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I soldi di Allah

In Svizzera un "nuovo modo" di gestire il capitale

Un fenomeno nuovo sta interessando il mondo bancario svizzero. Da alcuni mesi a questa parte nei cantoni elvetici è tutto un fiorire di istituti di credito islamici; banche nelle quali confluiscono capitali di provenienza nordamericana: risparmi e investimenti di cittadini e imprenditori musulmani che temono confische da parte delle autorità Usa, in seguito a possibili denunce collettive.

Il clima di sospetto figlio dell'11 settembre ha generato questo massiccio trasferimento di capitali, che ha portato a un sensibile aumento del numero delle banche islamiche nella Confederazione Elvetica, soprattutto a Ginevra. L'aspetto interessante che sta dietro al fenomeno è la filosofia di gestione del capitale che anima questi istituti di credito.

I principi ispiratori fanno infatti riferimento alla Sharia, la legge coranica, e portano in maniera pesante la loro influenza religiosa nella gestione del denaro. Le banche non corrispondono ai correntisti gli interessi ma una parte degli utili, un orientamento dovuto principalmente a tre fattori: il prestito di denaro non è considerato legato alla cosiddetta "economia reale", in sostanza alle attività produttive; se gli interessi sono maturati e versati in base al tempo e il tempo è di Dio e quindi non monetizzabile, è giusto che al loro posto i correntisti ricevano gli utili; i compensi sono proporzionati agli sforzi che si compiono nel lavoro e, siccome prestando denaro non si compie particolare fatica, la remunerazione è adeguata allo sforzo.

Un'iniezione di denaro e un nuovo modo di gestirlo, che vengono però visti con qualche sospetto da alcuni esperti finanziari elvetici; il pericolo, sostengono, è che questi capitali possano servire a riciclare i proventi di traffici illeciti o, peggio, finanziare iniziative terroristiche legate, o meno ad Al Qaeda. Questo nonostante la normativa antiriciclaggio svizzera sia una delle più ferree del globo.

Il caso svizzero è solo una parte del mare di capitali islamici investito nel mondo; si stima che il totale di questo denaro sia di circa 230 miliardi di dollari, con un incremento previsto del 15% entro il 2007. Soldi che, oltretutto, sono investiti in settori considerati "non impuri", ovvero non legati a fumo, alcool, pornografia, televisione. Un nuovo modo di fare economia, almeno secondo i parametri occidentali, che divide gli esperti non islamici tra chi guarda con sospetto al fenomeno e chi spera che un diverso approccio al capitale possa portare una ventata di novità nella finanza mondiale.

4  dicembre  2002

  Davide Passoni
  dalla rete
Ubs Fa girare i soldi anche in Arabia
Arab Bank Fa girare i soldi anche nel mondo
Banca Etica Un rapporto diverso con il denaro

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Al contrario...
Se le banche islamiche colonizzano a poco a poco il sistema creditizio svizzero, gli elvetici si muovono a loro volta nella direzione inversa. L'Ubs, il colosso bancario della Confederazione, ha infatti aperto nel Bahrain una sua filiale intorno alla metà di novembre. L'ha fatto improntando alle leggi della Sharia l'istituto, chiamato Noriba, e suscitando così grande interesse nel mondo islamico.
L'araba pecunia
Il 28 novembre scorso l'Arabia Saudita ha approvato il bilancio preventivo 2003, dal quale è atteso un deficit di 10,4 miliardi di dollari, il 13% in meno rispetto al dato atteso per il 2002. Previste in aumento le entrate (+8%) e le spese (+3,5%), ma il governo saudita non ha specificato qual è il prezzo del petrolio in base al quale sono calcolate le entrate dello Stato: per il 2002 il valore oscilla tra i 16 e i 17dollari al barile.
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