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Dieci anni di sprechi in Italia Un dossier di Raffaele Costa (Forza Italia) denuncia 10 anni di sprechi negli aiuti umanitari da parte della Farnesina: 300 miliardi di lire buttati via
Lui è lo sceriffo di sempre. Raffaele Costa, liberale, ex ministro, ex candidato sindaco a Torino con l'idea fissa per le campagne elettorali giocate sulla tolleranza zero. Il parlamentare di Forza Italia, oggi se la prende con gli sprechi. Di spese per lo Stato d'altra parte si era già occupato in numerose pubblicazioni. Ora in un corposo dossier descrive e denuncia gli ultimi 10 anni di sperperi e ritardi dovuti alla burocrazia.
Costa analizza e raccoglie 110 casi in cui è stato coinvolto il ministero degli Esteri nell'ambito di spese ingiustificate, anche legali, interessi maturati per mancati pagamenti e danni miliardari sborsati dallo Stato. Nel mirino dell'onorevole di Mondovì la Cooperazione allo sviluppo e gli aiuti ai paesi del Terzo Mondo. Qualcosa evidentemente è andato storto nei rapporti fra lo Stato e le ditte operanti all'estero per costruire opere, vendere merce, offrire tecnologia e servizi. Ma non è stato un caso, era la prassi. Lo dimostrano gli atti giudiziari della Farnesina nei quali si vede uno Stato sommerso dalle vicende giudiziarie o arbitrali e costretto a risarcire denari che si sarebbero potuti risparmiare.
La denuncia è bi-partisan, tocca cioé tutti gli schieramenti (dal 1993 a oggi si sono avvicendati nei palazzi del potere centrosinistra, centrodestra e i governi tecnici) e non coinvolge direttamente ministri ma soprattutto funzionari, per dirla con un eufemismo, poco attenti a risparmiare e anzi dediti a male amministrare il denaro pubblico. Anche le leggi ci hanno messo del loro: «Leggi burocratiche assurde, controlli complessi ma inutili, appalti sbagliati, disinteresse che - spiega Costa - hanno generato un'alluvione di sprechi».
L'onorevole punta il dito su vicende di ordinaria amministrazione che a tratti sfiorano il grottesco. Come quella donazione di aerei che il Governo italiano volle fare alla Somalia nel 1986 e che le autorità locali rifiutarono chiedendone la rimozione. Un diniego costato 110 milioni di cui 29 in interessi per l'affitto di hangar e spese varie. Sono soltanto briciole se si considera la storia del mulino costruito in Guatemala il cui conto arrivò dal 1987 al giugno 2002 a 6,2 miliardi di lire (di cui 4 soltanto di interessi maturati in 15 anni).
Le cifre salgono in Senegal dove un piano di sviluppo da 25 miliardi ne costa 39 (13 per interessi e 1 per spese arbitrali) o ancora in Somalia dove un primo pagamento di 18 miliardi di lire a un consorzio viene effettuato, ma la ditta richiede una revisione dei prezzi che comporta un aggravio di spesa di 16 miliardi di cui 7 per la revisione e 9 per i soliti interessi. E si potrebbe continuare con l'acquedotto dell'Angola costato un terzo in più rispetto al previsto per i ritardi nei pagamenti, con l'iniziativa di cooperazione e sviluppo in Camerun costata 6 miliardi sui 3 preventivati.
I casi sono descritti con un tono da "Forse non tutti sanno che" della "Settimana enigmistica" a completare un quadro che, se non fosse drammatico, farebbe davvero ridere.
7
settembre
2003
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