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Obesità? Ci pensa Sirchia Nel piano alimentare del ministro, di tutto, dolci compresi, ma rigorosamente in quantità benessere. Via le porzioni raccomandate, a patto di fare attività fisica 6 giorni su 7...
Di tutto un po' e tanto moto. È questa in sintesi la linea guida della dieta "di Stato" realizzata dal gruppo di lavoro nominato dal ministro Sirchia, che dal settembre dello scorso anno è impegnato nello studio di nuove indicazioni nutrizionali per contrastare il problema dell'obesità. Nell'insieme si tratta della solita piramide alimentare, che include però anche gli alimenti ipercalorici. Sì a frutta e ortaggi, che si trovano alla base della struttura, da consumare 5 volte al giorno. Salendo si trovano pane, patate, riso, pasta e biscotti da consumare, combinandoli, 4 volte al dì. Un gradino sopra carne, pesce, uova e legumi (alternati 3 volte al giorno); seguono olio, burro, latte e derivati. Infine dolci e alcool. L'altra novità e che la quantità indicata è relativa. Niente calcoli di grammi e calorie: la nuova unità di misura si chiama Qb, "Quantità benessere", che ognuno adatta in base all'attività giornaliera, maggiore per gli sportivi, minore per i sedentari.
La commissione, ribattezzata alla sua nascita "taglia-porzioni", inizialmente si era orientata nell'indicare le razioni corrette, ma successivamente l'idea è stata rivista: secondo gli esperti il conteggio delle porzioni sarebbe stato associato a obbligo e rinuncia, portando al fallimento della dieta ipocalorica. Parola d'ordine, quindi: autoregolamentazione. Sembrerebbe tutto più facile, ma un rovescio della medaglia c'è: moto sei giorni su sette. L'ideale sarebbero tre diverse attività al giorno, come indicato sulle pagine del "Corriere" da Carlo Cannella, docente in Scienza dell'alimentazione alla Sapienza di Roma. Si tratta di 3 Qb, una dose che equivale a 30 minuti di sforzo moderato (camminata o bicicletta), 20 minuti di sforzo intenso (fitness, aerobica), 17 minuti di sport vigorosi come partite o gare atletiche. Il 7° giorno, la domenica, riposo con la benedizione del ministro.
Del resto, sul problema dell'obesità da tempo gli esperti hanno lanciato un monito: è ormai una patologia che sta assumendo sempre più gravità e in Italia è stata recentemente riconosciuta invalidante dalla sentenza 16251 della prima Sezione Civile della Corte di Cassazione. Secondo il ministero della Salute, i costi diretti legati alla malattia ammontano nel nostro Paese a 22,8 miliardi di euro, di cui il 65% riguarda le spese ospedaliere. Non mancano i costi sociali: il 75,5% degli italiani obesi abbandona il lavoro, il 7,2% lo diminuisce, il 12,5% è costretto a modificare il tipo di attività.
La patologia non trascura i giovanissimi. Secondo statistiche recenti, i bambini italiani sarebbero i più grassi d'Europa: il 36% di loro è in sovrappeso, il 10-12% obeso, con un'incidenza maggiore tra i maschi. Secondo un'indagine condotta da "Dimagrire" (Edizioni Riza) su 100 tra nutrizionisti e dietologi, 7 esperti su 10 ritengono che le basi della diseducazione alimentare si imparino a scuola. Sul banco degli imputati mense scolastiche e cattive abitudini alimentari apprese sin dal primo anno di scuola, fino alle medie. Tra i 6 e i 13 anni i bambini sono lasciati in balia di snack, merendine, bibite gassate, senza l'intervento di genitori o insegnanti. Meglio correre ai ripari per evitare di ritrovarsi, da grandi, tra tapis roulant impazziti ed estenuanti sedite di spinning. Il ministro ha detto la sua: basterà?
21
settembre
2004
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