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Fashion online,
istruzioni per l'uso

Un libro spiega come calcolare quanto rende il sito di un'azienda di moda

Internet: croce o delizia degli stilisti? Il matrimonio tra il mondo della moda e quello della rete non ha portato finora a grandi risultati. Poche ancora le persone che optano per ordinare un capo firmato a colpi di mouse. A parte alcuni casi isolati, come quello di Yoox, sito di e-commerce dove è possibile acquistare marche di lusso, vendere capi d'abbigliamento online non sembra funzionare così bene come per altri prodotti (libri, elettronica, viaggi). Stesso risultato, sia in termini economici che di ritorno d'immagine, anche per alcuni esperimenti di sfilate virtuali che non hanno avuto seguito.

Senza dubbio il web rappresenta uno degli strumenti di comunicazione più versatile e potente mai inventati dall'uomo e responsabile, verso la metà degli anni novanta, dell'apertura di una nuova frontiera del mercato dell'informazione. Minimo però l'apporto che la rete è riuscita a dare al mondo del fashion.

Ripensare da capo il significato e l'utilizzo di internet ed esaminarne analiticamente funzioni e vantaggi, è il consiglio di un gruppo di giovani analisti dell'istituto Polimoda (Rita Cantini, Silvia Ciampa, Laura Giorgetti, Fabrizio Mancini, Alessandro Paiano, Serena Pezzuto, Daniel Piras, Lucia Silvestrino e Francesca Tumminelli) che ha elaborato un modello di valutazione per il calcolo del rendimento oggettivo dei siti delle aziende che producono vestiti. La loro analisi nel libro Fashion on-line. Come utilizzare il web per dare valore aggiunto alle aziende della moda (Franco Angeli, 219 pagine, 19 euro), a cura di Lamberto Cantoni, dove hanno esaminato trenta siti dei grandi marchi della moda in base a parametri come "percezione tecnologica", "navigabilità", "immagine ed estetica", "contenuto informativo" e "promozione dello spazio web".

Se all'inizio gli stilisti hanno ceduto al fascino del web perché l'imperativo era esserci a ogni costo e avere un sito era di moda, ora è chiaro che perché questa scelta sia produttiva è necessario sottostare alle regole del marketing e sfruttare le caratteristiche del mezzo scelto per promuovere la propria marca: interattività e multimedialità al primo posto. Ancora inesplorate poi le diverse e molteplici opportunità offerte dal rete al settore della moda. Il web potrebbe infatti rivelarsi utile nella logistica e nella gestione dei magazzini oppure per la formazione a distanza di dipendenti o collaboratori o ancora per l'incontro fra domanda e offerta di lavoro nel settore.

Come dovrà dunque essere il sito di un'azienda di moda per essere efficace? Sicuramente semplice, chiaro, sempre aggiornato, esteticamente piacevole e attento ai valori strategici, ricco di informazioni attuali, veritiere, utili e sostenute da link specialistici senza tralasciare poi servizi, e-commerce e push promozionali. Tutto questo però a patto di investimenti e di un cambio di mentalità.

11  dicembre  2003

  Marcella Gaudina
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Sfilate virtuali con modelle in carne e ossa
Per la moda online non solo l'e-commerce ha rappresentato un problema. Il primo a tentare di utilizzare in modo creativo il web fu Thierry Mugler che, nel 1999, organizzò con scarso successo la prima sfilata online. Tra gli stilisti italiani tale merito spetta a Krizia che, nel settembre dello stesso anno, decise di presentare la sua nuova collezione di vestiti via web. Una videocamera girava nel backstage mentre altre due seguivano le modelle sulla passerella. L'esperimento non fu però più ripetuto. Tentativo più recente quello della casa di moda La Perla che nel corso del 2003 ha organizzato una sfilata di intimo virtuale. Il risultato? Lo stesso dei suoi illustri predecessori.
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