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Dignity Village A Portland, Oregon, un accampamento di senza tetto che lottano contro la società dai margini della società
Quando il sogno americano diventa incubo. Si perde il lavoro, si salta un paio di rate del mutuo e tocca rinunciare alla casa, si dorme in macchina per un po', finché i soldi non bastano neppure per saldare i conti di assicurazione e bollo e si finisce in strada. Una realtà sempre più diffusa negli Stati Uniti, una realtà che non piace e che fa paura, che mette sotto accusa il sistema americano, i buchi grossi come case nella rete sociale, i difetti di un'economia che non perdona chi inciampa e cade. Per combattere il fenomeno, alcuni senza tetto della città di Portland (Oregon) hanno unito le loro forze e fondato il Dignity Village, il villaggio della dignità. Niente prefabbricati, niente roulotte. Molto meno.
Poiché nell'Oregon vivere da barboni è illegale, l'unica soluzione possibile era prendere in affitto uno spazio dal comune. E così è stato fatto. Per un parcheggio pubblico di qualche centinaio di metri quadrati, alla periferia della città, gli uomini e le donne di Dignity pagano 2mila dollari al mese di affitto. In cambio possono usufruire di acqua corrente, raccolta dei rifiuti ed elettricità (anche se l'impianto lascia molto a desiderare). Sul terreno ci sono per lo più tende, di varie dimensioni. Qualche fortunato ha messo insieme delle specie di bungalow con materiali di recupero: assi di legno, vecchie lamiere, mattoni. Qualcuno lavora, part-time o a tempo pieno, e vive nel villaggio in attesa di potersi permettere di tornare a una vita normale, a una casa vera. Qualcun altro è impiegato saltuariamente. Ognuno dà alla comunità quel che può, si organizzano mercatini con vendita di t-shirt, quadri, poesie e tutto ciò che la gente di Dignity produce. Il resto del denaro che serve a pagare le spese arriva dalle donazioni volontarie.
Chi non se la sente di tornare "là fuori", nel mondo del lavoro vero, per i primi mesi può dare una mano nel villaggio, che al centro del parcheggio ospita una struttura comune, con fornelli da cucina, tavoli e sedie per mangiare, giochi di società per passare le serate. Un vecchio pullman abbandonato, soprannominato "il bus che non va da nessuna parte", fa da cinema, libreria e internet cafè. Un televisore con videoregistratore per chi ha voglia di intrattenimento, e un vecchio pc che tutti possono usare per massimo 45 minuti al giorno, previa prenotazione. «In questo modo - spiegano i veterani del villaggio - chi cerca un lavoro può farlo online, mettere annunci, ricevere e-mail. E soprattutto impara a usare il computer». Il Dignity Village, per chi fosse curioso di sapere, non ospita asociali, malati di mente, personaggi da sempre ai margini della società, ma operai, ex studenti, piccoli imprenditori con grandi fallimenti alle spalle e persino laureati.
5
gennaio
2004
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