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E-banking, dal mouse allo sportelloGli istituti virtuali sono sempre più... reali
Un bonifico dopo le 18? Non è possibile, mi spiace: riprovi domattina. Scene dallo sportello bancario sotto casa? No, scene da una banca online, almeno stando ai risultati del monitoraggio mensile compiuto dal sito Osservatoriofinanziario.com sui principali siti italiani di e-banking.
Oltre alle usuali classifiche stilate dallo staff del sito (vedi box a lato), in questo mese di febbraio le rilevazioni degli analisti hanno individuato un fenomeno che coinvolge gli sportelli bancari virtuali: pare che le banche online stiano spingendo i clienti a tornare ad utilizzare le filiali, facendo così loro perdere uno dei plus che li caratterizzavano, la comodità di operare da remoto. Non lo fanno in maniera evidente, ma trasversale: abbandonando a se stessi i siti, rendendo impossibili operazioni dopo una certa ora, abbassando i tassi una volta convenienti e aumentando le spese di gestione, che diventano per nulla concorrenziali rispetto a quelle di un conto classico.
Osservatorio finanziario ha fatto alcuni esempi. Fineco, nonostante risulti aperta 24 ore su 24, pare chiudere virtualmente i battenti alle 18, dopodiché sarebbe impossibile effettuare operazioni; non permetterebbe più di aprire il conto online ma consentirebbe solo di scaricare i moduli relativi, da compilare e portare in filiale; avrebbe abbassato i tassi fino a un nominale del 2,50%: solo però per chi deposita più di 2mila euro, altrimenti si parla dello 0,2%. Tutti rilievi sui quali però l'istituto ha prontamente risposto con una intervista di Paolo Di Grazia, responsabile Business Development di Fineco.
Il sito InLineaweb della Banca Popolare di Milano è definito "in fase di rottamazione", mentre We@bank, sempre della stessa banca, ha una demo mai aggiornata. Senza contare che quest'ultima offre un tasso lordo del 4% ma solo a chi compie almeno 18 operazioni in Borsa al mese e solo con un deposito inferiore a 50mila euro.
C'è poi l'ampio capitolo delle spese e in crescita e dei rendimenti in calo rispetto alle cifre da sogno assicurate agli esordi. Magari occultando gli uni e le altre. Non sfuggono a questa tendenza Banca 121 (gruppo Montepaschi), Banca Sella, Xelion (gruppo Unicredito), Banca Intesa e E-family Bnl. Anche le informazioni disponibili online vanno via via diminuendo, come dimostra, dice l'Osservatorio, il sito di E-family Bnl. E gli esempi non finiscono qui.
Se poi si cercano chiarimenti presso i vari call center, nella migliore delle ipotesi ci si sente rispondere, «Si rivolga alla filiale», ma qualche operatore ha anche definito il sito del proprio istituto «solo una vetrina di prodotti». Pare quindi anche questo un aspetto, a suo modo peculiare, dello sboom di internet, che va però a colpire una tra le grandi promesse della rete, l'home banking.
Insomma, ce n'è per tutti e a farne le spese in questo caso sembra essere l'utente, al quale resta almeno il privilegio di consultare online il proprio conto corrente. Magra consolazione.
17
febbraio
2003
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