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Arabi d'Italia, impresa
e integrazione

Gli imprenditori sono stati penalizzati dall'11 settembre, ma due su tre si sentono italiani

Si ribellano all'equazione "musulmani uguale terroristi" e fanno sentire la propria voce gli arabi che lavorano in Italia. Con il conflitto in Iraq gli imprenditori di origine araba soffrono la crisi economica, ma si trovano vicini agli italiani al punto da sentirsi anche loro un po' italiani.

Il laboratorio di monitoraggio delle imprese della Camera di Commercio di Milano ha condotto una ricerca dalla quale emerge che negli ultimi due anni la presenza degli lavoratori autonomi di lingua araba è cresciuta del 59% sul territorio nazionale e a Milano del 68%: a fine 2000 erano circa 24 mila e nel 2002 oltre 37mila. Ma che rapporto hanno con l'Italia, dopo la guerra in Iraq? Dall'indagine è emerso che il clima è cambiato in peggio dal punto di vista economico, con una perdita media del fatturato pari al 15%. In meglio dal punto di vista dei rapporti con gli italiani: sente gli italiani più vicini il 31% degli intervistati, mentre il 21% è ancora diffidente.

Fra i diffidenti anche Omar Abd el Aziz, piccolo imprenditore egiziano quarantenne, dal 1992 a Milano dove porta avanti la propria macelleria: «Dopo l'11 settembre c'è stata più intolleranza nei nostri confronti: il telegiornale è contro i musulmani e i cittadini italiani sono condizionati dalla televisione. Questo ha conseguenze rilevanti anche nei rapporti con la gente: la clientela italiana è diminuita, non so se è perché i negozianti grandi hanno mangiato i piccoli o per le conseguenze dell'11 settembre».

La diffidenza è aumentata e fra le cause - dicono gli intervistati - sembrano esserci anche le bandiere della pace diffuse nei quartieri. A Milano però l'integrazione è più alta: si sente milanese l'83 per cento degli arabi intervistati.

I dati principali dell'analisi sono stati presentati a Palazzo Giureconsulti in occasione del convegno "Opportunità d'affari in Siria" cui hanno partecipato anche uno dei più importanti imprenditori siriani, Saeb Nahas, e la presidente delle donne imprenditrici della Siria e consigliere del primo ministro Iman Abdul Al Rahim. Un segnale importante per abolire le differenze: anche le donne arabe assumono ruoli chiave nella politica.

13  aprile  2003

  Daniele Passanante
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Business
e mezza luna
A fine 2002 gli imprenditori di origine araba in Italia erano 37.655 (23.730 nel 2000; +59%). La presenza imprenditoriale di gran lunga più rilevante è quella marocchina con 21.101 ditte individuali nel 2002 (il 56% di tutti gli imprenditori extracomunitari di origine araba). In due anni i marocchini sono cresciuti del 73,5% (erano 12.157 nel 2000). Seguono i tunisini (5.305 nel 2002, 3.571 nel 2000, con una crescita parial 48,5%), gli egiziani 4.293 nel 2002, i libici 1.881 (che sono scesi di poco dai 1.985 nel 2000). I pakistani, che sono passati dai 683 del 2000 ai 1.773 del 2002, fanno registrare l'aumento più rilevante (+159,6%). Gli imprenditori siriani in Italia sono invece 412 rispetto ai 304 del 2000 (+35%).
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