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Dagli agli europei

Ottusi, fifoni, puzzoni, illusi. Questi gli appellativi che sempre più americani affibbiano ai cugini del vecchio continente

In tempo di pace tutto bene. In tempo di guerra, quando l'alleato europeo avanza perplessità e critiche sulla militaristica politica estera degli Stati Uniti, gli americani se la prendono e alzano la voce e la testa insultando gli europei in un festival di stereotipi difficilmente eguagliabile. Illusi pacifisti, smidollati e senza fegato, puzzoni, antisemiti. Sono più o meno questi gli appellativi che vengono riservati ai cugini del vecchio continente. L'Unione Europea diventa Eu-rina, Eu-topia, Eu-nuco. Il politologo Tucker Carlson, co-conduttore di "Crossfire" su Cnn, ha dichiarato: «Chi se ne frega di cosa pensano gli europei. L'Ue passa metà del tempo ad assicurarsi che l'Inghilterra venda la mortadella in chili e non in pound. L'intero continente diventa ogni giorno più irrilevante agli occhi degli Stati Uniti». Insomma, un Europa che non spaventa, che non è un serio rivale, ma che non è neppure un potente alleato.

Un picco di indifferenza, nel migliore dei casi, o di odio che non si ricorda dagli Anni Ottanta, dicono gli esperti. Dopo anni di assoggettamento, di senso di inferiorità culturale, arrivano le critiche. Gli europei sarebbero dei magnaccia, deboli, ipocriti, disuniti, falsi e razzisti. I valori del vecchio continente si sarebbero dissolti, insieme a quel po' di spina dorsale che restava, in un miscuglio di multilateralismo, transnazionalismo, secolarismo e postmodernariato. Una popolazione che spende milioni di euro in vino, vacanze e spese per il sociale anziché pensare ad armarsi fino ai denti. Gli Stati Uniti fanno il lavoro duro e sporco e mantengono la pace a beneficio degli ingrati europei, che, tra l'altro, per lo più non gradirebbero lavarsi con frequenza. Nell'immaginario collettivo circolano sempre più paragoni coloriti: gli americani sono un virile maschio eterosessuale, gli europei sono femminucce, ometti impotenti o castrati. Gli americani vengono da Marte, gli europei da Venere.

Mentre in Europa essere pro America è di destra e essere contro è di sinistra, negli Stati Uniti essere pro Europa è di sinistra e essere contro è di destra. In un recente sondaggio il 30% dei democratici ha dichiarato che il fatto che gli europei cerchino una mediazione nella situazione di crisi internazionale è un valore positivo, un atteggiamento che gli Usa dovrebbero prendere ad esempio. Il 35% dei repubblicani, invece, ha dichiarato che gli europei sono troppo legati al compromesso, che non sono in grado di alzarsi in piedi e difendere la libertà, il che, naturalmente, è negativo. L'antieuropeismo, tuttavia, non è simmetrico all'antiamericanismo. È molto meno radicato, meno diffuso e sicuramente ha basi meno solide. È l'ignoranza a farla da padrona. Alla domanda «se dico Europa lei cosa risponde?» posta da un giornalista ad alcuni abitanti del Kansas profondamente critici nei confronti della politica estera europea, questi hanno risposto: «Beh, credo che non ci siano molte bestie da cacciare là» e «Credo sia un bel po' distante da qua».



3  febbraio  2003

  Giorgia Camandona
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La svolta
L'episodio che ha sancito il distacco tra Vecchio e Nuovo Continente è il fallimento (o almeno così viene percepito Oltreoceano) dell'Europa nel prevenire il genocidio di 250mila bosniaci. Da allora gli americani parlano di un'incapacità totale da parte dell'Ue sulle questioni di politica estera, tanto che la disputa tra Spagna e Marocco per il possesso di una minuscola isola ha dovuto essere risolta da Colin Powell.
Il paragone
Robert Kagan, opinionista del Washington Post, sostiene che l'Europa si stia muovendo in un mondo kantiano fatto di leggi e categorie, di negoziazioni transnazionali e cooperazione, mentre gli Stati Uniti sono calati in una realtà hobbesiana, in cui il potere militare è ancora la chiave di volta per ottenere successi in campo internazionale. E mentre gli Usa hanno ormai una chiara e netta identità nazionale, l'Europa unita sarebbe alla ricerca di una definizione della propria, prendendo come termine di paragone, negativo, proprio l'America.
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