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Pinochet: cronaca di un caso giudiziario

La Corte Suprema del Cile ha deciso: l'ex dittatore cileno potrà essere processato per i crimini dei quali si è macchiato con l'operazione "Condor". Ma la guerra non è ancora finita

Augusto Pinochet ha perso un'altra battaglia. Con tre voti a favore e due contrari, il 4 gennaio 2005 la Corte Suprema di Santiago ha respinto il ricorso della difesa dell'ex dittatore e ha dato via libera agli arresti domiciliari e all'incriminazione disposti lo scorso 13 dicembre dal giudice cileno Juan Guzman Tapía.

Pinochet potrà essere processato per un omicidio e nove sequestri aggravati avvenuti nell'ambito del famigerato "Plan Condor", ideato nel '74 da Manuel Conreras, capo dei servizi segreti cileni (attuato dalle dittature sudamericane Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e ovviamente Cile, con l'appoggio politico, operativo ed economico della Cia), per perseguitare ed eliminare gli oppositori politici con operazioni congiunte dei servizi segreti, dei paramilitari e degli squadroni della morte, anche oltre i confini territoriali.

Il ricorso all'Alta Corte era sostenuto da certificati medici che avrebbero dovuto dimostrare l'impossibilità dell'ex generale (ora 89enne) di affrontare un procedimento penale per problemi fisici e mentali. Ancora una volta, dunque, i legali di Pinochet si sono appellati alle condizioni di salute del loro cliente per riuscire a evitare il processo, dopo le sentenze che gli revocavano l'immunità (quella di primo grado del 28 maggio 2004 della Corte d'appello e quella di secondo grado del 26 agosto 2004 della Corte Suprema). Proprio come già era successo nel luglio del 2002 con l'archiviazione da parte dell'Alta Corte cilena del processo sulla Carovana della Morte (operazione militare che nel '73 portò all'uccisione di 75 persone, 18 delle quali "desaparecidas") a causa dei problemi mentali di cui, secondo la difesa, avrebbe sofferto l'imputato Pinochet (demenza vascolare, comunemente nota come arteriosclerosi).

Ma questa volta gli avvocati della difesa hanno avuto torto. E ora l'ex Generale, che un tempo si vantava che «in Cile non si muove niente senza che io lo sappia», si trova nella condizione, del tutto impensabile solo poco tempo fa, di poter essere giudicato dai tribunali del proprio Paese. Un momento atteso da tempo dai parenti degli oltre 3200 dissidenti ufficialmente desaparecidos (ma potrebbero essercene molti altri)e dalle migliaia di persone torturate nel corso degli anni della dittatura dell'ex Generale.

Una decisione che arriva dopo che in passato lo stesso Governo cileno si era adoperato per far rientrare Pinochet a Santiago dal suo "esilio forzato" di Londra, dato che «nessun tribunale straniero può giudicare un compatriota per delitti commessi dentro il nostro Paese» (e infatti, posto agli arresti domiciliari per violazione dei diritti umani il 18 ottobre del '98, venne liberato nel 2000 «per ragioni umanitarie» dal Ministro degli Interni del Regno Unito Jack Straw).

Inaspettatamente, a favorire la storica decisione dell'Alta Corte cilena è stato lo stesso Pinochet che, presentandosi davanti al giudice Sergio Muñoz in merito alle indagini a suo carico per i depositi segreti presso la Riggs Bank di Washington (rivelati da una commissione d'inchiesta del Senato Usa), si era difeso in modo lucido e attento dichiarando che quei soldi erano in realtà solo risparmi e donazioni. Fatto assai singolare per chi è stato riconosciuto affetto da demenza, seppur moderata.

L'altro errore dell'ex generale è stato quello di apparire in perfetta forma in un'intervista rilasciata nel 2003 a un canale televisivo di Miami. Entrambe i fatti sono stati presentati dall'accusa come prove capaci di sollevare dubbi sulle reali facoltà mentali dell'imputato. Questo, oltre alla progressiva perdita di consensi da parte dei suoi ex sostenitori (compreso l'esercito), ha portato alla storica sentenza del 4 gennaio.

Strada spianata, dunque, anche per gli altri giudici incaricati di procedere contro Pinochet nell'ambito dei diversi processi a suo carico sui quali sia la Corte d'appello che la Corte Suprema dovranno tornare a pronunciarsi: Alejandro Solís che l'ha incriminato per l'omicidio dell'ex generale Carlos Prats (che si sarebbe rifiutato di partecipare al golpe per rovesciare il governo di Salvator Allende) e di sua moglie Sofia avvenuto il 30 settembre 1974 mentre si trovavano in esilio in Argentina; il giudice Sergio Muñoz, che lo indaga per frode ed evasione fiscale per un totale di 3,6 mln di dollari in conti di investimento alla Riggs Bank; e il magistrato Raúl Rocha che lo persegue per una causa civile di indennizzo.

Ma i difensori assicurano che la guerra non è ancora finita.



9  gennaio  2005

  Alice Voltolina
  dalla rete
Il dramma dei desaparecidos I nomi e i volti (in spagnolo)
Amnesty International Per la difesa dei diritti umani
Memoria e Giustizia Il processo di Pinochet in Cile (inglese e spagnolo)

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Dagli anni '70 a oggi

1970: Salvator Allende viene eletto Presidente del Cile.
1973: 11 settembre, con un colpo di stato in cui Allende muore, il comandante dell’esercito Augusto Pinochet prende il potere e si autoproclama Presidente. Inizia la dittatura.
1980: un referendum pilotato rinnova la carica di Pinochet per altri 8 anni.
1989: un plebiscito sancisce il ritorno alla democrazia, ma Pinochet rimane capo dell’esercito e diventa senatore a vita.
1998: La Procura spagnola chiede alla Gran Bretagna l’estradizione di Pinochet mentre questi si trova a Londra per un’operazione. L’accusa è di crimini contro l’umanità. In Cile iniziano ad arrivare denunce contro l’ex dittatore.
2000: Il Ministro degli Interni inglese Jack Straw libera Pinochet per ragioni umanitarie.
2002: La Corte Suprema archivia il processo sulla Carovana della Morte perché Pinochet è mentalmente incapace di difendersi.
2004: Viene revocata l’immunità di Pinochet. Il 13 dicembre Juan Guzman ne dispone gli arresti domiciliari e formalizza l’incriminazione per un omicidio e nove sequestri aggravati avvenuti nell’ambito dell’Operazione Condor. La difesa fa ricorso, ma la Corte d’appello conferma gli arresti domiciliari.
2005: Dopo un secondo ricorso da parte della difesa anche la corte Suprema conferma gli arresti domiciliari e dà il via libera al processo contro Pinochet nell’ambito dell’Operazione Condor.

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