più in basso, sempre più in coda agli Stati Uniti e all'Inghilterra quando si tratta di economia, di potere e persino di popolazione. L'idea europea è quella di imporre tasse salate e un ordinamento preciso attraverso la burocrazia, dopo che questa ricetta è stata ampiamente smentita e bocciata dagli elettori. Stanno cercando di ottenere con la regolamentazione quello che non sono riusciti ad avere attraverso forme di legislazione democratiche. In buona sostanza, l'Italia dovrebbe seguire il sentiero tracciato da Berlusconi, tentare di ottenere più libertà nel commercio e meno regole dai governi. La diminuzione della popolazione italiana, il crollo delle nascite, è sintomatico della mancanza di speranza che questi governi eccessivamente burocratici inducono nei cittadini. Ci tengo però a sottolineare che queste sono opinioni personali, che non necessariamente rappresentano quelle della maggioranza dei cittadini americani o del governo Usa.

Gli Usa e la politica estera
I nuovi rapporti internazionali sembrano impostati su grande cordialità e amicizia, immagini di baci e abbracci che fanno il giro del mondo. Basti pensare a Bush e Berlusconi o a Bush e Putin. Un nuovo metodo di fare politica estera? Più o meno efficace?
Penso che Putin abbia capito di aver puntato sul cavallo sbagliato con l'Iraq e che voglia avere un rapporto privilegiato con Bush. Bush, dal canto suo, è molto grato a Berlusconi per il suo supporto. I baci e le strette di mano (una cosa vale l'altra) non sono mai un gesto genuino quando si tratta di politici. E poi è più facile piantare il coltello nella schiena a qualcuno quando lo si abbraccia.

Si intensifica la caccia a Saddam Hussein. Cosa è meglio per Bush, prenderlo vivo e processarlo di fronte al mondo o "trovarlo" morto?
Vivo o morto non fa differenza, ma dobbiamo assolutamente prenderlo.

Bill e Hillary
Anche in Italia è giunta eco della polemica con Hillary Clinton, su Bill che mena le mani. Un commento. Cosa è accaduto dopo la sua lettera aperta? Hillary ha risposto?
No, non ha risposto. È stato un episodio molto doloroso per me, che ha lasciato una profonda cicatrice nel mio rapporto personale con il presidente Clinton. Ho lavorato per lui nel 1995 e nel 1996 e l'ho aiutato durante lo scandalo di Monica, ma da quando mi ha fisicamente aggredito la nostra amicizia non è più la stessa.

Nel suo ultimo libro "Off with their heads" (più o meno "Tagliamo quelle teste") lei scrive: «Tutti i nostri problemi col terrorismo sono iniziati con Bill». Può argomentare?
Bush si merita 8 mesi di biasimo per quel che è accaduto l'11 settembre (i mesi in cui era in carica prima che la tragedia avvenisse), ma Clinton si merita 8 anni. Intendiamoci: sotto moltissimi punti di vista Bill Clinton è stato un ottimo presidente. Ha rimesso in sesto i nostri bilanci, ha reso la nostra economia competitiva a livello globale, ha diminuito il divario tra ricchi e poveri, ha aiutato la gente che era nelle liste di disoccupazione a trovarsi un lavoro, ha contribuito alla pace in Irlanda e in Bosnia. Ma per quel che concerne il terrorismo è stato un fallimento. Non ha mai preso sul serio le minacce e ha rifiutato molte proposte per l'ampliamento dei poteri dell'Fbi e della Cia nella lotta al terrorismo. Tutti errori che ho elencato nel mio libro.

Hillary ha davvero le potenzialità per diventare la prima donna presidente Usa? Ci proverà?
Ci proverà di sicuro. È più verosimile però che tenti la scalata nel 2008 piuttosto che nel 2004. Sarà molto probabilmente il candidato di punta per i democratici e ha ottime chance di vincere le elezioni.

Il suo lavoro
Ha lavorato sia con i democratici che con i repubblicani: pregi e difetti degli uni e degli altri
In entrambi i partiti ci sono idee buone e idee pessime. I democratici sono i migliori quando si tratta di ambiente, di aiuti ai poveri, di migliorie al sistema sanitario nazionale, ma poi sono troppo vincolati alle tasse, che con loro diventano salate, e trascurano la difesa e la sicurezza nazionale. I repubblicani, invece, sono lodevoli nella loro ferma lotta al terrorismo e nel loro sostegno al ribasso delle imposte, ma sono troppo severi con tutto quel che concerne il welfare, l'aborto, l'omosessualità. Non lasciano che la gente viva come meglio crede.

