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Integrazione velata

Il ministero: no a classi di soli studenti musulmani, sì al dialogo tra le culture. Ma il tema divide anche fuori dall'Italia. Donne a testa scoperta nelle università turche, abolito in Francia ogni simbolo religioso a scuola, mentre a Londra il sindaco lotta contro il divieto allo hijab

Il no è arrivato dal ministero dell'istruzione: la classe di soli studenti musulmani al liceo Agnesi di Milano non si farà in nome di una dichiarazione di principio secondo cui «contrasterebbe con i principi e i valori costituzionali tesi a superare ogni forma di discriminazione e a valorizzare occasioni di integrazione e di dialogo fra culture». E dire che alla messa a punto del progetto, la scuola aveva lavorato con il Cisem (Centro innovazione e sperimentazione educativa), diretto da Giuseppe Bertagna, uno dei pedagogisti più ascoltati al ministero.

Tutto è partito dalla richiesta di un gruppo di genitori alla direzione del liceo di inserire i ragazzi in un'unica classe. Il collegio dei docenti aveva approvato la nascita di una sezione per 20 studenti (3 ragazzi e 17 ragazze) con insegnanti italiani, programmi ministeriali, permesso per il velo ma priva di simboli religiosi. Insieme alla sperimentazione dell'Agnesi cadono così anche quelle di altre quattro classi: due elementari e due medie di un altro istituto milanese, l'"Elsa Morante". Il caso è nato per risolvere la questione della scuola coranica abusiva di via Quaranta, frequentata da 400 alunni, un tentativo di recuperare ragazzi inadempienti all'obbligo scolastico.

Il ministero ha quindi liquidato la cosa con un comunicato reso noto dal direttore scolastico regionale della Lombardia, Mario Giacomo Dutto, ma la vicenda è ben al di là dall'essersi risolta. Sul tavolo della questione c'è il modello di istruzione che i genitori immigrati vogliono per i propri figli. E il velo non è che la punta di un iceberg.

Proprio l'altro ieri il Comune di Milano ha spedito 3.300 lettere ad altrettante famiglie i cui figli non risultano iscritti ad alcun istituto: circa mille sono straniere. In Italia ci sono 232mila studenti stranieri appartenenti a 189 diverse nazionalità (secondo calcoli ministeriali per l'anno scolastico 2002-2003). La comunità islamica milanese conta 80mila persone, tra cui 5mila studenti regolarmente iscritti alle scuole pubbliche e che, quindi, una scelta l'hanno compiuta.

Solo il 29 giugno scorso la Corte europea dei diritti umani si è espressa favorevolmente al divieto dell'uso del velo islamico nelle scuole, nelle università e edifici pubblici in Turchia, un Paese a maggioranza musulmana. I giudici di Strasburgo ha dato così ragione all'ateneo di Istanbul contro il ricorso di una studentessa, Leyla Sahin che nel 1998 si era vista rifiutare l'accesso a un esame scritto perché indossava il velo e si era quindi rivolta alla Corte per chiedere se fosse stato violato l'art. 9 della convenzione, che riguarda la libertà di pensiero, di coscienza e religione. I giudici hanno deciso all'unanimità che la decisione dell'università era giustificata, in quanto basata sui principi della laicità e dell'eguaglianza «che si rafforzano e completano a vicenda».

Gli stessi a cui si è appellato il governo francese nell'autunno scorso per vietare ogni ostentazione di simboli religiosi nelle scuole pubbliche, velo, kippah e crocifissi compresi. «La proposta più reazionaria che sia stata presa in considerazione da un parlamento europeo dai tempi della seconda guerra mondiale» l'ha definita Ken Linvingstone, sindaco di Londra che il 13 luglio scorso ha dato il via a una campagna contro il divieto di indossare il velo islamico (hijab) a cui hanno aderito 250 delegati provenienti da 14 paesi europei.

16  luglio  2004

  Manuela Magistris
  dalla rete
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Una soluzione sbagliata
La classe dell'Agnesi è una «Soluzione sbagliata» per l'amministratore della Casa della cultura islamica di via Padova a Milano, Anwar Al Julaini, «Quella classe avrebbe favorito la distanza, e non l'aggregazione tra gli studenti». «I bambini musulmani dovrebbero frequentare scuole statali» concorda l'imam di Segrate e direttore del centro islamico di Milano e Lombardia, Ali Abu Shwaima «altrimenti rischieranno di trovarsi isolati nel futuro. Dietro questa sperimentazione c'erano buone intenzioni, oscurate però dalla politica che ha davvero avuto un ruolo eccessivo».
«Che ne sarà di loro?»
Amareggiato il preside dell'"Agnesi", Giovanni Gaglio, per la decisione del ministero. «Che ne sarà di loro?» dice riferendosi ai 20 ragazzi provenienti dalla scuola di via Quaranta e regolarmente iscritti all'istituto per il prossimo anno scolastico. «Il nostro era un progetto di reale integrazione, una sfida in cui tutti i docenti credevano molto, approvata dagli organi collegiali nell'esercizio dell'autonomia scolastica»
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