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L'Italia sceglie l'India Manodopera a prezzi stracciati anche in Romania e Tunisia. Ma è al Paese assiatico che punta l'Italia per bissare il progetto Cina...
Romania, India e Tunisia: questi sono i tre mercati esteri dislocati in Europa, Asia e Africa a prezzi stracciati secondo lo studio "Business Atlas 2004", il rapporto elaborato dall'Assocamerestero sui costi dei fattori produttivi sui dati giunti da 24 Paesi dei cinque continenti. Gli imprenditori che decideranno di dislocare parte della produzione in Romania andranno incontro a un costo medio mensile della manodopera di 195 euro, in un Paese dove la benzina costa 70 centesimi al litro, che scendono a 50 per il gasolio. Risulta conveniente anche l'affitto di un terreno, in media 8 euro al metro quadro. Passando al Nord Africa, in Tunisia un operaio costa al mese circa 227 euro. A basso costo anche l'elettricità (da 0,037 a 0,072 euro per kWh), l'acqua per uso industriale (da 0,08 a 0,48 al metro cubo) e l'affitto di terreni (da 1,1 a 22,7 euro al metro quadro). Conveniente anche l'Egitto, dove un operaio specializzato costa 252 euro. Nell'area asiatica spicca invece l'India, dove la paga media mensile di un operaio specializzato è attorno ai 141 euro, mentre per un dirigente è di 566. Il costo dell'elettricità è al massimo di 0,067 per kWh.
Ed è proprio in Asia che si concentra l'attenzione del Belpaese. L'Italia è infatti pronta per la seconda fase dell'operazione oriente. Il ministro delle Attività Produttive, Antonio Marzano, si è recato nei giorni scorsi in India per una serie di incontri con le autorità locali e per partecipare alla commissione mista per la cooperazione economica, in vista della visita di febbraio del presidente della Repubblica Ciampi, accompagnato da una folta delegazione di imprenditori italiani. L'obiettivo è lo stesso della Cina: creare le condizioni per rendere le medio-piccole imprese italiane più forti sui mercati esteri e sfruttare il ritmo di crescita che ha caratterizzato questi Paesi negli ultimi anni. E nel nome del rilancio della cooperazione economica fra Italia e India sarà istituita una task force bilaterale per lo sviluppo di progetti.
L'India, nell'ultimo biennio, ha fatto registrare un incremento del Pil superiore al 7%. Come quello cinese si tratta di un mercato in rapida crescita dove, accanto alla grande povertà, aumenta la percentuale di cittadini abbienti e quindi inclini ai consumi. L'Italia è il sedicesimo cliente e l'ottavo fornitore nel commercio mondiale dell'India, che conta oltre 100 milioni di individui con un tenore di vita da classe medio-alta rispetto al resto del Paese. Gli investimenti diretti italiani sono passati da 386 milioni di dollari nel 1999, ad appena 120 mila dollari nel 2004; la comunità italiana è di sole 700 unità, la metà della quale costituita da religiosi; soltanto 6 banche italiane hanno un ufficio di rappresentanza e solo una ha una partecipazione in una società finanziaria locale. A fronte di questi dati è facile comprendere che l'operazione India è alquanto ambiziosa. La priorità dell'incontro è comunque stata quella di individuare i settori nei quali le imprese italiane possano trovare interesse e produrre nel Paese stesso. Spiccano quello tessile, dell'abbigliamento, dei macchinari, del turismo e della logistica, specie quella portuale.
Ma in un Paese in piena campagna di privatizzazioni e liberalizzazioni le opportunità si espandono anche al settore delle telecomunicazioni, nonché alle gare per la realizzazione di 14mila km di autostrade, ai piani di potenziamento nei settori dei trasporti e alle privatizzazioni del comparto energia e della compagnia aerea Air India. Dopo la Cina sta nascendo un nuovo fenomeno asiatico? Steremo a vedere.
11
gennaio
2005
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