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Calcio, l'affaire Mediaset L'acquisizione dei diritti tv di Milan, Inter e Juventus da parte dell'azienda di Cologno Monzese ha gettato un macigno nello stagno (un po' inerte) del digitale terrestre. E ora le acque sono mosse davvero
La sfida tra tv via cavo, digitale terrestre, tv satellitare e adsl è partita. Teatro dello scontro, tanto per cambiare, i campi di calcio. Il primo round se l'è aggiudicato Mediaset acquisendo i diritti per la trasmissione in Italia, a pagamento, delle partite casalinghe di Inter, Milan e Juventus (via digitale terrestre, cavo e adsl) per le prossime tre stagioni. Un'operazione da 86 milioni di euro. L'azienda di Cologno Monzese si è inoltre assicurata una prelazione sui diritti per trasmettere in forma criptata e a pagamento (quindi anche via satellite) gli incontri della stagione 2007-2008.
Questo accadeva il 28 giugno scorso. Poche ore dopo la firma dell'accordo è scoppiata la bagarre: in molti hanno puntato il dito contro "l'inerzia" della Rai (che in una nota ha poi chiarito che "come servizio pubblico, non ha titolo abilitativo a creare una pay-tv per il digitale terrestre"); il sindaco di Roma, Walter Veltroni, ha gridato al "campionato falsato" mentre il consiglio comunale capitolino si è dichiarato pronto a studiare un ricorso all'Antitrust e alla Commissione Europea visto che, come ha chiarito Michele Baldi, consigliere di An: «Roma e le sue squadre vengono penalizzate in maniera palesemente vergognosa».
A buttare acqua sul fuoco è intervenuto Adriano Galliani, presidente della Lega Calcio, amministratore delegato del Milan ed ex dirigente Mediaset: «L'evoluzione della televisione continua. È evidente che dall'aumento del numero dei mezzi trasmissivi l'utilizzo dei diritti del calcio può essere plurimo». Tutto vero, tutto giusto. Anche perché l'Italia è l'unico Paese, insieme alla Grecia, in cui i diritti tv vengono contrattati e venduti soggettivamente dalle società di calcio, proprietarie uniche degli stessi (principio fissato nel gennaio del 1999 da un decreto del governo D'Alema). Da qualche giorno, siamo diventati l'unico Paese in cui tre società rastrellano più del 50% dell'intero fatturato a disposizione.
Il 6 luglio, Paola Concia, responsabile per lo Sport dei Ds, ha dichiarato: «Con questa operazione (l'operazione Mediaset, ndr) si crea un eccessivo vantaggio per le tre squadre del Nord. Un vero e proprio cartello che altera il campionato di calcio e, dall'altro, rafforza il problema del conflitto d'interessi in capo al Presidente del Consiglio». Su questa base, il responsabile Sport Ds alla Camera, Giovanni Lolli, ha annunciato che «sarà adottata un'interrogazione parlamentare e che, entro il 20 luglio, la Commissione parlamentare d'inchiesta sul mondo del calcio presenterà un documento unitario con gli indirizzi d'intervento politico per far fronte alla grave situazione creatasi».
Una soluzione ci sarebbe: passare alla cessione collettiva dei diritti tv (attualmente in vigore in Francia, Germania, Inghilterra e Spagna) che garantirebbe comunque alle "grandi" del campionato cifre di cessione più alte ma ridurrebbe lo squilibrio (attualmente macroscopico) con le "piccole". I primi effetti commerciali dell'operazione-Mediaset si vedranno solo a partire dal campionato 2005-2006 quando cioè, muniti di decoder, agli utenti-spettatori-tifosi basterà una scheda prepagata per assistere dalla poltrona di casa alle partite interne di Juventus, Milan e Inter (per ora si parla di 2-3 euro a evento).
Visto che il digitale terrestre rappresenta la concreta alternativa al satellite come via a pagamento del calcio in tv e visto che a oggi (a fronte dei 2,7 milioni di abbonati a Sky) nelle case degli italiani ci sono circa 500mila decoder per il digitale terrestre, una cosa è certa: al di là dei risvolti politico-manageriali, delle presunte posizioni monopolistiche, delle levate di scudi capitoline, delle legittime difese e delle altrettanto legittime denunce, resta il fatto che l'effetto-pallone potrebbe dare un impulso ben più consistente alla vendita dei decoder di quanto non abbia fatto il contributo governativo (150 euro).
C'è anche una (potenziale) buona notizia per gli utenti-spettatori-tifosi: magari Sky, perdendo il monopolio del calcio a pagamento, potrebbe pensare di ritoccare verso il basso il costo degli abbonamenti. Tutto ciò, fatta salva la questione della copertura del segnale digitale Mediaset sul territorio italiano (vedi scheda). A oggi, ancora molto parziale.
8
luglio
2004
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