Libero Community Blog Video News Mail Search ADSL & Internet
  Cerca le notizie    nel web 
  Mattutino | Newsletter   Meteo 
 
   le nuove news
   come eravamo
   editoriali
   webmagazine
   speciali
   noi2000
   gossip
   internet life
   newsletter

 
In Italia si fa ricerca, malgrado tutto

I risultati ci sono ma mancano i finanziamenti

È polemica tra il governo e gli enti di ricerca: gli scienziati italiani da tempo protestano per l'insufficienza dei fondi destinati alla ricerca, il governo si appresta a varare una manovra finanziaria che riduce ulteriormente gli stanziamenti mentre il ministero dell'Istruzione e della ricerca (Miur) ha inviato alla Commissione cultura della Camera un documento con duri apprezzamenti sull'attività e sull'organizzazione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), contestando il notevole calo della produttività scientifica. Infine il ministro dell'Economia e delle Finanze Tremonti, in suo intervento alla maratona "Telethon" il 13 dicembre, ha dichiarato che l'Italia non riceve fondi dall'Unione europea per la ricerca perché i centri che la fanno non sono poi così attivi nel trovare finanziamenti.

La maggior parte dei ricercatori italiani che lascia l'Italia si trasferisce negli Usa. Lucio Luzzatto, direttore dell'Istituto dei tumori di Genova, ha precisato: «Tutti pensano che negli Stati Uniti i finanziamenti alla ricerca siano soprattutto privati, ma in realtà ci sono molte istituzioni private finanziate con fondi pubblici». Il "National Institute of Health" (Nih) nel 2002 ha finanziato la ricerca con 23,4 miliardi di dollari. «L'Europa ha stanziato complessivamente 216 milioni di euro per il sesto programma quadro per la ricerca, vale a dire l'1% rispetto allo stanziamento complessivo del Nih» ha ricordato Luzzatto.

Nel 2001 l'Italia ha destinato a ricerca e sviluppo l'1,04% del Pil (come nel 2000), contro il 2,46% della Germania (2,38% nel 2000), il 2,17% della Francia (2,18% nel 2000) e l'1,87% della Gran Bretagna (1,83% nel 2000), mentre Portogallo, Spagna e Grecia hanno speso ancora meno.

I finanziamenti statali sono stati di 530 milioni di euro nel '98, 537 nel '99, 547 nel 2000, 541 nel 2002. Per il 2003 ne sono previsti 530 mentre nel 2004 saranno 487, a fronte di un fabbisogno di 550 milioni di euro. Il bilancio complessivo nel 2001 è stato di 793 milioni di euro (1.482 miliardi di vecchie lire nel 2000, circa 765 milioni di euro). «L'ente è riuscito comunque nell'ultimo bilancio a reperire sul mercato il 30% del suo fabbisogno per la ricerca, unico tra tutti gli enti di ricerca italiani» ha ricordato il Cnr.

Quanto la critica sulla produttività scientifica il Cnr ha fatto notare che potrebbe trattarsi di una flessione casuale: sulle cause si sta indagando, ma non è da reputare alla mancanza di eccellenza. Se è vero che il numero delle pubblicazioni è calato da 19.523 a 18.082 è anche vero che è cresciuto il cosiddetto "impact factor", l'indice che misura la frequenza con cui gli articoli sono citati in un determinato biennio sulle riviste internazionali censite dal "Journal of Citation Report", uno dei principali parametri di valutazionedella qualità e della produttività dei ricercatori.

Riguardo le risorse umane, il Cnr nel 2001 ha potuto contare su 8.082 unità (7.377 nel 2000), contro le 7.678 del Cics, l'ente di ricerca spagnolo (8.891 nel 2000), le 11.612 del Max Planck tedesco (11.218 nel 2000) e le 23.094 del Cnrs francese (23.032 nel 2000). Il numero di pubblicazioni per ricercatore recensite è stato nel 2001 di 1,71 in linea con il Cics (1,93) e il Cnrs (1,42), mentre i brevetti depositati sono stati 77. «La percentuale dei nostri ricercatori sulla popolazione attiva è di 0,33, circa la metà di quella della Francia (0,61) e minore anche di quella dell’Inghilterra (0,35)» ha riconosciuto il presidente del Senato, Pera.

Al taglio dei finanziamenti si è aggiunta la riorganizzazione dell'ente decisa dal governo, il cui iter dovrebbe concludersi in primavera. Le intenzioni sono quelle di razionalizzare le risorse e accorpare nel Cnr istituti di ricerca che oggi sono fuori. Guido Possa, viceministro per la ricerca scientifica, ai ripetuti appelli di Bianco aveva risposto: «La grande preoccupazione che esprime il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Lucio Bianco, riguardo le risorse del Cnr è anche la nostra. Non ci sono differenze. Noi siamo con il Cnr e abbiamo la stessa volontà. Ma l'ente non è alla canna del gas». E ancora: «Bisogna quindi attendere la riforma, razionalizzare l'ente e poi il quadro sarà senz'altro più chiaro a tutti» ha concluso.

Intanto con l'attuazione della riforma Frattini si è avviato il riordino degli incarichi dirigenziali pubblici. Pochi giorni fa la Cgil ha fatto presente che negli enti di ricerca sono stati rimossi 5 direttori generali, ai quali non è stato assegnato nemmeno l'incarico di studio e che il Cnr ha già annunciato di non poter rinnovare i contratti a tempo determinato per mancanza di risorse.

9  gennaio  2003

  Manuela Magistris
  dalla rete
Cnr Il Consiglio nazionale delle ricerche
Miur Il ministero dell'Istruzione, della Ricerca e dell'Università
Cervelli in fuga L'appello dei ricercatori

vai all'archivio di politica

In cerca di finanziamento
Gli enti pubblici per legge devono reperire sul mercato risorse finanziarie in grado di sopperire ai limitati finanziamenti pubblici. Nel 2001 Il Cnr ha stretto un accordo con Mediadigit, controllata da Marina e Piersilvio Berlusconi, figli del Presidente del Consiglio, per la produzione di documentari scientifici. Il Cnr precisa in che le collaborazioni sono intese a «chiunque altro presenti proposte di qualità ed economicamente interessanti».
Fuga di cervelli con ritorno
La Fondazione Giovanni Armenise-Harvard di Boston ha istituito diverse borse di studio per giovani ricercatori italiani. Condizione essenziale per poterne usufruire è il ritorno in patria dopo qualche anno in centri di ricerca di alto livello.
Copyright LIBERO 1999-2012 -  Pubblicità  - Aiuto  - Info  - Condizioni d'uso  - Privacy  - Libero Easy