|
Si fa presto a dire hotel Art, boutique, design: i nuovi sinonimi di lusso nell'ospitalità alberghiera
L'hanno chiamata la new wave dell'ospitalità italiana: solo a Milano, in poco più di due anni sono nati l'Enterprise Hotel, il Gray, il Townhouse 31, il St Raf (apertura prevista per novembre, figlio del blasonato Grand Hotel et de Milan) e il 3Rooms, l'ultima creatura di Carla Sozzani, guru del bien vivre che non sbaglia un colpo (già fortunata genitrice dello cult store 10 Corso Como): 3 suites, una diversa dall'altra, dove sentirsi "come a casa propria". Anzi, meglio che a casa propria. Ecco come annunciava questa nuova stagione la rivista statunitense Departures: «L'Italia ha sempre mostrato la strada nel design, dalle auto alla moda. Peccato che i suoi hotel per lungo tempo siano rimasti indietro. Ma qualcosa sta cambiando e tutto ciò è incredibilmente eccitante». Il nuovo lusso alberghiero è mini, chic, pseudo domestico. Abbasso gli hotel a cinque stelle immensi e dispersivi: servizio impeccabile, sì, ma spersonalizzato. Sale da pranzo dalla proporzioni elefantiche, tanto che una colazione fuori dall'orario di punta diventa un appuntamento con l'agorafobia. Largo alle proprozioni equilibrate, al lusso digerito e digeribile. Tramonta il mega-albergo lussuoso, che al limite diventa location per aperitivi e cene di gusto "decadente". Il massimo, per il globetrotter di classe, è il boutique, il design, l'art hotel.
Boutique hotel. In una parola, un pezzo unico. Nome decisamente evocativo mutuato dagli Stati Uniti, patria dei resort da mille stanze, dove - ironia della sorte - gli alberghi che rispondono all'identikit rievocano e aspirano all'Europa, fin dal nome (Tuscany, Florence, Monaco…). Il grande albergo, si diceva, è spesso percepito come anonimo, di massa: quella particolare massa, certo, che può permettersi grandi alberghi. Il boutique hotel è, o dovrebbe essere, cucito sulle esigenze del cliente. Piccolo, innazitutto, ed estraneo alle grandi catene che offrono strutture e standard simili sia a Bankok che a Roma, localizzato in palazzi di pregio nei centri storici o nelle periferie postindustriali riabilitate, arredato in stile oppure con gusto eclettico. L'ideale è un aspetto un po' fané, unito a una connessione internet veloce e una linea fax in tutte le stanze. I clienti, che troveranno in camera sali da bagno rilassanti, fiori e biscotti fatti in casa, devono essere riconosciuti dal personale e chiamati con il proprio nome. Esistono anche libere associazioni di albergatori come Charme e relax, gruppo volontario di hotel italiani, «garantiti per serietà, qualità dei servizi, particolare appeal e piacevole dislocazione» che ogni anno pubblica una guida. «Possono essere moderni o storici, rurali o metropolitani - si legge sul sito Boutique Hotels & Resorts International, una sorta di catena-non catena che raggruppa diversi boutique hotel di tutto il mondo - ma hanno due punti in comune: sono unici, hanno stile». Controindicazioni: abituarsi troppo bene, prima o poi bisogna tornare a casa. Quella vera.
Design hotel. In una parola, firmato. Sottoinsieme del boutique hotel, si caratterizza per la maniacale attenzione al progetto architettonico e all'arredamento. Nell'albergo di design, l'architetto o l'interior designer - meglio se di fama - studia ogni minimo dettaglio come in una scenografia. Al centro del progetto, la camera: dalla rigida riproposizione di un unico modello ripetuto in milioni di esemplari (come quello "Holiday Inn" messo a punto dall'omonima catena negli Anni 50), si passa a stanze una diversa dall'altra. Le tendenze sono due: la pseudo-casa e l'anti-casa. Spazi raccolti, illuminazione calda e "coccole" (piccole frasi di benvenuto stampate sulla biancheria, cadeaux da portare - legittimamente! - a casa con sé) nel primo caso; innovazione, tecnologia e volumi scenografici nel secondo. Controindicazioni: svegliarsi con la sensazione di essersi addormentati in uno stand del Salone del Mobile.
Art hotel. In una parola, colto. Declinazione erudita del concetto di personalizzazione e unicità, gli "alberghi d'arte" spesso associano il soggiorno con la fruizione di un evento: mostra, museo, esposizione. Ma può accadere che l'evento diventi l'albergo stesso e cioè che gli spazi comuni vengano allestiti "a tempo", o che si dorma sotto un celebre dipinto del '600 (come all'Hotel Helvetia & Bristol di Firenze). Rientrano nella sotto-sotto categoria, la più esclusiva, l'Hotel Greif di Bolzano, 33 camere il cui styling è stato affidato a un artista diverso e il fiorentino Gallery Hotel Art del gruppo Ferragamo: come una galleria di arte moderna, gli interni cambiano costantemente ospitando mostre temporanee di vario genere. A Castel di Tusa, infine, località sulla costa tra Messina e Palermo, l'Atelier sul Mare si presenta come un albergo-museo: 13 stanze realizzate da altrettanti artisti famosi. Vista mare, naturalmente… Controindicazioni: vivere nel terrore di uscire dalla doccia e trovare un gruppo di giapponesi intenti a immortalare la stanza. Niente flash, please.
21
novembre
2003
|
|