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Quei ricconi del Cremlino Svelati gli stipendi segreti dei capi dell'ex Unione Sovietica
Un altro segreto della vecchia madre russia è stato svelato: il settimanale russo "Itogi" ha reso noti gli stipendi dei leader sovietici. Che non fossero tutti uguali si sapeva: Lenin ci aveva rinunciato già nel 1920 con un’ordinanza il cui scopo dichiarato era quello di stimolare il lavoro e la produttività. Il padre della Rivoluzione d’ottobre decise il proprio, 500 rubli al mese, usando come riferimento la retribuzione media di un operaio specializzato nel 1917.
Stalin inasprì ancora di più le differenze di salario nelle fabbriche per incentivare la produzione: chi non ricorda Stachanov, il minatore che in un solo giorno arrivò a produrre 102 tonnellate di carbone superando di ben 14 volte il minimo imposto dal regime? Stalin prendeva 10mila rubli al mese, aveva case, ville, residenze al mare e in campagna (la tradizionale dacia), automobili (si mormorava anche di una metropolitana privata) e una fidata servitù scelta tra i funzionari della Nkvd, la polizia politica sovietica responsabile delle purghe e delle repressioni staliniane.
Nel febbraio del 1956 Nikita Kruscev fu nominato segretario del Comitato centrale del partito comunista dell'Urss e di fatto leader del Paese. Fu lui ad abolire le "buste di Stalin" (un sistema di pagamenti che gonfiava a dismisura le entrate dei massimi leader del partito), a denunciare il dittatore e suoi crimini nel famoso rapporto segreto letto al XX congresso del Pcus, fu anche l’artefice della destalinizzazione ma, fino alle dimissioni (nel 1964), prese lo stesso stipendio di Stalin: 10mila rubli al mese.
Leonid Breznev, al potere tra 1964 e 1982, guadagnò quasi mezzo milione di rubli al mese, una fortuna in confronto agli 80 di un insegnante di campagna. Gli altri esponenti del partito, oltre allo stipendio, potevano contare anche su bustarelle, pagamenti per presunte opere letterarie e per il raggiungimento di particolari traguardi sociali. Per venire a tempi più recenti, Gorbaciov, eletto segretario generale del Pcus dopo la morte di Chernenko nel 1985 prese, fino alle dimissioni nel 1991, l'equivalente di 800 dollari al mese, circa 5 volte il salario medio. Oltre il doppio per Putin: 1800 dollari/mese, 13 volte il salario di un operaio specializzato. Ma in tutti questi casi, però, i "benefits" erano e sono di ben altro (e alto) livello.
8
febbraio
2003
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