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Aziende d'oro

Sono solo 35 le società italiane capaci di rendere felici i propri dipendenti. La classifica è stilata dal Great Place to Work Institute che quest'anno ha incoronato la Johnson & Johnson "migliore impresa del Bel Paese dove lavorare"

Qualche volta lavorare può essere un vero piacere. Per rendere felice un lavoratore può bastare veramente poco: un buon rapporto con i colleghi, capi comprensivi e ambienti a misura d'uomo. A non guastare anche benefit aziendali come chek-up gratuiti, asili nido interni, servizi banco-posta, prestiti agevolati, forme di assistenza sanitaria integrativa. E magari anche sconti per palestre, piscine, corsi per imparare le lingue straniere e l'informatica o la possibilità di fare la spesa senza allontanarsi un momento dalla scrivania.

Ne sanno qualcosa i dipendenti delle 35 aziende italiane riuscite, indipendentemente dal settore di attività, ad aggiudicarsi nel 2004 un posto nella classifica delle migliori aziende in cui lavorare nel Bel Paese. A stilarla puntualmente alla fine di ogni anno (su scala mondiale, continentale e nazionale), il Great Place to Work Institute (Gptw) sulla base delle valutazioni fornite dai dipendenti delle 600 società prese in esame. A loro sono stati sottoposti questionari anonimi atti a misurare la fiducia nel management, l'equità percepita, l'orgoglio per il proprio lavoro e l'azienda, lo spirito di squadra, la qualità dell'ambiente lavorativo, le situazioni nelle diverse aree organizzative e i vari punti di forza da potenziare.

Ecco allora che tra i dipendenti soddisfatti il primo posto spetta ai 452 lavoratori della sede di Pomezia (Roma) della Johnson & Johnson seguiti dai 620 di Segrate (Milano) della Microsoft e dai 1019 della Fater, azienda di Pescara specializzata nella produzione e commercializzazione di pannolini, assorbenti, prodotti per l'incontinenza, salviettine e fazzoletti. A non lamentarsi della loro situazione lavorativa anche gli impiegati di American Express (quarto posto) e della Johnson Wax in quinta posizione. Fra le aziende più "amate" anche l'Istituto europeo di Oncologia di Milano che si aggiudica il 21° posto. Da non sottovalutare poi il 14esimo posto della Cisco System Italia, il 18esimo di Europ Assistance e il 26esimo della Philips Morris Italia. Perde invece posizioni Technogym, l'azienda specializzata in attrezzi per il potenziamento muscolare situata a Gambettola, in provincia di Forlì, riuscita ad aggiudicarsi un anno fa niente meno che il primo posto in classifica e ora esclusa dalla lista delle 35 imprese eccellenti.

A rendere queste società "virtuose", soprattutto il rapporto di fiducia che il dipendente avverte nei confronti del management. Non da meno la soddisfazione per ciò che fa per tutta una serie di aspetti che vanno dal lavoro in sé, all'immagine dell'azienda fino alla sua responsabilità sociale. Da non sottovalutare poi soprattutto la capacità delle imprese stesse di far percepire ai propri lavoratori un senso di squadra e di amicizia.

3  gennaio  2005

  Marcella Gaudina
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L'assenteismo
è una virtù
In alcuni casi essere sempre presenti al lavoro può essere un costo per l'azienda. Lo afferma uno studio condotto da Ron Goetzel, docente della Cornell University, convinto che la vera spada di Damocle della maggior parte delle società americane sia l'eccessivo presenzialismo dei lavoratori, nonostante malattie e infortuni. Secondo la ricerca lavorare quando si dovrebbe stare a casa comporterebbe non solo fastidi per il dipendente, ma anche costi aggiuntivi per la società stessa costretta a sopportare un dipendente incapace di svolgere al meglio la sua attività e potenzialmente pericoloso per i suoi colleghi, che potrebbero a loro volta ammalarsi.
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