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scienza & web 
Il web è un bluff? Sì, no, forse

Facile pontificare sul futuro di internet...

La rete è un non luogo per eccellenza, un'utopia nel senso etimologico della parola. Un non luogo dove il sentimento del tempo è sospeso in un eterno presente, fino a quando non ci si imbatte in editoriali che fanno prendere coscienza di come il fiume dei giorni e degli anni scorre inesorabile anche sulla rete e di come le facili profezie su di essa sono passibili di altrettanto facili smentite.

È il caso di un articolo ripreso dal sito wittgenstein.it e pubblicato originariamente sul quotidiano "Il Foglio" nel giugno del 2000. L'autore, Luca Sofri, si lanciava in una decisa e documentata cassandrata sul futuro di internet, letto alla luce di un presente nel quale la rete delle reti appariva come un eldorado ancora da esplorare; un eldorado appunto, e come tale pieno di promesse e foriero di illusioni.

L'estensore dell'articolo spiegava in sette punti (cfr box a lato) come mai il web sarebbe stato un grosso bluff, forse una fonte di guadagno e, nel caso, per pochi; citava la frase di un amico, «è come se si fosse trovato un oceano sconosciuto: nessuno ci ha pescato niente, se non quattro sardine, ma è così grosso che qualcosa di prezioso ci deve pur'essere. E così tutti si affannano a buttare le reti, e a non restare a terra a guardare, ma non sanno neanche lontanamente cosa vogliono pescare» e concludeva: «Questi sono i motivi per cui mi sembra difficile negare che si tratti di un bluff formidabile. Magari alla prossima mano ci entrerà un poker servito: ma a questa ci troviamo con due otto e tre carte da cambiare. E dopo il cambio, ogni giorno finora, abbiamo sempre due otto. Ma rilanciamo e il piatto cresce».

A distanza di due anni da quell'intervento, la realtà della rete appare un poco diversa da quella vaticinata da Sofri, almeno in qualcuno dei punti che egli aveva sviluppato per suffragare la propria tesi.

Intanto, buona parte dei portali che sono nati con alle spalle, se non un gruppo industriale o editoriale forte, almeno un piano di business credibile, sono ancora in piedi e i loro bilanci non sono più così catastrofici; l'e-commerce ha cominciato a carburare e, seppur lentamente e soprattutto al di fuori dell'Italia, si sta ritagliando degli spazi di guadagno insperati; l'accaparramento di dati personali al fine di avere profili più dettagliati possibili di potenziali consumatori è un vero business, forse una delle poche ricchezze che la rete offre a chi ci lavora, almeno in prospettiva; i portali sono in rete con un prodotto degno di questo nome, il portale stesso: nonostante la "maturazione" del web, i grandi portali e il loro annesso motore di ricerca (quando c'è) restano la principale via d'ingresso al www, sia per i neofiti che per gli esperti.

Insomma, lasciarsi andare a profezie catastrofiche è facile e abbastanza comune, specialmente se si vaticina in merito a internet: bisognerebbe ricordarsi che di Nostradamus ne è nato uno solo sinora e, oltretutto, non sempre ci ha azzeccato. Avere la pazienza di aspettare prima di concionare, può aiutare a non prendere granchi.

27  dicembre  2002

  Davide Passoni
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Sofri dixit
I 7 indizi per cui internet sarebbe un bluff.
«1. Con internet non si guadagna. Nessuna nuova attività in rete è in attivo, a meno che non parliamo di attivi minimi su business minimi [...].
2. Più gli investimenti sono grandi, più forte è il passivo [...].
3. Al momento attuale nessuno sa indicare in internet fonti di guadagno diverse dai banner pubblicitari (briciole) e dall'e-commerce (in Italia, briciole; fuori, tutti comunque in passivo).
4. Tutte le grosse iniziative imprenditoriali in rete si motivano solo con la crescita del valore delle azioni in Borsa [...].
5. No, non solo. Per altri tre motivi [...]. Uno, sostenere le loro attività extrainternet. Due, "creare comunità", assumere dati sugli utenti con la prospettiva di vendergli qualcosa [...]. Tre, dice un mio amico esperto (cfr citazione nell'editoriale).
6. Nessuno dei grossi portali sbarca su internet con un prodotto degno di questo nome [...].
7. Chi è dentro a questi business fino al collo dice tre cose. Che due mesi fa pensava cose del tutto diverse da quelle che pensa ora. Che non fa nessun tipo di previsione oltre i prossimi sei mesi al massimo. Che odia internet, se è sincero».
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