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E il Cavaliere sbagliò Carlo

Berlusconi casca sulla citazione storica e Carlo IV diventa Carlo V...

Non ha resistito. Nel presentare l'accordo ufficiale con il quale lo Stato italiano affida al Fai il parco Villa Gregoriana di Tivoli e approfittandone per respingere le critiche al suo governo «dopo appena 15 mesi di attività», Silvio Berlusconi ha voluto scomodare la storia.

«Sono stato a Praga per il summit Nato e dopo il vertice ho visitato la città. Ho chiesto chi fosse il committente di quella continuità di bellezza e quando mi hanno risposto che era stato Carlo V confesso di avere provato un moto di invidia – ha ammesso il Cavaliere -. Poi ho domandato quanto ci avesse messo e mi hanno risposto che aveva governato per cinquant'anni... Ora, qui i tempi sono tutti accelerati, per cui un governo che è in sella da 15 mesi si vede, invece, attribuire colpe di inattività, mancata iniziativa e così via».

Ahi, ahi, ahi, signor Berlusconi: è cascato sull'imperatore. Sì, perché il commitente delle bellezze architettoniche ammirate dal premier nella capitale della Repubblica Ceca, non è Carlo V (1500-1558), bensì Carlo IV (1316-1378). E a voler fare proprio i primi della classe, Carlo V divenne imperatore del Sacro Romano Impero nel 1519 e abdicò nel 1556, totalizzando quindi 37 anni d'impero e non cinquanta, anche se - va detto – già nel 1506, a sei anni, dopo la morte del padre Filippo il Bello, divenne "erede presuntivo" dei beni spagnoli e di quelli asburgici, mentre a sedici anni venne proclamato re di Spagna, succedendo al nonno materno Ferdinando il Cattolico.

Insomma, è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare. L'impero di Carlo V sarà anche stato immenso, ma le monumentali opere pubbliche che hanno impreziosito Praga contribuendo a renderla la splendida città che è, si devono a Carlo IV di Lussemburgo e alla sua ambizione di trasformarla nella capitale dell'impero.

Così sui libri di storia. Per colpa di un po' di distrazione (del Cavaliere o di chi gli ha scritto il discorso) va in in fumo l'occasione ghiotta di tirar fuori una bella citazione colta, parlando di cultura e il presidente del Consiglio finisce per scivolare su una doppia gaffe storica, così come avvenne a un altro vertice della Nato, quello di Pratica di Mare (vedi box a lato). La vicenda di Romolo e Remolo, per intendersi. Sarà forse stata l'emozione di accostare il proprio nome a quello di un uomo sul cui impero non tramontava mai il sole.



30  novembre  2002

  Elena Cipriani
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Romolo&Remolo
Vertice Nato di Pratica di Mare del 28 maggio scorso. Padrone di casa è Berlusconi, che durante il suo intervento parla così della fondazione della città di Roma: «Ed Enea diede luogo a una dinastia da cui nacquero Romolo e Remolo». Non contento, il Cavaliere infila una seconda gaffe, chiamando Giulio - e non Ascanio - il figlio di Enea. Quel fondatore della Città Eterna (Remo) trasformato per l'occasione in uno dei sette nani, rimbalza su tutti i giornali. Per tutta risposta, Berlusconi dichiarerà: «Romolo e Remolo? Ho inventato una cosa che suona meglio: anche l'orecchio vuole la sua parte».
La prostata dell'imperatore
Carlo V soffriva di problemi alla prostata. Il suo medico personale ideò per lui questa terapia: mediante una sonda introduceva nell'uretra prostatica una "candeletta" contenente una sostanza corrosiva a base di calce viva, albume d'uovo e bava di lumaca. Per anni Carlo V si sottopose al trattamento, ma senza risultato: tra i motivi che lo spinsero ad abdicare pare vi fosse anche lo stato di sofferenza cronica cui era giunto.
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