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La carica del gentil sesso

Nel centrosinistra, ma anche nell'ambito della coalizione di governo, nascono liste e partiti di sole donne. Obiettivo: raccogliere i voti dei delusi e degli indecisi

Un vento rosa sta per soffiare sulle prossime elezioni. Un'ondata nuova, fatta di liste tutte femminili che vanno fiorendo a sinistra, ma che solleticano l'interesse anche nel centrodestra. In nome di quell'invito rivolto al gentil sesso dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che lo scorso 8 marzo invitò le donne del Paese a farsi valere di più. Detto e fatto. Le donne "non promettono, fanno", "non rallentano, corrono", "non dividono, uniscono". Con questi tre slogan si presenta alle prossime elezioni provinciali a Napoli, nello schieramento del centrosinistra, una lista tutta al femminile, promossa da Emily, l'associazione presieduta a Napoli da Annamaria Carloni, dirigente diessina, compagna di Antonio Bassolino e assessore nella giunta di centrosinistra a Castellammare di Stabia.

La lobby rosa, già ribattezzata "rossa", secondo gli annunci delle ideatrici non sarà in contrasto con la coalizione del centrosinistra, né sottrarrà voti ai partiti tradizionali. Obiettivo (ambizioso): sconfiggere il centrodestra pescando nell'ampio panorama degli indecisi (donne e non solo)". «Emily sarà all'interno della coalizione di centrosinistra - precisa la Carloni alla presentazione ufficiale della lista - e collegata al suo candidato presidente. Si tratta di una lista di donne non militanti di partiti ma impegnate nella società civile, insegnanti, imprenditrici, dirigenti, casalinghe, che puntano a recuperare spazi in quelle aree che hanno manifestato disaffezione ai partiti tradizionali», tra cui la sua stessa Quercia, innegabile. Purtroppo in Italia, dice ancora la Carloni, «non abbiamo mai conosciuto uno Zapatero (neoprimo ministro spagnolo) che ha nominato il 50% delle donne ministro e questo senza fare promesse in anticipo».

Ma se Emily è una lista rosa nel centrosinistra, perché la si dovrebbe scegliere al posto di un partito vero e proprio dove militano donne? «Noi cerchiamo i voti degli indecisi. Siamo contro il centrodestra e Berlusconi. Non in competizione con i partiti del centrosinistra». L'obiettivo a breve termine, come ha spiegato Anna Maria Carloni, è quello di riuscire a fare eleggere almeno una candidata, che sarebbe «già un successo - dice - perché non siamo un partito, non abbiamo una struttura, non abbiamo esperienza». Questo obiettivo si basa anche su un sondaggio che vede un 2,9% dell'elettorato napoletano (dove già il sindaco è una donna, Rosa Russo Iervolino, ndr) con forte propensione verso una lista "rosa".

Critica la sinistra tradizionale: una scelta ''sessista e antipolitica'', che rischierebbe di far perdere voti nel capoluogo partenopeo. «Non ne capisco il significato politico, e quello che riesco a capire non lo condivido», Così il capogruppo dei Ds al Senato, Gavino Angius, critica la scelta dell'associazione Emily. Anche il segretario dei Ds Fassino boccia la "lista delle donne'' che licenzia come "errore politico perché chiude le donne in una riserva". E intanto per ironia della sorte, proprio mentre Emily annunciava la presentazione della sua lista alla Provincia di Napoli, i Ds diffondevano una nota con cui annunciavano che alle prossime provinciali il 40 % delle candidature saranno garantite alle donne.

A tante polemiche nel centrosinistra, fa da controaltare un certo entusiasmo in alcuni ambiti del centrodestra. All'interno di questo schieramento, infatti, c'è chi vede in Emily un modello da imitare. Lo hanno chiesto ai leader nazionali della maggioranza i soci fondatori di "Nuova Italia", circolo napoletano della Casa delle Libertà. «Che tutto ciò accada anche nel centro destra: in momenti difficili, e questo lo è, c'è bisogno dell'aiuto di tutti». Dalle parole ai fatti a Crotone. "Noi donne per la Provincia" è il nome della neolista, interamente composta da rappresentanti del gentil sesso, che correrà alle prossime elezioni provinciali crotonesi, nella coalizione di centrodestra che ha l'assessore regionale alla Forestazione Dionisio Gallo come candidato alla presidenza. Anche il movimento delle donne della provincia di Crotone rivendica uno spazio autonomo all'interno della politica.

Ma nel fermento femminile, c'è anche chi nasce senza alcuna appartenenza politica precostituita, ma solo per dare voce alle donne. È il caso del Partito italiano Donne d'Europa (PDE), il primo progetto di partito italiano della donna presentato qualche tempo fa a Roma dalla psiconumerologa Adriana Padovano Spano in vista non già delle amministrative, ma delle politiche del 2006. «Abbiamo un obiettivo molto ambizioso - queste le idee della Padovano - portare dal 10 al 50% la presenza femminile in Parlamento. Ci vorrà tempo, ma ce la faremo». «E abbiamo già - assicura- grandi numeri». Da portare a chi? «Per ora nessuna alleanza», taglia corto. Anche se ammette di aver incassato già «illustri interessamenti». «Il nostro programma - ha spiegato infine la Padovano Spano - è un grosso contenitore che spazia dalle politiche del lavoro a quelle del sindacato, dalla famiglia alla cultura''. «Potrà essere utile da Bertinotti a Rauti, ma oggi - ribadisce la presidente del PDE- non pensiamo a sedurre nessuno». La sede del PDE è a Roma, ma si stanno già allestendo 144 sedi periferiche nazionali. La carica delle donne è davvero partita.

20  aprile  2004

  Antonella Laudonia
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Emily
Il nome "Emily" è un acronimo del detto "Early money is like Yeast, it makes the dough rise", ossia "il denaro è come il lievito, fa crescere l'impasto". Emily è un'associazione nata in Usa e Gran Bretagna e poi importata in Italia ('98) proprio per sostenere le donne che vogliono impegnarsi in politica. La Emily's list offre sostegno economico e politico a donne che si candidano nelle fila, rispettivamente, del partito democratico e del partito laburista. Le donne sono sostenute nella fase iniziale del processo di selezione. Le fondatrici sono infatti convinte che alle donne serva uno slancio iniziale per superare gli ostacoli che si frappongono tra l'ambizione femminile e la sua realizzazione.
Le quote
Rosa garantito alle prossime elezioni, dopo il sì del Senato al ddl (Il Consiglio dei ministri il 20/2 aveva votato il ddl che alle prossime europee impone di riservare alle donne almeno un terzo delle candidature, ndr) che introduce le quote. Si tratta della prima norma vincolante dopo tanti anni di suggerimenti, auspici, inviti, ipotesi. Nessuno dei due sessi potrà essere rappresentato nelle liste in misura superiore ai due terzi dei candidati.
I dati
Al Senato e alla Camera le donne sono appena l'8 e l'11,3%. L'Italia è al 70° posto al mondo per presenza femminile nelle istituzioni, dopo lo Zambia e il Burkina Faso. Quanto ai posti chiave, le ministre e le sottosegretarie sono il 10%. Le donne sindaco sono poco più del 7%; le presidenti di provincia solo il 3,9%.
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