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Guerra al digital divide

L'Onu vara un programma per creare reti wireless nelle aree depresse del pianeta

Reti wireless via satellite e via cellulare per combattere il digital divide nei paesi in via di sviluppo. È questa la ricetta della task force Ict delle Nazioni Unite per combattare il gap tecnologico che ci divide dai paesi del terzo mondo. Sembrerà banale ma non lo è poi tanto: la penetrazione di internet in Occidente è stata così repentina grazie al servizio telefonico universale, del tutto assente (o quasi) nei paesi del terzo mondo. La tecnologia, causa del digital divide, può peraltro aiutarci a risolverlo.

Lo ha capito bene Kofi Annan, Segretario Generale delle Nazioni Unite, che lo scorso dicembre ha partecipato a Ginevra al primo vertice mondiale della società dell'informazione indetto proprio per tentare di risolvere il problema. In quell'occasione Annan aveva dichiarato: «Il futuro dell'Information Technology dipende non tanto dal mondo sviluppato, dove i mercati sono saturi, quanto dal raggiungimento di miliardi di persone nei Paesi in via di sviluppo che restano escluse dalla rivoluzione dell'informazione». Proprio per questo, sotto la sua spinta, la task force Ict delle Nazioni Unite insieme al Wireless Internet Istitute ha lanciato pochi giorni fa un programma per sviluppare quello che viene definito il pricipale obiettivo del nuovo millennio, ossia costruire una rete Internet wireless da sviluppare nei paesi dove il gap digitale è maggiormente sentito.

Il programma prevede una serie di conferenze, seminari e workshop interattivi con stage di sperimentazione che si svolgeranno in Asia, Africa, America latina e Medio Oriente. Lo scopo è chiaro: informare e preparare politici, legislatori, esperti informatici e service provider a diffondere l'uso di interenet nei propri paesi. I seminari organizzati saranno registrati e inseriti in seguito sul web in modo da poterli sfruttare in futuro in altri contesti e con tempi diversi. Fiutando l'affare, le grandi multinazionali hanno subito aderito al programma. «Intel si è da sempre impegnata per costruire una rete di connettività che superi le barriere» si è affrettato a dichiarare Julie Coppernoll, direttore marketing di Intel per il wireless, che ha aggiunto: «Stiamo sviluppando tecnologie wireless e lavorando con istituzioni come il W2i (Wireless Internet Institute) per aiutare ad accelerare l'adozione della connessione wireless in tutto il mondo». «La nostra è una vasta esperienza nella formazione Ict», gli risponde a stretto giro di posta Scott Stainken, manager dell'Ibm per il settore che precisa: «Siamo pronti a supportare la W2i nel suo lavoro di penetrazione nelle aree più disagiate del globo».

La nuova corsa all'oro per l'istallazione delle reti wireless nei paesi in via di sviluppo sta per cominciare. Sarà in grado di sconfiggere il digital divide? Nessuno lo sa con certezza. Di sicuro arricchirà tutte le multinazionali che in un modo o in un altro vi prenderanno parte.

10  maggio  2004

  Alessandro Gennari
  dalla rete
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Numeri italiani
Dal 2003 il 51% delle famiglie italiane ha in casa un pc, nel 7% dei casi anche 2, mentre solo il 34% di famiglie, pari a 6,4 milioni, ha una connessione ad Internet. Sono 15,5 milioni coloro che usano il pc a casa cioè il 28,5% della popolazione italiana. In questa corsa è confortante il tasso di crescita tra il 15% (Pc) e il 20% (Internet). Tuttavia l'Italia è in ritardo rispetto agli altri Paesi avanzati: si stima in 5 anni il ritardo che ci separa dallo sviluppo Usa. Lo rivela la Federcomin-Anie nel suo rapporto "L'Italia dell'e-family 2003". Secondo il rapporto gli italiani spendono di più anche per comprare "i pezzi di tecnologia". Nel 2003 sono stati spesi 3.700 milioni euro per pc e periferiche annesse, a fronte dei 2.700 milioni di euro spesi nel 2002, un aumento del 37%.
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