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Sposi, un sogno proibito Le grandi società americane se li contendono già in municipio: per spremere un po' di soldi
Da qualche mese le giovani coppie americane che si recano in municipio per avere la licenza di matrimonio si vedono consegnare dall'ufficiale dell'anagrafe anche un sacchetto di plastica con scritto "Newly kit". «Pensavo mi stessero consegnando il segreto di un matrimonio felice»: hanno detto sconsolati Smith e Sylvia Czglenyi, invece dentro c'erano detergenti, salviette umidificate e cd di America OnLine, «Ci siamo rimasti male».
Il nuovo oggetto del desiderio delle grandi società americane sono proprio loro: i giovani sposi. In base agli studi di mercato condotti dalla casa editrice "Conde Nast", le coppie americane spendono nel primo anno di nozze la bellezza di 70 miliardi di dollari per acquisti destinati alla casa e agli alimentari, con un picco nei primi sei mesi. Dopo tre anni di matrimonio l'81% compra gli stessi prodotti di quando era fidanzata e il 96% acquista negli stessi negozi.
Come dire che ogni matrimonio ha le sue incognite e le grandi società americane preferiscono ricorrere per tempo ai ripari, come ha elegantemente commentato James Stengel, global marketing di Procter&Gamble Co.: «I neo sposi sono per alcuni versi i consumatori finali». Campioni di detersivo, bagnoschiuma, dentifricio, cibo in scatola sono solo alcuni esempi di quello che Procter&Gamble Co., Clorox Co., Colgate-Palmolive Co, per citarne alcune, mettono nel "newly kit".
Non proprio entusiastiche le reazioni dei diretti interessati. Barbara Kent e Doug Krebs di Huntington (New York) hanno raccontato di aver aperto subito il sacchetto: tra una prodotti anche delle pastiglie per il mal di stomaco. «Pensavo che ci fosse della biancheria sexy» ha detto Barbara con disappunto.
Andrew Heckman, 41 anni, e la moglie hanno ricevuto il kit quando hanno registrato il matrimonio a Dixon (Illinois): dentro il sacchetto, oltre a detersivo, caffè, deodorante c'era un'offerta per un nuovo libretto di assegni. Andrew ha detto di aver ricevuto chiaro il messaggio: "Il matrimonio ha a che fare con odori sgradevoli, lavatrici e ingrovigliate questioni economiche". «Ho pensato che assomigliava più a un kit per il divorzio».
Un target che fa gola quindi, soprattutto se si considera che il numero dei matrimoni nei prossimi 4 anni aumenterà del 14%. Dati in controtendenza invece in Italia, dove ci si sposa sempre meno e con qualche anno in più, colpa della difficoltà di trovare casa e un lavoro stabile. Costumi invariati invece per la festa di nozze, a cui sembra non voler rinunciare nessuno: un business da 5 miliardi di euro. Secondo i dati emersi dal "Salone idea sposa 2003" che si è tenuto nel gennaio scorso a Torino, il costo medio di una cerimonia si aggira sui 18-20mila euro: oltre agli abiti (almeno 1250 euro per lei, 500 per lui) bisogna contare addobbi floreali, ristorante, partecipazioni, bomboniere, fotografo e album.
Peccato che le spose, interpellate sulla molla che le ha portate al grande passo, abbiano dichiarato che sia soprattutto per interesse (25%) e voglia di uscire di casa (altro 15%). Il 19% si sposa per non restare sola, il 16% per fare un figlio e soltanto il 14% per amore (percentuale che scende al 6% per gli uomini). Secondo alcuni avvocati matrimonialisti non è un male: la coppia che si sposa con una motivazione razionale è molto più stabile di quella che si sposa per amore, in cui la delusione è in agguato e il divorzio è dietro l'angolo. Ma questo è un altro business.
4
marzo
2003
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