Libero Community Blog Video News Mail Search ADSL & Internet
  Cerca le notizie    nel web 
  Mattutino | Newsletter   Meteo 
 
   le nuove news
   come eravamo
   editoriali
   webmagazine
   speciali
   noi2000
   gossip
   internet life
   newsletter

 
In fuga dall'America di Bush

Verso il Canada, ma anche in direzione Nuova Zelanda e Australia. All'indomani della rielezione di Bush, i democratici delusi cercano di cambiare vita in Paesi più progressisti

All'indomani della rielezione di George W. Bush alla guida del Paese per altri quattro anni, la grande fuga di alcuni disillusi americani di fede democratica è subito iniziata. Almeno nelle intenzioni. I consolati di Canada, Nuova Zelanda e Australia sono stati sommersi da una pioggia di richieste di cittadini ansiosi di emigrare. L'effetto-Bush ha spinto gli statunitensi a cercare Paesi meno conservatori, più aperti alla legalizzazione dei matrimoni fra i gay, alla depenalizzazione della marijuana e al finanziamento del sistema sanitario. A rischio, secondo i democratici, ora ci sono anche la legge sull'aborto, i diritti civili degli omosessuali e la possibilità che la ricerca staminale sia limitata ulteriormente. Tutte tematiche che dividono profondamente l'amministrazione Bush dalla politica dei democratici.

Lo scenario generale non è nuovo. Già durante la guerra fredda molti americani parlavano di emigrare in Australia per evitare i rischi. E in questi giorni si sta delineando una situazione simile anche se dai vari consolati negli Usa le autorità invitano alla cautela. «Succede a ogni elezione», hanno sottolineato i centralinisti delle ambasciate straniere. «La maggior parte delle persone che telefona ai consolati è spinta dalla frustrazione, ma tanti altri cittadini americani fanno sul serio».

Senza dubbio la meta verso cui sono più attratti è il Canada. All'ambasciata canadese a Washington, che gestisce il maggior numero di richieste relative all'immigrazione, le domande sono aumentate in pochi giorni. Il numero di cittadini Usa che ha visitato il sito ufficiale dell'Immigrazione canadese è aumentato di sei volte, con molti americani che accarezzano l'idea di abbandonare il Paese in seguito alla vittoria del presidente George W. Bush nelle elezioni presidenziali. «Quando abbiamo guardato le statistiche del primo giorno successivo alle elezioni, il 3 novembre, abbiamo trovato un nuovo record di visite, quasi il doppio del record precedente», ha detto ieri la portavoce del ministero dell'immigrazione canadese Maria Iadinardi. In una giornata normale, circa 20.000 persone visitano dagli Stati Uniti il sito www.cic.gc.ca, una cifra che è schizzata mercoledì scorso a 115.016. Il numero di visite dagli Usa è poi sceso a 65.803 nella giornata di giovedì, ancora nettamente al di sopra della media.

Dopo la vittoria di Bush ha iniziato a circolare la voce secondo cui democratici delusi e altri potrebbero decidere di cominciare una nuova vita in Canada, Paese che tende molto più a sinistra degli Usa. Il Canada ha fatto del multiculturalismo la bandiera del proprio sviluppo economico e sociale e da oltre quindici anni è guidato da governi progressisti. Storicamente, il Canada ha sempre rappresentato un rifugio sicuro per i "cugini degli States" che decidevano di emigrare per motivi politici. Oggi si calcola che siano un milione gli statunitensi che vivono in Canada, di cui un quarto nella sola provincia dell'Ontario

Chi desidera emigrare in Canada può richiedere la residenza permanente, processo che spesso richiede fino a un anno. Un altro sistema per gli americani di trasferirsi a nord per un lunghi periodi è di trovare un impiego, il che richiede un permesso di lavoro. Il Canada è uno dei pochi Paesi avanzati con una politica che promuove l'immigrazione su vasta scala. Ottawa si prepara ad accogliere fra i 220-245 mila immigrati entro il 2005, di cui una piccola parte proveniente dagli Stati Uniti (nel 2003 il 2,7 per cento dei nuovi immigrati veniva dagli Usa). Il ministro dell'Immigrazione canadese Judy Sgro è entusiasta: «Gli americani che vogliono trasferirsi in Canada sono i benvenuti. Finalmente si stanno accorgendo di noi e dell'importanza che il nostro Paese dà alla garanzia dei diritti e delle libertà delle persone».

Certo la tentazione di arrendersi, per gli americani di spirito democratico, è dietro l'angolo. L'invito a "non mollare", però, arriva in questi giorni dalle pagine di due autorevoli giornali: "Il New York Times" e il "Washington Post", i due maggiori quotidiani americani che hanno appoggiato esplicitamente la candidatura di John Kerry alla presidenza. Questo è il significato degli editoriali pubblicati sui due giornali: istruzioni per l'uso dei democratici costretti a vivere in "una terra divisa in due". Che fare? «L'opposizione non deve nascondersi in una tana e sopportare tutto questo in silenzio». Il pericolo c'è: «I democratici si sentono confinati in una enclave». Su internet hanno cominciato persino a circolare nuove mappe degli Stati Uniti in cui gli Stati democratici della costa e quelli del Nord Ovest sono uniti al Canada liberale in un'unica ideale federazione, lasciando il sud repubblicano al suo destino.

9  novembre  2004

  Antonella Laudonia
  dalla rete
White House La Casa Bianca sul web
Citizenship and immigration Canada Sito dell'immigrazione canadese
Marryanamerican Sito satirico: "Sposa un americano"

vai all'archivio di politica

Marry an american
Un gesto di solidarietà agli statunitensi che non hanno votato per George W. Bush: chi proprio non tollera altri quattro anni col presidente repubblicano può mettersi in lista per sposare un o una canadese. Il sito Marry an american, creato da una rivista satirica di Toronto, ha lanciato in rete un appello ai propri concittadini: "Apri il tuo cuore e la tua casa. Sposa un/a americano/a. Schiere di canadesi si sono già impegnati a sacrificare il loro status di single per salvare i nostri vicini del sud da altri quattro anni di conservatorismo stile cowboy".
Non solo Canada
«L'interesse è senz'altro aumentato», ha confermato Rob Taylor, console generale per la Nuova Zelanda a San Francisco. «Molte richieste sono state avanzate già sei mesi fa, ma è anche vero che dopo queste elezioni la gente è ancora più pessimista sul futuro dell'America». Anche al consolato australiano il telefono non smette di squillare. «Gli americani sono divertenti», ha detto Linda Heller, uno dei responsabili. «Quando le cose non vanno come dicono loro reagiscono in maniera drastica. In questo caso con la decisione di abbandonare il proprio Paese».
© ITALIAONLINE 2013 - P. IVA 11352961004 -  Pubblicità  - Aiuto  - Info  - Condizioni d'uso  - Privacy  - Libero Easy