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Usa: dimmi di che colore sei
e ti dirò che vita avrai

Quando, cittadinanza a parte, il futuro dipende molto dal gruppo etnico d'appartenenza

Come un virus il razzismo modifica la sua struttura per diventare immune alle cure. Accade in America, dove ha assunto un nuovo volto meno evidente, celandosi dietro il trattamento diversificato in campo di sanità, scuola e lavoro.

America, terra di opportunità dove tutti con un po' di volontà possono riscattarsi e ottenere una vita migliore. Basta confrontare le possibilità lavorative che può avere un individuo proveniente da un paese sottosviluppato che emigra in Europa o Usa. Se per esempio è laureato, è più probabile che possa intraprendere una carriera nel suo campo di studi negli States piuttosti che nel vecchio Continente, dove nella maggior parte dei casi gli immigrati finiscono per diventare colf e badanti.

Il sogno americano esiste ancora quindi? No, almeno secondo la giornalista statunitense Sally Leharman, esperta dell'Istituto per la giustizia e giornalismo USC Annenberg. Mentre molti continuano a credere che la discriminazione razziale sia in genere parte del passato, la vita di tutti i giorni dimostra il contrario. Alcuni esempi concreti? Una volta finito il college un afroamericano corro il rischio di rimanere disoccupato quasi due volte più di uno statunitense bianco che ha seguito lo stesso percorso di studi, in barba al Civil Rights Act che nel 1964 proibì le discriminazioni sul posto di lavoro in base a razza, sesso, religione o nazione di origine. Oppure: gli ispanici devono vivere con un reddito che corrisponde a metà di quello di un bianco o di un americano asiatico. O ancora: quando un nero o un latino vengono ricoverati per problemi di cuore, hanno meno probabilità rispetto ai bianchi di ricevere la cateterizzazione e in molti casi sono spediti a casa con la raccomandazione di prendere l'aspirina e di riguardarsi (dati U.S. Census Bureau e Institute of Medicine).

Frustrati dall'incapacità di fornire teorie in grado di spiegare il problema, i sociologi non stanno cercando nuovi percorsi per studiare il fenomeno e trovare delle soluzioni. «Giusto sei mesi fa abbiamo presentato uno studio sulle ingiustizie razziali», dice Troy Duster, sociologo che insegna alla University of California di Barkeley e alla New York University. «Ma - aggiunge - sono stati presi in considerazione parametri come pregiudizi e atti individuali di discriminazione, fattori che hanno in realtà poca importanza nella società odierna. Sono stati invece esclusi altri più importanti come i trattamenti differenziati nell'ambito di politiche sociali, del lavoro, istruzione e sistema medico che favoriscono i bianchi». La speranza è quella di sollevare nuove riflessioni in nome di un maggiore equilibrio sociale, in particolare sul valore del colorblind esercitato nelle politiche governative californiane. Colorblind è un termine complesso che potremmo tradurre come non vedere il colore della pelle dei cittadini e di conseguenza chiudere gli occhi sulle diverse difficoltà che essi affrontano a seconda della minoranza a cui appartengono.

«La discriminazione fa parte del passato», sostengono al contrario i "vecchi" intellettuali della fine anni Novanta, come Stephen e Abigail Thernstrom (America in nero e bianco: una nazione indivisibile, 1997) e Shelby Steele (Un sogno rinviato, 1999). Secondo questa old school, costituita per larga parte da conservatori, si tratterebbe solo di un vecchio retaggio in grado di risollevare vecchi risentimenti. Per questo sostengono che si debba oltrepassare il concetto di razza riconoscendo i progressi fatti negli ultimi decenni. A supporto della loro idea portano la teoria dell'American Anthropological Association (1998) secondo cui la razza è un sistema di classificazione inventato nel XVIII secolo per giustificare lo status di europei dominatori e popolazioni sottomesse. Insomma, analoga alla stessa tesi usata da Hitler per sterminare gli ebrei.

La new school di Duster e colleghi sostiene invece che i bianchi non possono non essere consapevoli della loro condizione di privilegiati, visto che difendono i propri interessi. I genitori di successo indirizzano i figli nelle migliori università dove si formano le classi dirigenti. Gli urban educators raramente possono offrire un'istruzione di quei livelli. Genitori e laureati delle migliori scuole, molti dei quali bianchi o asiatici, considerano il loro successo risultato del duro lavoro preseguito all'interno di questi college. Ok, i bianchi ammettono che esistono disparità in campi come quello della formazione. Molti di essi, però, ritengono che siano attribuibili alla mancanza di ambizione, determinazione e sforzi da parte delle minoranze, piuttosto che ai favoritismi verso i bianchi radicati da generazioni all'interno delle istituzioni americane.

17  ottobre  2003

  Alessandra Del Re
  dalla rete
Genesage La biografia di Sally Leharman
Equal justice society Colorblin racism, politiche di controllo etnico e razziale
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Lavori in corso
Julie Sze, ricercatrice dell'Università di New York, sta identificando le zone dove vengono costruiti gli inceneritori di residui medici, esaminando il perché della scelta del luogo. Sze vuole stabilire se ci sia qualche collegamento tra il posizionamento degli inceneritori e l'alto tasso di asmatici tra gli afroamericani. Altre ricerche esaminano come gli status economici (per esempio abitare in determinate zone degradate) limitino la gente nelle opportunità di lavoro. I sociologi Lawrence Bobo della Harvard University ed Eduardo Bonilla-Silva della Texas A&M stanno analizzando i meccanismi dell'odio razziale recondito, mentre altri studiosi hanno studiato i trattamenti differenziati che alcuni insegnanti hanno nei confronti degli alunni a seconda del colore della pelle.
Carte discriminanti
Il Social Security Act esclude i lavoratori domestici e agricoli dalla pensione di vecchiaia e dal sussidio di disoccupazione. Tre quarti della popolazione di colore, dalle colf ai mezzadri, è rimasto fregato. Simile effetto hanno avuto i prestiti autorizzati dal Federal Housing Act, che hanno fornito ai bianchi i mezzi per andare ad abitare in nuovi sobborghi mentre le sovvenzioni federali hanno costruito nuove case popolari nelle aree urbane per gli immigrati neri del Sud.
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