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Sardegna, stop a "mattone selvaggio"

La Giunta regionale, guidata da Renato Soru, ha sospeso per tre mesi la possibilità di costruire a meno di due chilometri dal mare. Infuriano le polemiche

Agosto infuocato in Sardegna. Non per il sole però che anzi, quest'anno, è stato clemente in tutt'Italia. Bensì per un atto della Giunta regionale guidata dal neo-governatore Renato Soru che ha bloccato tutte le costruzioni edilizie a meno di due chilometri dalla costa. L'aveva promesso in campagna elettorale: fermerò la cementificazione selvaggia dell'isola. Lo ha fatto appena ha potuto. L'atto è stato votato dalla Giunta regionale il 10 agosto scorso dopo otto ore di camera di consiglio.

La polemica, a una settimana di distanza, non accenna a placarsi. Il motivo è molto semplice: in ballo ci sono un sacco di quattrini che, com'è noto, non hanno né colore né odore. Ce lo conferma una fonte che preferisce rimanere anonima: «In ballo ci sono soldi ma soprattutto c'è il potere smisurato dei sindaci sardi che, in assenza di regole certe, possono decidere sulla base della sola legislazione nazionale dove, come, quanto e chi far costruire modificando i piani regolatori comunali. Il loro potere in tal senso, almeno fino a questo momento, è stato smisurato». I piani paesistici regionali che dovevano circoscrivere la loro azione (ne sono stati formulati 13, ndr) sono stati dichiarati illegittimi dal Tribunale amministrativo regionale. Le associazioni ambientaliste promotrici dei ricorsi hanno festeggiato una vittoria di Pirro. Il risultato della loro battaglia è sotto gli occhi di tutti: la regione si trova, oggi, senza un piano paesistico. I sindaci, di conseguenza, liberi o quasi: unico vincolo alle loro decisioni una legge di venti anni fa che vieta di costruire a meno di trecento metri di distanza dalla costa.

Ecco perché Soru ha deciso di intervenire con una soluzione choc: sospendere per tre mesi la possibilità di edificare sulle coste dell'isola nello spazio di 2000 metri dalla battigia in attesa dell'approvazione di un piano paesistico territoriale. Esclusi dal provvedimento i Comuni che hanno adottato il piano urbanistico comunale (puc), i centri urbani dei comuni che non hanno adottato il puc, i lavori in corso d'opera e chi ha già una concessione edilizia.

Sembrerebbe un provvedimento dettato dal buon senso, ma non tutti la pensano così. In ogni caso la tutela ambientale dell'isola è uno dei punti fondamentali del programma che il governo di Soru, eletto a furor di popolo, sta cercando di realizzare. I suoi detrattori, a sorpresa, non sono i grandi costruttori decisi a investire nell'isola. Tom Barrak, plurimiliardario americano proprietario della Costa Smeralda ha infatti dichiarato un paio di settimane fa: «Non sono qui per spalmare di cemento le coste. Il vero problema non sono due chilometri o trecento metri ma avere norme certe e al più presto». E ancora: «Credo che la Sardegna debba essere il primo reale esempio di ecoturismo che preservi e valorizzi i tre elementi che la rendono unica: il mare, la natura e i suoi abitanti».(Corriere della Sera,22 luglio 2004). Musica per le orecchie del Governatore che, com'è noto, critica il modello dei villaggi turistici strapieni d'estate e fantasma d'inverno in cui i sardi sono manovali e camerieri quando va bene.

Chi sono dunque i detrattori di Soru? I poteri forti locali: sindaci e associazioni imprenditoriali, naturalmente. «Se pensano di creare un blocco al sistema economico trainante dell'isola, il turismo, sono un po' fuori di testa», ha sbottato un sindaco. «Un provvedimento completamente inutile che verrà contrastato dal Consiglio regionale», gli ha fatto eco un altro. Anche il presidente della Confindustria regionale, Gianni Biggio habocciato la delibera: «Sicuramente è un limite eccessivo che blocca tutti i progetti in corso e potrebbe provocare danni all'economia sarda». Il segretario regionale della Confesercenti, Carlo Abis si è limitato invece a far sapere «che la cosa non lo convince». E la stampa? Per una volta si è trovata più o meno sulla stessa lunghezza d'onda: contro Soru. Buon segno: forse il patron di Tiscali sta facendo qualcosa di sensato. L'Unione Sardaha criticato il provvedimento ma anche il gruppo editoriale l'Espresso, editore di Repubblicae la Nuova Sardegna,non è stato particolarmente morbido con il governatore. «Soru sta schiacciando troppi piedi e soprattutto li sta schiacciando tutti insieme», ha ragionato qualcuno a voce alta.

17  agosto  2004

  Alessandro Gennari
  dalla rete
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Renato Soru
Nato il 16 agosto 1957, a Sanluri (Cagliari), Renato Soru è penultimo di 5 fratelli. Il padre Egidio Soru, era bidello nella scuola del paese e la madre, Gigetta Spada, proprietaria di un piccolo negozio di alimentari . All’esame di maturità esce con un anonimo 48/60. All'Università si iscrive a Milano, alla Bocconi dove studia Discipline Economiche e Sociali. Laureato, inizia a lavorare in una piccola società di intermediazione finanziaria a Milano. Partecipa alla fondazione della CBI Merchant. Nel '92, il trentacinquenne Soru guadagna già 350 milioni all’anno ma decidedi tornare in Sardegna, dove sistema e amplia il piccolo market della mamma, espandendosi con altri punti vendita nei centri vicini. Successivamente cede i supermercati per 7 miliardi e si butta nella larga distribuzione: costruisce Centri Commerciali per poi rivenderli alla Standa. Si sposta verso la Repubblica Ceca nel 1995. Qui fonda Czech OnLine che diventa in poco più di un anno, il primo internet provider del paese, ceduto poi alla Deutsche Telekom. Nel '97 torna in patria e da questo momento il nome di Soru si associa a quello della sua creatura: Tiscali. Nel 2004 si butta in politica e a giugno viene eletto governatore della Regione Sardegna.
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