Lei da anni gestisce un sito di successo, Vote.com, un esempio di democrazia elettronica. Quale futuro per la politica online?
La politica si sposterà presto dalla televisione a internet. Negli Stati Uniti sempre meno gente guarda la tv. Negli Anni Ottanta il 90% della popolazione seguiva la prima serata, ora solo un terzo dei cittadini americani sta davanti alla tele la sera, mentre la fruizione di internet continua a crescere. Non solo: Howard Dean, il democratico in corsa per le presidenziali, è diventato uno dei candidati più importanti soltanto grazie alla sua incessante attività in rete. Internet consente alla gente di dare vita a movimenti di massa e coalizioni senza dover necessariamente avere accesso a quantità spropositate di denaro: la comunicazione online è gratuita. Questo sta dando vita a un'era completamente nuova per la politica, un'epoca in cui i soldi contano meno e i movimenti politici si costruiscono dal basso verso l'altro e non più dall'alto verso il basso.

Durante la Guerra in Iraq internet ha giocato un ruolo fondamentale e ha smosso enormi manifestazioni di massa: una riflessione
L'opposizione alla guerra in Iraq (guerra che, per inciso, io ho sostenuto e supporto tutt'ora) è stato un ottimo esempio del potere che internet ha e della libertà che dà. Un altro caso è quello della lotta alla burocrazia globale (lotta che sostengo), si tenta di gestire l'economia del mondo intero con le scartoffie senza passare per i normali processi democratici. Entrambi i movimenti sopra citati non sarebbero stati così forti senza il web. In un certo senso lo slogan studentesco degli Anni Sessanta, «Potere al popolo», che poi è stato schiacciato dall'era della televisione, sta ritornando a galla e potrebbe diventare realtà proprio grazie a internet.

Dà più soddisfazione lavorare su un candidato grezzo, da svezzare, o è meglio affinare le armi di uno già dotato?
Mi vanno bene l'uno e l'altro. Davvero, non ho preferenze

Il suo nuovo libro ("Off with their heads") verrà mai tradotto in Italia?
Ci terrei molto che venisse pubblicato anche nel vostro Paese, ma purtroppo non ho ancora un accordo con nessun editore italiano. Parla dell'importanza della guerra al terrorismo ed è una condanna ai media di tutto il mondo, perché l'informazione ha fallito, non è stata in grado di spiegare alla gente quanto era davvero importante questa guerra.

27  settembre  2003

  Giorgia Camandona
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Chi è
Dick Morris
La sua è una di quelle figure che nel panorama italiano mancano, e se ci sono non ricevono certo la stessa attenzione dai media e non hanno lo stesso potere. Da esperto organizzatore di campagne elettorali, a curatore di immagine, a politologo di fama (ormai mondiale). Dick Morris è considerato un vero e proprio guru, anzi, il guru della politica americana. È stato accanto a Bill Clinton nei suoi momenti migliori e peggiori (anche durante il sex-gate) e ha seguito alcune tra le più importanti battaglie elettorali, stando indifferentemente dalla parte dei repubblicani o dei democratici (e vincendo praticamente sempre). Una caratteristica che ha reso famoso lui e la sua professionalità. Il Time Magazine lo ha battezzato «il più influente cittadino americano», una definizione più che azzeccata. Da qualche anno segue anche la politica estera e si è impegnato - con successo, inutile dirlo - in Messico, Uruguay e Argentina. Chissà che un giorno non si occupi anche del Belpaese. In attesa gestisce un sito, Vote.com, uno dei più riusciti esempi di democrazia elettronica al mondo: ai navigatori vengono sottoposti quotidianamente sondaggi su temi di attualità e i risultati vengono spediti dove conta, a chi in quel momento deve prendere la decisione giusta. Più influente di così... Qualche mese fa, dopo che Hillary Clinton ha pubblicato il suo libro, le ha scritto una lettera aperta accusandola di aver omesso una parte fondamentale nel testo: la vera motivazione per cui decise di dimettersi e lasciare Bill e Hillary soli alla Casa Bianca. Pare che il presidente, in uno scatto d'ira, abbia messo le mani addosso a Dick Morris e stesse per tirargli un pugno in piena faccia, fermato all'ultimo momento solo dall'intervento di Hillary. Un episodio sgradevole che Morris non ha mai perdonato a Bill, nonostante gli interventi di lei e le scuse di lui. Non c'è stato nulla da fare. Chissà che Morris non torni a occuparsi della famiglia quando a correre per la Casa Bianca ci sarà la signora Rodham Clinton.
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