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Vuoi la cittadinanza?
Impara (bene) l'inglese

Londra, il ministro dell'Interno Blunkett vuole aumentare il grado di difficoltà del test, varato dal governo Blair, che gli immigrati devono superare per diventare cittadini britannici

Per diventare cittadini britannici non basterà masticare l'inglese. Bisognerà saperlo bene, o almeno tanto da superare un test che si preannuncia più difficile del previsto. «Non tutti possono arrivare alla scioltezza - concede il ministro dell'Interno David Blunkett commentando la proposta presentata in parlamento - ma almeno possiamo pretendere uno sforzo per imparare la lingua a livello lavorativo». I candidati, ai quali viene richiesta anche una buona conoscenza di educazione civica, si dovranno preprarare all'esame con dei corsi speciali obbligatori - a pagamento per coloro che possono permetterselo - che partiranno il prossimo autunno. Un test più difficile del previsto, si diceva: quando, nel settembre dell'anno scorso, l'iniziativa fu proposta al governo laburista di Tony Blair da una commissione di esperti, si parlò di un'"infarinatura" della lingua, dei costumi e della storia del Regno Unito che consentisse perlomeno agli aspiranti cittadini di accedere a lavori non specializzati. E i corsi ai nuovi arrivati dovevano essere gratuiti.

Il progetto inglese dva il là al nostrano senatore della Lega Nord Roberto Calderoli, che in ottobre presentava un disegno di legge destinato a far molto discutere. L'idea: un ''test di naturalizzazione'' per gli stranieri che richiedono la cittadinanza italiana che certifichi la loro conoscenza della lingua di Dante e, già che ci sono, anche del dialetto parlato nella regione di residenza (nonché dei nostri usi e costumi, della nostra storia, del nostro sistema istituzionale e delle regole basilari della nostra società: quanti italiani sarebbero preparati?). Il governo di Blair non si è mai spinto a tanto: ciò nonostante, è a lui che si appella Calderoli quando viene investito dalla prevedibile ondata di attacchi. «Le critiche rivolte da esponenti del centro sinistra nei confronti della mia proposta di legge, forse non tengono conto del fatto che è la fotocopia della legge approvata nel 2002 dalla democratica Gran Bretagna, Paese notoriamente guidato dal centro-sinistra», risponde il senatore ai sui detrattori. Aggiungendo: «O forse pensano che anche Tony Blair sia razzista?».

La questione tanto oziosa non è, se rimbalza da un Oceano all'altro. Un disegno di legge presentato dal governo di Giacarta, prevede di rivedere i requisiti per l'ammissione degli immigrati: chi vuole lavorare in Indonesia dovrà superare un esame di lingua Bahasa, l'idioma locale. «Voglio che gli stranieri che arrivano qui per lavorare possano comunicare con gli altri dipendenti», ha dichiarato il ministro dell'occupazione Jacob Nuwa Wea. Dal canto suo, la nuovissima legge sull'immigrazione che regolerà l'afflusso di stranieri in Germania, frutto di un tormentone politico durato quattro anni, prevede anche uno stanziamento di 50mila euro l'anno fino al 2010 per i corsi di tedesco: se uno straniero si rifiuterà di frequentarli gli sarà decurtato del 10% il sussidio sociale e di disoccupazione. Il tema della lingua come presupposto d'integrazione sarà affrontato come primario, insieme all'accesso al mercato del lavoro e al riconoscimento dei titoli di studio, anche nel primo rapporto annuale Ue sull'immigrazione che sarà presentato il prossimo 19 luglio.

12  luglio  2004

  Elena Cipriani
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Nuove regole
in Irlanda
La Repubblica di Irlanda ha cancellato con un referendum il "diritto di suolo" e cioè la cittadinanza automatica a chi nasce nel paese. Era l'unico Stato dell'Unione europea a garantire questo diritto. Il referendum, passato sotto un relativo silenzio a causa della concomitanza con le elezioni amministrative ed europee, ha suscitato un animato dibattito nel Paese che per secoli ha visto i suoi figli emigrare in cerca di lavoro e che solo da qualche anno è diventato invece terra di immigrazione. La Chiesa cattolica aveva espresso preoccupazione, senza però schierarsi apertamente contro, ma la stragrande maggioranza degli elettori, circa l'80% dei votanti, ha invece detto sì alla proposta di modifica dell'art. 9 della Costituzione che garantiva la cittadinanza a chiunque fosse nato nei territori della Repubblica irlandese e nella provincia dell'Ulster.
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